Società e Politica
stampa

Intervista a Nordio, neo eletto con Fratelli d'Italia

Intervista all'ex magistrato trevigiano, neo eletto al Parlamento nelle fila di Fratelli d'Italia. "Nei risultati elettorali leggo un bisogno enorme di cambiamento da parte dei cittadini". 

Parole chiave: Nordio (1), ex magistrato (1), commenti post elettorali (1), Fratelli d'Italia (3), Fdi (4)
Intervista a Carlo Nordio

Una grande esperienza, in campo giudiziario e culturale. Ma, a 75 anni, una “matricola” dell’impegno politico, anche se come “fiore all’occhiello” nelle liste di Fratelli d’Italia, destinato probabilmente a ruoli di rilievo durante la prossima legislatura. Carlo Nordio, magistrato in pensione, è il nuovo deputato del collegio uninominale di Treviso. Dopo la netta vittoria, l’abbiamo intervistato.

Lunedì scorso, su “La Stampa”, il politologo statunitense Charles Kupchan affermava che “il successo di Meloni ci dice che in uno dei Paesi fondatori dell’Ue i valori liberali sono spariti. Da liberale qual è, che è effetto le fa questa critica? Cosa risponde al professore?

Che si tratta di una colossale stupidaggine. Il programma di FdI fondato sulla libera iniziativa, i valori occidentali e cristiani, l’europeismo di De Gasperi, Schuman e Adenauer, il conservatorismo illuminato che un tempo trovavamo in Prezzolini e Panfilo Gentile, la tolleranza coniugata con la sicurezza, una giustizia che garantisca la presunzione di innocenza e la certezza della pena, e potremmo continuare a lungo, sono valori squisitamente liberali. Alcuni degli eletti in FdI, a cominciare dal sottoscritto, sono membri della Fondazione Einaudi, che questo signore forse nemmeno conosce. E’ il nostro provincialismo culturale a prendere sul serio simili stramberie.

In queste settimane di campagna elettorale si sarà accorto, immagino, che FdI aveva “il vento in poppa”. Quali le ragioni di questa ascesa al momento irresistibile? Cosa le diceva la gente?

Che aveva bisogno di un radicale cambiamento. Non che Draghi avesse operato male: gli riconosciamo il grande merito di essere intervenuto con provvedimenti economici efficaci, ottenendo aiuti europei necessari. Ma la sua opera era condizionata da una maggioranza rissosa e inaffidabile, che lo ha semiparalizzato e alla fine lo ha fatto cadere dopo aver fatto guasti irreparabili con i precedenti Governi. Ora dobbiamo usare rigore, evitare gli sprechi, recuperare risorse, e soprattutto incentivare lavoro e imprese. Dobbiamo creare ricchezza, sburocratizzando le procedure e liberando le immense energie del Paese. Perché solo creando ricchezza possiamo poi ridistribuirla ai meno fortunati. 

Si è fatto un’idea anche sul travaso di voti dalla Lega a FdI? Immagina un iter in discesa o in salita per il progetto di autonomia del Veneto e di altre Regioni?

La Lega è sempre un partito ben radicato, che subisce le oscillazioni periodiche di tutte le forze politiche. Starà ai suoi dirigenti analizzare le cause di una volatilità superiore a quella fisiologica. Ma credo che abbiano influito anche le iniziali ambiguità in politica estera, con le esitazioni a condannare la criminale invasione di Putin dell’Ucraina e la necessità di difenderla con aiuti militari e sanzioni economiche. Quanto all’autonomia, essa è nel nostro programma, nella Costituzione e nelle mie aspirazioni E non è affatto incompatibile con l’unità nazionale: al contrario, Stati come gli Usa e la Germania, dove esiste il federalismo, sono anche più patriottici di noi. 

Pensando anche alle sue specifiche competenze, quali sono a suo avviso le scelte più urgenti che la nuova legislatura dovrà compiere?

La priorità è ovviamente il rincaro delle bollette: quindi occorre una revisione delle imposte sulle fonti energetiche e dei relativi prezzi; aiuti alle famiglie e alle imprese, ecc. Ma, per quanto riguarda le mie competenze, serve soprattutto una accelerazione della durata dei processi, la cui lentezza ci costa molto non solo in termini etici e personali, ma anche economici, perché riduce gli investimenti, mina la certezza dei rapporti commerciali, e ci fa perdere ogni anno due punti di pil, circa 40 miliardi di euro. Poi servono una riduzione delle leggi, una semplificazione delle procure, e un rapporto più facile con la Pubblica amministrazione.

Di che cosa le piacerebbe maggiormente occuparsi? Di Giustizia? Di riforme istituzionali? Come parlamentare, come presidente di qualche organo istituzionale parlamentare? O come ministro?

Quanto al ministero, dal punto di vista formale la nomina spetta al presidente Mattarella, su proposta del premier, e quindi sarebbe irriverente se mi pronunciassi io. Dal punto di vista sostanziale, essa dipende da vari fattori di valutazione di idoneità personale e di equilibri interni. Ho detto più volte che per la mia preparazione tecnica mi riterrei più adatto in commissione Giustizia, perché è lì che si elaborano le leggi. E anche vero che, avendo visto la situazione disastrata degli uffici giudiziari soprattutto del mio Veneto, la tentazione di entrare al Ministero e di colmare rapidamente gli organici e di implementare le risorse, sarebbe molto forte. Ma se proprio dovessi manifestare un sogno, mi piacerebbe la cultura: occuparmi di teatro, di musica, di musei. Attendo con gioia il concerto di santa Cecilia del Gruppo d’archi veneto, a Treviso, che in genere presento io e dove il nostro Vescovo ci onora sempre della sua presenza. 

Tutti i diritti riservati
Intervista a Carlo Nordio
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento