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In Veneto già 4.500 profughi ucraini: il piano d'accoglienza della Regione

Numero destinato a salire rapidamente se si pensa che il giorno precedente erano 3.900 quelli intercettati dalla Regione. Tale constatazione e le stime per cui sul territorio potrebbero arrivare anche 50 mila persone, hanno spinto la Regione a presentare un piano di accoglienza che prevedesse, inoltre, anche una profilassi sanitaria, per tenere sotto controllo la situazione dei contagi da SarsCov2. Alla luce di tutto ciò la settimana scorsa il presidente Luca Zaia ha esposto un piano di accoglienza in tre fasi.

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In Veneto già 4.500 profughi ucraini: il piano d'accoglienza della Regione

Mercoledì 16 marzo il numero di profughi ucraini registrato in Veneto ha superato i 4.500. Numero destinato a salire rapidamente se si pensa che il giorno precedente erano 3.900 quelli intercettati dalla Regione. Tale constatazione e le stime per cui sul territorio potrebbero arrivare anche 50 mila persone, hanno spinto la Regione a presentare un piano di accoglienza che prevedesse, inoltre, anche una profilassi sanitaria, per tenere sotto controllo la situazione dei contagi da SarsCov2. Alla luce di tutto ciò la settimana scorsa il presidente Luca Zaia ha esposto un piano di accoglienza in tre fasi.
In primo luogo, però, sono stati aperti tre punti tampone in corrispondenza delle stazioni ferroviarie di maggiore afflusso: Mestre, Padova e Verona. Lo scopo è quello di facilitare le persone arrivate dall’Ucraina e sprovviste di green pass rafforzato, che, in deroga alla legge, avranno cinque giorni di tempo per poter viaggiare sui mezzi di trasporto pubblici e raggiungere i propri familiari o il loro luogo di destinazione utilizzando un green pass da tampone.
La dottoressa Francesca Russo ha, dunque, spiegato come verrà gestita l’accoglienza dal punto di vista sanitario. Sono stati creati dei nuclei operativi di riferimento nelle varie Ulss, attrezzati per fornire le informazioni di base, tamponi e vaccini. Faranno parte di queste unità un medico vaccinatore, un assistente sanitario o infermiere, un medico di famiglia o pediatra, un amministrativo per il rilascio di documenti, schede sanitarie e attestazioni, uno psicologo e un interprete o mediatore culturale. Se chi arriva non è vaccinato contro il Covid, oppure ha fatto due dosi di Sputnik, viene offerta la possibilità di ricevere una prima dose o un richiamo con un vaccino riconosciuto dal nostro Paese. Inoltre vengono offerte le vaccinazioni per difterite, tetano, poliomielite, pertosse, morbillo, parotite e rosolia. Viene anche effettuato uno screening per la tubercolosi. Anche chi risulta negativo al tampone Covid avrà l’obbligo di autosorveglianza dei sintomi e di indossare la mascherina ffp2 per cinque giorni. In realtà la percentuale di positivi sui tamponi effettuati finora è piuttosto bassa, si attesta al 2-3%. I laboratori stanno anche sequenziando il virus in modo tale da monitorare l’arrivo di eventuali nuove varianti. Dopodiché l’accoglienza viene organizzata attraverso un modello basato su moduli incrementali che tiene conto del numero delle presenze e delle vie di ingresso nel territorio. Fino a 4 mila presenze i nuclei operativi delle Ulss opereranno negli hub distribuiti sul territorio. Si tratta almeno di 26 centri, corrispondenti con gli attuali centri vaccinali, che fanno riferimento a tutti i distretti in cui sono suddivise le Ulss venete. Questo scenario, tuttavia, è già stato superato e ci troviamo già al secondo livello del modello, quello in atto fra i 4 mila e i 10 mila arrivi, che prevede la presenza dei nuclei operativi anche nelle strutture sanitarie, religiose o di altro tipo che si sono rese disponibili a ospitare i soggetti in arrivo.
Il terzo livello sarà, invece, applicato nel momento in cui si supereranno le 10 mila presenze e prevede nuclei operativi in tutti i possibili punti di arrivo dei profughi: stazioni dei treni, delle corriere, aeroporti ecc. Questo perché l’accoglienza poi sarà più diffusa nel territorio e sarebbe più complesso raggiungere ogni persona nel proprio luogo di residenza. Per facilitare gli spostamenti delle persone arrivate verso gli hab vaccinali si è mobilitata la protezione civile, mentre si stanno realizzando dépliant in lingua ucraina con tutte le informazioni utili. Inoltre, il presidente Zaia ha richiesto il superamento del decreto Flussi per permettere, a chi volesse, di poter lavorare nel nostro Paese.
Al momento sono stati predisposti 30 posti letto pediatrici negli ospedali. 19 persone in totale sono ricoverate, tra cui 12 bambini, molti dei quali pazienti oncologici. Oltretutto, sono stati riattivati 5 ex ospedali in grado di fornire circa mille posti letto. Si tratta di Noale, Valdobbiadene, Isola della Scala, Monselice e Asiago. Seguirà anche Malcesine. Previsti due luoghi di isolamento per i positivi al Covid, uno a Motta di Livenza e uno aFerrara di Monte Baldo. Per quanto riguarda i posti letto, la solidarietà dei veneti è arrivata a offrirne altri 8.508, almeno 3 mila dei quali sono già stati occupati. Le Province con più presenze sono Treviso, con oltre 1200 persone, seguita da Venezia (quasi 700) e Padova (600). Il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha precisato che nessuno è al momento ospitato alla ex caserma Serena, dove invece si trovano rifugiati e richiedenti asilo di altre nazionalità. Ha inoltre fatto sapere di essere al momento impegnato a studiare un modello di accoglienza diffusa e solidale con l’aiuto di Caritas tarvisina, modello da preferire a quello degli hub gestiti da cooperative a scopo di lucro. Lo Stato ha messo a disposizione, a livello nazionale, uno stanziamento di 10 milioni di euro per l’accoglienza, che poi verrà implementato a seconda delle esigenze. Tuttavia, ha fatto sapere Zaia, al momento la gestione regionale prosegue grazie alle donazioni effettuate al conto corrente dedicato all’emergenza, che sono arrivate quasi a 490 mila euro.
Chi volesse inviare un aiuto economico lo può fare con un versamento sul conto corrente intestato a Regione del Veneto - Causale Sostegno emergenza Ucraina - Iban IT65G0200802017000106358023 - Bic/swift UNCRITM1VF2. Chi invece volesse mettere a disposizione un alloggio può chiamare il numero verde 800 990 009 o scrivere un’email a ucraina@regione.veneto.it. (Manuela Mazzariol)

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