Società e Politica
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Il virus del "teopopulismo"

C’è un misto di nazionalismo e religione alla base delle teorie politiche di Putin e dei suoi ideologi. Non dissimili, però, da quelle dei populisti occidentali, a partire da Trump. L’analisi del filosofo Borghesi

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Il virus del "teopopulismo"

C’è un virus dietro a “questa maledetta guerra”. Si chiama “teopopulismo”. Ne è convinto il filosofo Massimo Borghesi, docente di Filosofia Morale all’Università di Perugia, che al tema e allo speculare antidoto a questa prospettiva, il magistero di papa Francesco - ha dedicato diverse pubblicazioni.

Un virus, il teopopulismo, un “misto” di nazionalismo, populismo su basi etniche e giustificazione teologica, che vediamo oggi pienamente all’opera nella Russia di Putin. Attenzione, però: lo stesso virus, negli ultimi vent’anni, è circolato ampiamente anche nel mondo occidentale, tanto da far dire a Borghesi: “Per certi aspetti, Trump è stato il Putin dell’Occidente”. Sarebbe interessante una lettura parallela del “guru” del putinismo Alexandr Dugin e quella dell’ideologo del trumpismo, Steve Bannon. Senza contare il “filoputinismo” di vari politici, i cui ricordi sono ancora vivi, come ha dimostrato la clamorosa contestazione che il leader della Lega, Matteo Salvini, ha subito in Polonia, ai confini con l’Ucraina.

Dunque, professore, dietro a questa guerra scatenata dalla Russia c’è un’ideologia ben precisa?
Sì, quella che appunto chiamo teopopulismo, nutrito da una mitologia sulla centralità della Russia, con un revival di idee ottocentesche e un progressivo allontanamento dal mondo occidentale. Una delle risposte, sbagliate, che sono state date alla crisi della globalizzazione.

Si poteva evitare questa deriva?
L’isolazionismo attuale della Russia è, evidentemente, da un lato, responsabilità di Putin medesimo. Il presidente è stato suggestionato da ideologi che mescolano politica, religione ed esoterismo, a partire da Alexandr Dugin. Un ruolo importante lo sta rivestendo anche la Chiesa ortodossa, con il suo tradizionale cesaro-papismo, l’adesione al Governo. Ma non possiamo, d’altro canto, non vedere che dopo il 2014 la Russia stessa è stata confinata nell’angolo. La stessa idea di spingere la Nato ancora più a Est è stata, a mio avviso, un azzardo, che ha favorito il complesso di accerchiamento.

Ma lei afferma che il teopopulismo ha messo radici anche in Occidente...
Sì, questa tendenza ha avuto una forte eco in Europa e in America. Non dimentichiamo che i sovranismi hanno prosperato in Europa fino alla caduta di Trump. La logica è simile, cioè si tratta di una risposta alla globalizzazione dominata dalla tecnocrazia e dalle logiche finanziarie. Non dimentichiamo che, fino alla scoppio della pandemia, l’Europa sembrava sul punto di naufragare. Alla base, c’è la centralità della propria appartenenza, del territorio, con un collante dato dalla tradizione nazionale e religiosa. In ogni caso, rispetto alla globalizzazione, si tratta della patologia, non certo della terapia.

In Occidente la figura di Trump è stata davvero centrale?
Sì, Trump è stato il Putin occidentale, l’altra faccia dello stesso fenomeno, con limiti simili: nazionalismo esasperato, disinteresse per la politica estera, la dialettica amico-nemico, l’esasperazione dei contrasti, un’idea demagogica di popolo, il riferimento ideologico e strumentale alla religione, l’idea del capo come una figura sacrale. Il mondo ha rischiato e rischia ancora, oggi più che mai. Queste ideologie nefaste arrivano da errori e scelte deliberate, che possiamo far risalire alla caduta del Muro di Berlino. Invece di provare a costruire un mondo più coeso e pacifico, l’Occidente si è posto sopra tutto e tutti, attraverso un capitalismo senza freni.

Tale idea nazionalistica rischia di “inquinare” oggi i tentativi di pace?
Se seguiamo la logica di Boris Johnson, il leader inglese, si va dritti alla Terza guerra mondiale. Occorre, invece, ragionare sul dopo e sul negoziato che verrà. Non si può pensare che sia l’Ucraina a risolvere la guerra, sarebbe cinico approfittare di questo popolo per indebolire la Russia. Europa e America non possono stare a guardare, il rischio è quello di tornare a creare un mondo a blocchi, premessa di ulteriori conflitti.

Rispetto a questa logica, c’è la diversa ricetta di papa Francesco...
Il Papa assiste alla tragedia di due popoli cristiani, che si affidano entrambi a Maria per farsi la guerra. In tutti questi anni le sue parole sono sempre andate contro il modello teologico-politico, che riduce la religione a cemento del potere. Di fronte all’invasione dell’Ucraina, ha parlato di guerra ripugnante e ha insistito che il cattolicesimo dev’essere fonte di mediazione e pace. Credo che stiamo scontando l’assenza di Usa ed Europa, che stanno giocando tutte le loro carte per bloccare la Russia. Invece, bisogna mantenere la strada aperta al dialogo, anche moderando il linguaggio.

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