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In famiglia, convivere con l'incertezza

L'intervista alla psicoterapeuta Marta Benvenuti, collaboratrice del consultorio familiare del Centro della Famiglia mentre nuove paure e nuove ansie si aggiungono a una situazione in ogni caso difficile: "Adulti in difficoltà, ma a pagare sono i giovani"

In famiglia, convivere con l'incertezza

E’più dura rispetto a sei mesi fa. E per questo, bisogna fare “un passo alla volta”. Le famiglie sono chiamate, di nuovo, a essere sostegno e collante della nostra società, ma le risorse e le energie si vanno assottigliando. Lo spiega, in questa intervista, la psicologa e psicoterapeuta Marta Benvenuti, collaboratrice del Consultorio familiare del Centro della Famiglia. A lei abbiamo chiesto qualche consiglio per affrontare questa seconda ondata del Covid-19 dal punto di vista delle famiglie, tenendo conto che non mancano le diversità rispetto a otto mesi fa. In primavera si è trattato di organizzare all’improvviso tempi e modalità di scuola e lavoro: la didattica a distanza, lo smart working, appartamenti diventati improvvisamente troppo piccoli... Durante il lockdown, però, le abitazioni erano diventate, almeno, prigioni “sicure” rispetto al rischio di contrarre il coronavirus. Stavolta i più piccoli continuano ad andare a scuola, al momento molti continuano a raggiungere i luoghi di lavoro. E le famiglie sono considerate ora, dagli esperti, possibili ambiti di trasmissione del contagio. Nuove paure e ansie si aggiungono a una situazione in ogni caso difficile.

E’ così, dottoressa Benvenuti? Stavolta è più dura?
Sì, stavolta è ancora più difficile, e abbiamo un intero inverno davanti. Ma direi che c’è un aspetto dominante: la paura che abbiamo tutti a vivere l’incertezza. Soprattutto noi adulti facciamo tanta fatica ad affrontare la vita giorno per giorno, senza poterci organizzare, senza poter programmare. Non a caso lo stress è una delle malattie sociali più diffuse. Per questo dico che, di fronte a quello che stiamo vivendo abbiamo paradossalmente l’opportunità di cambiare, di rivedere qualcosa dei nostri stili di vita. Abbiamo risorse affettive e relazionali per vivere l’attuale situazione? E’ una domanda che non ci poniamo quasi più, dentro le famiglie. Non dobbiamo, in fin dei conti, dimenticarci che l’incertezza fa parte della condizione umana, così come il limite. Tutti siamo imperfetti e nessuno è eterno. Cosa non facile da capire per chi vive il narcisismo, chi pensa che tutto ruoti attorno a sé. Una condizione tipica della nostra cultura contemporanea, che ora però crolla, perché a prendersi la scena è il virus.

E per quanto riguarda i più piccoli? Come aiutarli a vivere questo periodo?
Mi colpisce il fatto che i bambini nei contatti si bloccano, avrebbero tanta voglia di abbracciare, di toccare, com’è naturale, ma si fermano. In questo momento va bene, ma mi chiedo come dovremo intervenire tra un po’ di tempo, quando speriamo l’emergenza sia passata. In secondo luogo, mi ripeto, vedo anche qui da parte degli adulti la paura dell’incertezza. L’ansia, già abbondantemente presente in precedenza, si concentra tutta sul Covid. Anzi, in questo momento su tampone. E’ diventato il fantasma presente in tutte le famiglie, fin da ogni colpo di tosse. I bambini, poi, li stiamo guardando con la lente d’ingrandimento.

Altre figure fondamentali restano i nonni, verso i quali però ora c’è tanta preoccupazione, in quanto potenziali persone a rischio.
Da quello che colgo, i nonni sono ancora importanti nelle famiglie, soprattutto se i genitori continuano a lavorare. Sono attivi, anche se c’è meno serenità nell’approccio. Però, dal punto di vista psicologico non sono i nonni quelli più in sofferenza. Hanno più risorse di resilienza, gestiscono meglio l’ansia, anche se non riescono a trasformare in strategia questo stato d’animo. Fanno più fatica i genitori, che sono preoccupati per i genitori, per i figli, per le loro occupazioni... Attenzione, dico io: lasciamo per esempio che i nonni, se sono in grado, abbiano la loro autonomia. Non abbiamo energie per fare tutto, torna il discorso dell’onnipotenza. Tra l’altro, quando ce ne accorgiamo, facilmente subentra il senso di colpa.

Non abbiamo ancora parlato di adolescenti e giovani, che spesso vengono incolpati di non rispettare le regole. E’ giusto?
Loro, per certi aspetti, stanno pagando più di tutti. Intanto, è nella loro natura essere contro le regole e invochiamo una parte di razionalità che in loro non è ancora sviluppata. Non vanno a scuola, che è anzitutto luogo di relazione e contatto, non fanno sport, sono costretti a rimanere in casa con genitori rispetto ai quali sono spesso in conflitto, o spesso a casa da soli, sono isolati socialmente. Sono quelli che rischiano di avere i danni peggiori. Dal punto di vista familiare, credo sia importante una ristrutturazione della vita familiare, un loro coinvolgimento su basi nuove.

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