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Insegnanti di sostegno: problema cronico

Senza queste figure all'interno della scuola, viene meno il diritto all'istruzione. I docenti specializzati che possono accedere al concorso straordinario coprono il 10% del fabbisogno veneto

Insegnanti di sostegno: problema cronico

Molte le polemiche in avvio di anno scolastico sulla mancanza di insegnanti di sostegno, che rischia di influire sul diritto di tutti i bambini e ragazzi all’istruzione. Circa il 50% del personale di sostegno nel territorio trevigiano non è inoltre specializzato, percentuale che aumenta al 60% in alcuni istituti superiori. Mario Paganessi, dell’associazione Oltre il Labirinto onlus, che raccoglie famiglie con bambini e ragazzi con autismo, ci tiene tuttavia a precisare che non è poi cambiato così tanto rispetto agli scorsi anni: “Si è inasprita una situazione già grave, con una carenza cronica di insegnanti.

Il Covid rischia dunque di diventare un alibi per problemi già esistenti e mai risolti”. Paganessi ci tiene, inoltre, a fare chiarezza sulle varie figure professionali che lavorano al fianco di persone con disabilità: da una parte ci sono gli insegnanti di sostegno, che seguono il gruppo classe, dall’altra invece gli addetti all’assistenza, assegnati al singolo ragazzo, che supportano l’autonomia e i progressi sul piano del progetto individuale di ciascuno. Questi ultimi sono operatori che spesso fanno capo a cooperative e assegnati dall’azienda sanitaria.

Per quanto riguarda gli insegnanti la carenza è strutturale: pochi i posti di specializzazione e si supplisce, una volta esaurite le graduatorie, con personale interno alla scuola in delega, che tuttavia può essere preparato come no: “I tuttologi non esistono – sottolinea Paganessi –, soprattutto problemi come l’autismo hanno bisogno di conoscenze specifiche e di figure professionali adeguate, ma in generale ogni patologia richiede un approccio differenziato. Inoltre negli ultimi anni ho visto cambiare anche sette insegnanti durante uno stesso anno scolastico. Portare avanti un percorso di abilitazione con sette insegnanti diversi in un anno è impossibile”.

Il Covid-19, tuttavia, ha portato a penalizzare soprattutto le figure degli addetti all’assistenza che generalmente lavoravano con diverse realtà per arrivare a un impiego di 30 ore settimanali. Ora la pandemia costringe a lavorare per cluster e, dunque, chi è impiegato nella scuola non può entrare nei centri diurni e viceversa. A questo si aggiungono i timori di alcuni per il lavoro a scuola: chi finisce in quarantena, fino a oggi è rimasto a casa senza stipendio e senza malattia, racconta Paganessi. La conseguenza è la diaspora di queste figure, che non riuscendo a lavorare le ore necessarie si ricollocano in altri servizi.

“E’ una questione che si ripresenta ogni anno quella della carenza degli insegnanti di sostegno e del loro arrivo in ritardo rispetto all’apertura della scuola. Quest’anno è solo peggiorata per il Covid”: ribadisce anche Maria Cristina Gaion, presidente dell’Anffass di Treviso. Al telefono dell’associazione sono arrivate numerose chiamate da parte di famiglie in difficoltà. E non solo per la mancanza degli insegnanti, che in questi giorni stanno arrivando (“Ma un mese dopo l’inizio ufficiale delle lezioni” ribadisce). Perché tra i problemi che affliggono i genitori di bambini e ragazzi con disabilità ci sono anche l’orario diversificato dell’ingresso e uscita da scuola e il trasporto.

“Gli orari che cambiano in continuazione – afferma la presidente Gaion – creano difficoltà enormi ai genitori, ancora di più se devono servirsi di qualcuno che trasporti a scuola i figli. I mezzi attrezzati sono sempre meno e sono spesso a servizio degli anziani. E’ da giugno che si parla di banchi, ma nessuno ha pensato di prevedere anche i problemi di questi studenti, che rischiano di essere davvero gli ultimi, anche a scuola. Abbiamo chiesto un incontro alla responsabile dell’ufficio scolastico provinciale, Barbara Sardella, per far presente tutte le questioni ancora aperte. Attendiamo con fiducia”.

Cisl scuola: abolire il numero chiuso per avere più insegnanti specializzati

Le università a numero chiuso sono la principale causa del numero esiguo di specializzati che possono accedere alle graduatorie di ruolo per gli insegnanti di sostegno. Questo il parere della segretaria generale Cisl Scuola di Treviso e Belluno, Teresa Merotto.

“I docenti specializzati coprono circa il 10% del fabbisogno veneto, abbiamo provato a coinvolgere i rettori delle università e la Regione, chiedendo che si abolisca il numero chiuso, tuttavia non si capisce chi abbia la competenza”. Inoltre, il problema diventa sempre più visibile e concreto perché ci sono sempre più bambini con una certificazione di disabilità.

“Lo Stato dovrebbe garantire ciò che la normativa prevede – ha continuato Merotto – cioè l’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Siamo all’avanguardia, ma solo sulla carta. So che le famiglie trevigiane in questi giorni hanno preso posizione: gli insegnanti di sostegno stanno arrivando ora, con un mese di ritardo e alle famiglie è toccato tappare i buchi. Una soluzione come sindacato noi la avevamo indicata: avevamo chiesto al Governo di tenere conto degli insegnanti non specializzati con almeno tre anni di esperienza nel sostegno, permettendo anche a loro di essere stabilizzati, magari seguendo un corso di specializzazione durante l’anno e facendo un esame finale a fine anno, visto che senza concorso non si può entrare in ruolo. Insomma avevamo chiesto di fare le cose secondo le regole, ma con un po’ più di flessibilità, trovando rimedio a quel 50% di docenti non specializzati e garantendo la continuità didattica ai ragazzi e il diritto allo studio”.

Articoli completi e altri contributi e interviste nel numero della Vita del Popolo in uscita questa settimana

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