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Inflazione su, prezzi ormai alle stelle

Il fenomeno coinvolge tutti noi e diventa preoccupante. Lo scoppio della guerra in Ucraina ha ulteriormente infiammato la spirale speculativa

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Inflazione su, prezzi ormai alle stelle

Oramai da parecchi mesi tutti quanti - imprese, famiglie, Enti pubblici - stiamo facendo i conti con un aumento generalizzato dei prezzi, iniziato con i costi energetici in rialzo e poi distribuito in tutta la filiera economica.
Lo scoppio della guerra in Ucraina, a febbraio scorso, ha ulteriormente infiammato la spirale speculativa, rendendo il quadro economico generale davvero preoccupante.
E’ un fenomeno globale, assolutamente non circoscritto al nostro sistema Italia, per cui molto difficile da governare, che sta mettendo in sofferenza interi settori produttivi e organizzazioni, con conseguenti ricadute negative sul potere di spesa dei cittadini e dei singoli soggetti, siano essi imprese o persone.

Settore primario in sofferenza
“In verità, l’agricoltura sta subendo aumenti già da settembre 2021, quindi molto prima dello scoppio della guerra - spiega Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso -. Inizialmente con l’impennata del costo dei cereali, poi dell’energia, una situazione che sta appesantendo in particolare gli allevamenti, sia da carne che da latte, che stanno lavorando quasi sottocosto. E’ una situazione delicata, aggravata dall’aumento dell’energia, i cui costi sono praticamente triplicati, influendo in particolare su zootecnia e ortofrutta, che utilizza le serre. Il vitivinicolo al momento tiene, nonostante gli aumenti importanti di costi; in questo caso, possiamo contare su un incremento delle vendite, trainate dal Prosecco, che va molto bene soprattutto nei mercati esteri”.
Il presidente Polegato conferma le difficoltà generali del settore agricolo, che richiede un monitoraggio costante dei prezzi, quotidiano. “Per i costi delle materie prime, come mais e soia, pare non si arrivi mai a una fine, come per i costi dei carburanti. Non vediamo una soluzione a stretto giro, speriamo che arrivino degli aiuti alle nostre aziende, specie per quelle zootecniche, che sono quelle che in questo momento stanno soffrendo maggiormente”.

In una nota di inizio giugno, sul costo della benzina, Coldiretti spiega che questi aumenti generano un caro prezzi a valanga sull’85% del carrello della spesa.
“In un Paese come l’Italia, dove l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada - conclude -, l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio ha un effetto valanga sui costi delle imprese e sulla spesa dei consumatori, con il rischio di alimentare psicosi, accaparramenti e speculazioni”.

Gli effetti di questo balzo record del costo dei carburanti, dalla benzina al gasolio, si estendono all’intera filiera agroalimentare, dai campi alle industrie di trasformazione, di conservazione e distribuzione, per arrivare infine al carrello della spesa delle famiglie. “I prezzi degli alimentari sugli scaffali sono cresciuti in media del +7,1% per effetto di aumenti generalizzati di tutti i prodotti a partire dagli oli alimentari di semi (+70,2%), al burro (+22,6%) fino alla pasta (+16,6%). Se i prezzi per le famiglie si impennano, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove, più di un’azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, e circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi produttivi. In agricoltura si registrano, infatti, aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% del gasolio. L’impatto dell’impennata dei costi sulle aziende agricole italiane - precisa Coldiretti - supera i 9 miliardi di euro”.
In aggiunta a ciò, le imprese italiane devono affrontare un pesante deficit logistico a causa della carenza di infrastrutture per il trasporto merci, con un gap di competitività che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea.

Gli aumenti mettono a dura prova gli esercenti
Riccardo Zanchetta, alimentarista di Casale sul Sile, nel Consiglio nazionale di Fida (Federazione italiana dettaglianti alimentari di Confcommercio), conferma un quadro economico preoccupante, “per quanto riguarda il tema dei prezzi e del reperimento della materia prima. Come sistema Italia non siamo in grado di produrre tutto il nostro fabbisogno alimentare, con la necessità di acquistare alcuni prodotti nei mercati esteri. Purtroppo, negli ultimi mesi, le dinamiche internazionali sono cambiate, anche in seguito allo scoppio del conflitto in Ucraina, rendendo molto difficile il reperimento di alcuni beni come il latte, che la Germania, ad esempio, non ci vende più”.

Zanchetta argomenta le preoccupazioni dei colleghi esercenti. “Oggi le vendite, in generale, sono calate, è evidente. Anche noi viviamo nel mercato e ne subiamo gli aumenti repentini, ma non possiamo scaricare questi grandi rincari sul cliente finale, con il rischio di perderlo. Pur tuttavia, cerchiamo di fare del nostro meglio, per continuare a offrirgli prodotti di qualità, contenendo i prezzi. Se un tempo parlavamo di globalizzazione, oggi dobbiamo tornare indietro, almeno in parte, verso la deglobalizzazione, valorizzando il negozio di vicinato e le piccole produzioni locali, di cui conosciamo il valore effettivo. Il famoso chilometro zero, di cui tutti parlano, così tanto decantato, per la verità, non è mai stato sostenuto come merita. Eppure, potrebbe essere fonte di grandi soddisfazioni. Per questo, io e la mia categoria, auspichiamo una grande ripresa e valorizzazione delle produzioni locali. La microeconomia e i negozi di vicinato hanno un valore enorme per le comunità in cui operano. Dall’altro lato, speriamo siano bloccate le politiche scellerate in tema di agricoltura, alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni”.

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