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Incertezza sul futuro, giro di opinioni dei parlamentari locali sulla crisi di Governo

Su una cosa sono d'accordo tutti: c'è poco da festeggiare. Per il resto i pareri fatalmente divergono. Andrea Causin, Forza Italia, vota Sì alla fiducia: "Scelta che risponde all'appello di Mattarella"

Incertezza sul futuro, giro di opinioni dei parlamentari locali sulla crisi di Governo

Su una cosa sono tutti d’accordo. C’è poco da festeggiare, rispetto al dibattito parlamentare che si è svolto alla Camera e poi, con maggiore tensione, in Senato. Per il resto, le opinioni dei parlamentari locali fatalmente divergono.

Sara Moretto, veneziana, ha seguito Renzi nell’avventura di Italia Viva: “Mi rendo conto che, nella percezione dominante, la nostra scelta non è stata capita. Vista la situazione è pure comprensibile. Quello che cerco di spiegare a chi mi esprime dei dubbi è che Italia Viva ha posto delle questioni essenziali sul futuro del Paese e sul Recovery Fund. Siccome si decide ora, il momento non poteva che essere questo”. Il dibattito di questi giorni, prosegue, “non dev’essere visto come la vittoria o la sconfitta di qualcuno. Noi abbiamo chiesto un confronto vero, su alcuni temi, dentro la maggioranza. Mi pare evidente che non si può affrontare una stagione come questa con minoranze risicate, Italia Viva non vuole sottrarsi. Noi vorremmo un dialogo schietto e pensiamo sia più intelligente parlare con noi, invece che con i singoli parlamentari. Quanto ai temi, le dichiarazioni di Conte mostrano che su varie cose avevamo ragione. Ma resta da condividere una visione di Paese. Un solo esempio: nel Recovery Fund il ruolo del terzo settore non è abbastanza valorizzato”.

Molto duro il giudizio della senatrice trevigiana (di Sernaglia) della Lega Sonia Fregolent: “In Senato è stata scritta una delle pagine più brutte della nostra democrazia, un vergognoso mercimonio, chi fa politica deve operare per l’interesse della cittadinanza, non per restare attaccato alla poltrona. E a questo si aggiunge un giudizio totalmente negativo su come il Governo ha gestito la pandemia. Noi, su questo, ci siamo sempre stati, abbiamo collaborato e fatto le nostre proposte, abbiamo chiesto una cabina di regia. Lo stesso Recovery Fund, che ho fatto vedere anche a qualche esperto di pianificazione strategica, è un’accozzaglia di propositi, senza una visione e una strategia”. Di fronte a questo, per la senatrice la strada è quella delle elezioni: “Avverrà anche in altri Paesi europei. In primavera, con le dovute attenzioni, si può fare, la democrazia non va messa a tacere”.

Per Andrea Ferrazzi, senatore veneziano del Pd, “non c’è nulla da festeggiare, noi siamo l’unico Paese in Occidente che apre una crisi in piena pandemia. Si deve solo prendere atto che il voto del Senato ha dato avvio a un percorso. La maggioranza va allargata, ma partendo dai temi, e penso soprattutto ad alcuni che vanno incontro al mondo cattolico: la sanità, il welfare, il clima. Serve un disegno riformista, e su questo cercare consenso. Ricordo che il Governo ha portato a casa 200 miliardi dall’Europa. I sovranisti volevano uscire dall’euro. Oggi i patrioti sono gli europeisti, mentre i sovranisti, da Trump a Orban, mettono in crisi i loro Paesi”.

Il senatore trevigiano del Movimento 5 stelle Gianni Girotto, presidente della Commissione Industria, sottolinea: “Questo è il primo Governo in assoluto che riesce a far sì che l’Italia sia beneficiaria netta dei fondi europei, cioè è la prima volta che l’Italia riceve più di quanto versa all’Ue. Sempre, negli anni passati, è accaduto il contrario. Ai lettori il giudizio se il Governo meriti questa crisi”.

Quanto alle accuse al M5s di aver “scolorito” la propria identità, il senatore risponde che il movimento non ha la maggioranza assoluta e ha dovuto rispettare le logiche di una coalizione, e aggiunge: “Ora il mio lavoro non è contro-commentare ai commenti e opinioni altrui, tutte legittime e rispettabili, il mio lavoro è concretizzare il programma e aiutare gli Italiani, e questo ritengo di averlo fatto”. Sul futuro cammino della maggioranza nelle commissioni, Girotto non è del tutto pessimista: “Più e più volte noi abbiamo chiarito esplicitamente che un conto sono gli atteggiamenti e le azioni di Renzi, un conto quelle di tutti gli altri colleghi appartenenti al gruppo Italia Viva, con i quali abbiamo sempre avuto rapporti più che rispettosi in Commissione. Sottolineo che, come dovrebbe essere normale, anche con l’opposizione abbiamo un rapporto di grande rispetto e di grande pragmaticità”. 

“La mia professoressa di Latino diceva che la parola de-cidere ha lo stesso significato di recidere. Ogni scelta è difficile e dolorosa, ma l’alternativa è non fare nulla". Andrea Causin, di Martellago e di provenienza aclista, senatore passato da Forza Italia a “costruttore”, in appoggio al Governo, non è nuovo a cambi di partito: iniziò alle Regionali del 2005 con la civica Carraro, passò alla Margherita, approdando poi al Pd (fu in segreteria nazionale con Veltroni), a Scelta Civica e infine a Forza Italia. “Qui si tratta di un momento importante, di una crisi aperta nel peggior momento, in modo irresponsabile. Ricordo che c’è stato un appello accorato di Mattarella ai «costruttori», anche se qualcuno ha caricaturizzato tale richiamo. Ho ritenuto un dovere dare una risposta, confrontandomi con la mia famiglia”. Quanto ai cambi di partito, “sono sempre stati senza paracadute, in alcuni casi quelle forze politiche non esistono più. Diciamo anche che chi viene dalla cultura cattolica democratica oggi, in politica, è senza casa. Ma dalle occasioni della storia possono nascere processi per dare vita a una nuova area”. Conclude Causin: “In tanti, in privato, mi hanno incoraggiato, hanno detto di pensarla come me. Ma poi non hanno scelto”. Tanti quanti? “Le dita di due mani non bastano, ma non solo in Forza Italia, sia chiaro, anche tra chi porta il fazzoletto verde”.

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