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Iniziativa a Giavera: conoscenza e integrazione passano per la stessa tavola

Gli ospiti della casa di accoglienza a Giavera del Montello hanno ricambiato l’invito fatto da alcune famiglie del luogo. Un modo per intrecciare relazioni nel quotidiano. La costruzione di legami con la comunità locale è la base per raggiungere i principali obiettivi degli ospiti, per vivere quotidianamente nel territorio.

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Iniziativa a Giavera: conoscenza e integrazione passano per la stessa tavola

Sono stato benissimo a casa tua, vorrei contraccambiare, invitarti a cena e trascorrere ancora qualche ora insieme a casa mia, ma non c’è posto per tutti. Deve essere stato questo il ragionamento alla base della serata conviviale tenutasi sabato sera 5 maggio, in oratorio a Giavera del Montello, dove i 22 ragazzi della casa di accoglienza hanno fatto da “padroni di casa”, cuochi e camerieri per le venti famiglie che li avevano precedentemente ospitati a pranzo. Una cena come si deve, con musica, balli, ‘ciacole,’ piatti dai Paesi di provenienza, dolci compresi.
La parrocchia di Giavera, in collaborazione con le altre del territorio e con la Casa dell’accoglienza, si è fatta carico dell’organizzazione perché, come dice don Narciso Bernardis, “andiamo verso la stessa meta ed è bene trovarci ogni tanto”. E Alberto Baccichetto, vice presidente della coop La Esse spiega: “All’inizio le famiglie attive per costruire un ponte di relazione erano 17, ora sono una quarantina, segno che la voglia di conoscere, per superare i pregiudizi, sta prendendo forza. In questo il ruolo della parrocchia è stato fondamentale”. Un ruolo che continua a svolgere sia nei confronti del territorio, sia verso chi ancora meno fortunato vive qua e vuole intrecciare relazioni. Infatti la festa è stata solo una tappa di un percorso di conoscenza e collaborazione tra la Casa di accoglienza e la parrocchia di Giavera che è iniziato con il pranzo in famiglia, la collaborazione con il Grest e la presenza costante del gruppo Migrando.
La casa dell’accoglienza di Giavera ospita maschi, 13 dei quali richiedenti asilo, 9 invece la abitano da anni, hanno un lavoro e versano una quota. E sono proprio le persone stanziali a fare da tutor ai nuovi arrivati, a spiegare le regole, i valori della terra ospitante.
“E’ compito della cooperativa La Esse - commenta il vice presidente Alberto Baccichetto - assicurare l’accompagnamento legale nel percorso del riconoscimento dello status di rifugiato, il controllo sanitario che è una sicurezza per ospitati e ospitanti, e l’iter scolastico, basilare per l’integrazione”. L’obiettivo che la cooperativa La Esse persegue è quello di permettere ai diversi ospiti della casa, di vivere nelle condizioni che favoriscano la costruzione di legami con le persone che vivono il territorio.
Ed è bello, infatti, osservare i giovani migranti dialogare con le famiglie, bello vederli poi andarsene in cucina per offrire il massimo all’ospite. A tavola arrivano prima gli aromi, poi i piatti del Mali, della Guinea, dell’Afghanistan, della Nigeria. Si mangia da re. Si gusta e si balla: i giovani stranieri si buttano subito, i nostri iniziano poco a poco, devono imparare, capire, ma poi entrano nella mischia e il divertimento è assicurato anche per chi, meno giovane, preferisce la sedia. La costruzione di legami con la comunità è la base per raggiungere i principali obiettivi, per vivere quotidianamente nel territorio: imparare la lingua italiana, cercare un lavoro e una casa.
“Proprio in questi giorni - ci racconta ancora Baccichetto - un ragazzo inizia un periodo di apprendistato da un meccanico della zona. Una soddisfazione per noi, un’esplosione di gioia per lui che dedica il massimo di cura alla sua bicicletta, unico mezzo possibile per recarsi a scuola a Montebelluna”. Favorire gli incontri, dunque, perché dall’incontro possono anche nascere opportunità per chi cerca e per chi offre. La Collaborazione tra le parrocchie di Giavera e Nervesa, che comprende anche le parrocchie di Cusignana, Santi Angeli, Santa Croce e Bavaria, sta dando frutti meravigliosi di civiltà e di apertura accogliente con il coinvolgimento delle comunità che si impegnano nel progetto molto bello di non lasciare isolata la casa, di costruire ponti, non fossati. I risultati sono evidenti: gli ospiti entrano nelle famiglie, le famiglie entrano nella casa di accoglienza proprio come si fa con gli amici e i parenti. La nota diffidenza dei montelliani si scioglie non appena entri nel gruppo.  E sei subito uno di loro, senza distinzione alcuna. La parrocchia è l’artefice di questo avvicinamento che porta soltanto benessere per tutti.

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