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In regione la battaglia sulla riforma delle Ulss. L'azienda zero divide

Il disegno di legge approda in Consiglio regionale. Le opposizioni critiche sul "fiore all'occhiello" della riforma targata Zaia. Intanto la sanità territoriale basata su ospedali di comunità e Utap è ancora un'illusione.

Parole chiave: Ulss zero (1), sanità (138), riduzione dei servizi (1), ulss (368), zaia (207), veneto (483)
In regione la battaglia sulla riforma delle Ulss. L'azienda zero divide

Doveva essere la prima riforma del secondo mandato da governatore del Veneto di Luca Zaia. In pochi mesi, entro il gennaio 2016, da 21 ulss si doveva passare a 7 e varare una nuova corazzata, l’Ulss zero, l’Ulss totipotente, guidata dall’ammiraglio Domenico Mantoan direttore generale della sanità veneta, in grado di accentrare le spese e compiere imponenti economie di scala. Un solo rubinetto, un solo manovratore, cancellati gli sprechi e spesa sotto controllo.
Questa ristrutturazione è ancora ferma al palo, unico provvedimento realizzato è il commissariamento di molte Ulss e la riduzione dei direttori generali da 21 a 9. Per converso invece, secondo uno studio della sindacato Spi-Cigl e dell’Ires si sono accentuati alcuni elementi di criticità della sanità veneta.
Per prima cosa la riduzione dei posti letto negli ospedali non è andata a finanziare gli ospedali di comunità - ovvero quelle strutture che dovevano accogliere, fino a 30 giorni, i pazienti dimessi dagli ospedali, ora solo impegnati con gli acuti - con il risultato che assistenza e riabilitazione diventano a totale carico delle famiglie. “Erano stati individuati spazi a Pieve di Soligo, a Vittorio, in casa Sartor a Castelfranco, a Oderzo, non se ne è fatto nulla - commenta Paolino Barbiero dello Spi-Cgil Treviso -, a Crespano, addirittura, la ristrutturazione per un’ospedale di comunità, gestita direttamente dalla Regione, si è rivelata inadeguata”.
Emblematica la vicenda delle Utap, ovvero la medicina integrata, una serie di medici di base si mettono assieme per garantire il servizio in tutte le ore. “Un’iniziativa che langue. Si è lasciata la possibilità ai medici di base di associarsi in diverse maniere e loro non ne hanno scelto neppure una. Così che per mettere due punti ad un taglio si deve impegnare il Pronto soccorso”. Il Veneto, secondo l’indagine, risulta poi un territorio dalle forti differenze sul piano della compartecipazione alle spese, ovvero del ticket. “Il sistema delle esenzioni non è uguale dappertutto. In una ulss una patologia è esente ticket, in un’altra le cose vano diversamente. Un meccanismo, quello della compartecipazione, costoso dal punto di vista amministrativo con un costo di diversi miliardi di euro a fronte di ricavi non altissimi”. Intanto in Consiglio regionale si battaglia sull’Ulss zero e non si capisce come questa, alla fine, possa risolvere i problemi lasciati aperti dal piano sanitario 2012 -2016.

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