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Il politologo Pregliasco: sottovalutazioni e Sardine nella vittoria del Centrosinistra in Emilia Romagna

Un vincitore indiscusso, Stefano Bonaccini, che gli avversari hanno sottovalutato. Una società in grado di “reagire” all’assalto di Matteo Salvini. Un contributo importante, anche se “indiretto”, delle Sardine. Sono questi gli ingredienti della vittoria del Centrosinistra alle attesissime elezioni Regionali di domenica scorsa in Emilia-Romagna, diventate per volontà dello stesso Salvini una sorta di “spartiacque” della politica italiana.

Il politologo Pregliasco: sottovalutazioni e Sardine nella vittoria del Centrosinistra in Emilia Romagna

Nella regione “rossa” per eccellenza il centrodestra, nettamente vincitore nello stesso giorno in Calabria, ha interrotto la “striscia” di 8 vittorie consecutive alle Regionali. Come leggere più a fondo questo risultato? Lo abbiamo chiesto al giovane ma già affermato, punto di riferimento per le sue vaste e aggiornate analisi, co-fondatore dell’agenzia Quorum e professore al dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.

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Il successo di Bonaccini è più ampio delle previsioni. Come si è materializzato?

Sì, il successo dipende soprattutto dal voto personale a Bonaccini, tanto è vero che nel voto alle liste il centrosinistra ha prevalso sul centrodestra solo per 2-3 punti, mentre il presidente ha avuto un vantaggio di 8 punti. C’è stato poi, indubbiamente, un elemento di mobilitazione dell’elettorato progressista di centrosinistra, che ha reagito in questo modo al pericolo Salvini.

Salvini è realmente il grande sconfitto?

Sconfitto sì, anche se relativamente, perché il centrodestra a livello di liste supera il 45% e la Lega supera il 30%. Sono cifre importanti, in una regione come l’Emilia -Romagna. Ma politicamente è sconfitto, perché realmente aveva puntato tutto su queste elezioni . Quando si fa una scommessa, si può vincere e si può perdere. E lui l’ha persa.

E cosa ha sbagliato?

Penso che non sia stata sbagliata tanto la politicizzazione di questo voto regionale, dato che nel momento in cui Salvini si metteva in gioco, questo diventava inevitabile. Piuttosto, c’è stata una sottovalutazione della capacità di reazione della società e della cultura politica emiliano-romagnola, della sua capacità di mobilitazione. Infine, anche una sottovalutazione del candidato Bonaccini, persona in grado di raccogliere questo elettorato, di interpretare questo clima. E poi è stato sopravvalutato quanto l’Emilia Romagna fosse già andata a destra. In Umbria c’è stata questa evoluzione, in Emilia Romagna non ancora.

Avendo trasformato questo appuntamento elettorale nel giorno del giudizio, ora ne pagherà le conseguenze?

Penso che la conseguenza possa essere quella di una parziale marginalizzazione politica. Unendo la crisi di Governo e questo risultato, pur avendo avuto in mezzo l’Umbria e poi la Calabria, penso che ci sia una percezione, una sensazione di una leadership forte che però non trova lo sbocco determinante, le capacità di incidere oltre un certo livello. E’ una percezione rischiosa per Salvini, perché la sua potrebbe essere vista come una leadership che si avvita su se stessa, senza trovare quella finestra per imporsi nuovamente sul quadro politico.

Le Sardine sono state decisive?

Io dico che le Sardine non sono state decisive, soprattutto in presenza di uno scarto così ampio. Mi riesce difficile attribuire a loro una valenza così determinante. Paradossalmente, sono state anche un rischio, come avevo detto prima delle elezioni, e lo confermo. Era un rischio “politicizzare” il voto emiliano anche da parte del centrosinistra, rispondere sullo stesso terreno a Salvini. Anche questa è stata una scommessa, in questo caso vinta. Il loro, per me, è stato un ruolo indiretto. Le Sardine sono state un movimento che ha agevolato il passaggio di elettori ex 5 Stelle verso Bonaccini, e questa è stata effettivamente un’azione molto importante. Il ruolo delle Sardine lo vedo soprattutto in questo effetto indiretto, più che a livello diretto.

La caduta del Movimento 5 Stelle è ormai irreversibile?

Irreversibile non lo so, certamente il crollo è impressionante. In Emilia-Romagna il M5S è passato dal 27% delle Politiche 2018 al 5% di domenica scorsa. Pure in Calabria, che era una roccaforte del Movimento, il dato è molto basso, attorno al 6% e qui è fallito anche l’esperimento di un’alleanza civica. E’ una fase molto critica, una dissoluzione del consenso di cui fatico a vedere una via d’uscita. La prospettiva è che l’assetto politico da tripolare torni bipolare. Lo si è visto anche in Emilia. E a questo punto il M5S che fa? Viene assorbito da uno di questi due poli? Questo è un grande nodo per loro e ritengo che il futuro non sarà affatto facile, nel breve e anche nel medio termine.

Quali scenari per le altre Regionali di primavera? Il centrodestra resta molto forte e il centrosinistra rischia di restare solo con Emilia Romagna, Toscana e Lazio…

In maggio si voterà in sei regioni. Sicuramente il Centrodestra resta molto forte e competitivo in varie regioni, pensiamo soprattutto al Veneto. Credo che anche la Liguria possa essere una regione favorevole al Centrodestra. In Toscana potrebbe ripetersi la dinamica dell’Emilia-Romagna. Un test molto interessante sarà quello delle Marche, una “regione rossa” che non è più tale, come l’Umbria. Poi ci saranno le due regioni del sud, Campania e Puglia. Qui conteranno moltissimo il profilo dei candidati e il gioco delle alleanze. Ci sono alcune incognite in Puglia, dove pare che il centrosinistra non si presenti unito. In Campania non è chiaro se il Pd punterà a un’alleanza con i 5 Stelle, sostituendo l’attuale presidente De Luca con qualcun altro, forse il ministro Costa. Le variabili sono tante, potrebbe anche finire con una situazione di equilibrio. E sono molto curioso di vedere cosa farà il Movimento 5 Stelle, se si alleerà stabilmente con il centrosinistra, se correrà da solo, se cercherà di non presentarsi, se deciderà singolarmente per ogni Regione.

E il Governo come ne esce?

Il voto di maggio non lo vedo più come un piano inclinato verso un’espansione del centrodestra e della Lega, come sarebbe accaduto in caso di vittoria in Emilia Romagna. E comunque le Regionali arriveranno in un momento in cui sarà molto difficile sciogliere le Camere e quindi la sopravvivenza del Governo penso sia facilitata dal risultato in Emilia. La finestra per il voto anticipato era questa. Poi è molto complicato, anche per le tempistiche indicate dal Quirinale. La storia insegna che non è per nulla agevole votare dopo l’estate.

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