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Indagine di Cisl Treviso su un campione di 2.500 lavoratori "Più tempo per me o cambio lavoro"

L'ufficio studi di Cisl Belluno e Treviso ha presentato una ricerca sul mondo del lavoro e sul nuovo fenomeno delle dimissioni di massa. "I giovani non sono più disponibili ad accettare qualsiasi lavoro a qualunque costo, - rileva l'indagine Cisl - sono però veloci nel cambiare se le condizioni diventano insopportabili, mentre fra i meno giovani si registra un abbandono silenzioso". 

Indagine di Cisl Treviso su un campione di 2.500 lavoratori "Più tempo per me o cambio lavoro"

Non è vero che i giovani non hanno voglia di lavorare. Non è per questo che vediamo appesi tanti cartelli con “cercasi lavoratori”. Innanzitutto,  i lavoratori non si trovano perché in questo momento in cui l’economia sta andando bene (chissà se sarà ancora così), i pochi lavoratori disponibili, causa denatalità, hanno la possibilità di vagliare le offerte e scegliere quella migliore per loro. Certo, lavoratori e lavoratrici chiedono un salario più alto, ma non solo. Chiedono soprattutto flessibilità, possibilità di percorsi di crescita in azienda e maggior tempo libero. E se non trovano queste condizioni, chi lavora lo cambia e, in questo momento, nel giro di una settimana, firma già il nuovo contratto. E così gli imprenditori “si rubano” i lavoratori. Lo dicono tutti gli studi. L’ultimo condotto, in ordine di tempo, è dell’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso su un campione di 2.550 lavoratori e lavoratrici - utenti del Caf - rappresentativi delle varie fasce di età e di tutte le principali categorie professionali. I dati emersi dalle risposte del campione sono stati poi analizzati dai ricercatori Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron, che venerdì 2 dicembre, assieme al segretario generale della Cisl Belluno, Treviso Massimiliano Paglini, hanno illustrato i risultati del sondaggio. 

Chi sono. Poco meno del 60% delle persone che hanno risposto al questionario è di sesso femminile. E quasi un terzo dei rispondenti lavora in attività manifatturiere. Il 15% in sanità e assistenza sociale, il 12,5% nel commercio. Circa metà del campione (55% a Belluno e 48,6% a Treviso) svolge un lavoro di tipo impiegatizio. L’85,7% dei rispondenti ha un contratto a tempo indeterminato. Per gli under 35 però il dato si ferma al 70,9%. Sempre gli under 35 sono poi la categoria di lavoratori e lavoratrici che più frequentemente lavorano oltre 40 ore settimanali (28,2%) e meno di 10 ore settimanali (3,7%). Su questo punto emerge ancora una volta il gap lavorativo fra uomo e donna: solo il 14% delle donne lavora oltre 40 ore settimanali rispetto al 36,7% degli uomini.

Vita-lavoro. Alla domanda “Nell’ultimo mese le è capitato di lavorare di domenica?”, un giovane su 4 risponde affermativamente. Due in particolare sono i settori in cui si lavora di più la domenica: ricettività e ristorazione con il 63% e sanità e assistenza sociale con oltre uno su due e il 54%. Oltre il 30% anche per commercio e colf e badanti. In provincia di Belluno il 37% del campione dichiara di aver lavorato di domenica; a Treviso il 32%. Interessante la risposta alla domanda sulla disponibilità in futuro o in un nuovo lavoro ad essere operativi la domenica: la risposta prevalente (66,5%) in entrambe le province è no, soprattutto fra gli under 35, dove la percentuale arriva al 70. Altro tema oggetto dell’indagine sono gli straordinari: spesso e volentieri chi li fa, non viene pagato. Succede nell’oltre un quarto dei casi a Treviso e a oltre un quinto dei lavoratori a Belluno. 

Un lavoratore su due si dichiara “abbastanza” soddisfatto del proprio lavoro. Oltre il 30% lo è poco o per nulla. Solo il 18,7% dice di essere molto soddisfatto. Tra i lavoratori meno soddisfatti, quelli della sanità e dell’assistenza sociale, trasporti e magazzinaggio e agricoltura. 

Alla domanda cruciale se ci sia l’intenzione di cambiare lavoro o se sia stato cambiato nell’ultimo anno, emerge che nelle due province un lavoratore su sei (15,6%) fra gli under 35 ha già cambiato lavoro. A questo dato va aggiunto un altro 47,2% del campione di giovani che dichiara di volerlo cambiare nei prossimi 12 mesi. A Treviso il 43,9% di chi ha risposto al questionario (tutte le fasce d’età) dice di aver cambiato lavoro nell’ultimo anno o di volerlo cambiare. 

In particolare, vuole cambiare chi lavora nei trasporti e nel magazzinaggio (55,7%) e nella ricettività e ristorazione (43,4%). Ma cosa si vorrebbe mutare e migliorare del lavoro che si svolge? Il salario, ma si desidera anche avere maggior tempo libero, la possibilità di percorsi di crescita in azienda e benefici aziendali. Se si guarda alle aspirazioni degli under 35, per il 65,7% del campione c’è uno stipendio migliore, per il 23% il tempo libero e per il 23,9% la possibilità di carriera ha lo stesso peso dell’orario flessibile. Alla domanda sulla smart working, oltre il 66% degli under 35 ammette che in futuro lavorerebbe volentieri da remoto, contro il 44,6% degli over 35.

Le grandi dimissioni. Le risposte del campione, da cui emerge una forte volontà fra i giovani di cambiare lavoro, sono avvallati dai dati Istat sulle dimissioni volontarie, elaborati dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso: il dato dei primi sei mesi del 2022 supera quello di tutti gli anni precedenti il 2016. Nella Marca, ci sono state 21.920 dimissioni nei primi sei mesi del 2022. Nel 2021 le dimissioni volontarie sono state 36.065, +42% rispetto alle 25.410 del 2020.

“I dati emersi - sottolinea il segretario generale della Cisl Belluno Treviso, Massimiliano Paglini - confermano una profonda trasformazione del modo con cui ci si approccia al lavoro, e non solo da parte dei giovani. Il lavoro non è più visto come fine unico e totalizzante, ma diventa strumento che deve convivere con altri aspetti della vita di ciascuno. La pandemia è stata un acceleratore di processo, ma non la causa. Se da decenni, sia nel pubblico che nel privato, troppo spesso non si remunerano adeguatamente i lavoratori, si spremono oltre il limite, si sorvola sul rispetto della dignità e della decenza nei luoghi di lavoro, con carenze di organici, turni massacranti, poca o nessuna attenzione alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro, si ignorano aspettative professionali e giusta retribuzione, accade ciò che stiamo osservando: da una parte i giovani non sono più disponibili ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi costo e sono veloci nel cambiare se le condizioni diventano insopportabili, e dall’altra i meno giovani ridimensionano una sorta di abnegazione al lavoro attraverso il quiet quitting, l’abbandono silenzioso”.

Le proposte. “Vanno messe in atto al più presto politiche che ridiano dignità e decenza al lavoro - prosegue Paglini -. Per la Cisl le azioni da mettere in campo sono chiare: remunerazione salariale coerente con competenze e professionalità  più elevata per tutti, una organizzazione che armonizzi vita e lavoro, percorsi di crescita professionale, delle competenze tecniche e trasversali e di formazione continua che mettano al centro la persona-lavoratore e non solo le esigenze datoriali. Infine, l’applicazione dell’articolo 46 della Costituzione, che riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende: un nuovo mondo del lavoro è possibile solo se vi sarà la volontà di ascoltare e recepire le istanze di chi rappresenta lavoratrici e lavoratori. La Cisl è pronta a fare da apripista per arrivare a forme di partecipazione alla gestione attraverso le buone pratiche di contrattazione”. 

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