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Intervista a Zaia: "Focolai prevedibili, in ogni caso siamo pronti. Il Veneto ha dimostrato di meritare l'autonomia"

“E’ stata una strage, una tragedia. Questo è ciò che mi viene da dire se mi si chiede il bilancio di questi oltre quattro mesi. 6.500 persone sono guarite, ma abbiamo avuto oltre duemila morti, oltre seicento nelle case di riposo. Però abbiamo avuto un sistema sanitario che ha saputo fare fronte all’emergenza, e alcune scelte sono state indovinate”. Nostra intervista al governatore.

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Intervista a Zaia: "Focolai prevedibili, in ogni caso siamo pronti. Il Veneto ha dimostrato di meritare l'autonomia"

“E’ stata una strage, una tragedia. Questo è ciò che mi viene da dire se mi si chiede il bilancio di questi oltre quattro mesi. 6.500 persone sono guarite, ma abbiamo avuto oltre duemila morti, oltre seicento nelle case di riposo. Però abbiamo avuto un sistema sanitario che ha saputo fare fronte all’emergenza, e alcune scelte sono state indovinate”.

Luca Zaia, presidente del Veneto, ha confidato in questi giorni di aver dormito ben poco, soprattutto nelle settimane di marzo e aprile, di essere pronto egli stesso a mettersi in isolamento.

Con il mese di giugno Zaia aveva concluso le conferenze stampa quotidiane, trasmesse in diretta televisiva e diventate famose in tutta Italia, tanto da attirare anche l’attenzione del celebre comico e imitatore Maurizio Crozza. Un gesto anche simbolico, per affermare che una fase si chiudeva e un’altra si apriva. Tuttavia, negli ultimi giorni, i casi di nuovi focolai e in particolare l’episodio dell’imprenditore vicentino tornato dalla Serbia, che ha rifiutato il ricovero e incontrato numerose persone prima di finire in terapia intensiva, hanno “costretto” il presidente a nuovi incontri con i giornalisti e a una nuova ordinanza. E’ in questo clima di nuova preoccupazione e incertezza che abbiamo intervistato il governatore.

Presidente Zaia, è arrivata una nuova ordinanza. Ci dobbiamo preoccupare?

Sono state scritte molte inesattezze. La Regione non può mettere multe, mettere in carcere, sono tutte determinazionI di legge. Abbiamo cercato di mettere ordine, soprattutto la questione di chi torna dall’estero, dei lavoratori che vanno in Paesi a rischio. Ricordo, per esempio, che in questo momento la Serbia è entrata in lockdown e che in soli 36 Paesi non è obbligatoria la quarantena. La Regione va incontro alle imprese e mette i due tamponi a distanza di sette giorni. In generale, penso che alcuni focolai circoscritti, che vanno subito bloccati, siano da mettere in conto. Ne abbiamo in questo momento 28, circoscritti. Come dicevo, abbiamo il problema degli stranieri o di chi lavora all’estero. Poi dobbiamo essere vigili sull’isolamento, si tratta di una cosa seria e da rispettare.

Quattro mesi e mezzo fa andava molto peggio. Quali erano le prospettive?

Io ho dovuto agire con le proiezioni che mi avevano messo davanti agli occhi: 2 milioni di contagiati e il crollo delle terapie intensive nel mese di aprile. Devo dire che anche la perdita di una sola vita umana è una tragedia, ma abbiamo fatto le scelte giuste. Questo è un virus terribile.

Quali, per esempio?

Alcune non erano facili da fare, per esempio, la decisione di chiudere l’ospedale di Schiavonia il 21 febbraio quando il contagio era solo agli inizi. Oppure quella di fare il tampone ai 3.500 abitanti di Vo’ Euganeo. Ho preso parole quando ho chiuso e quando ho aperto, ma rivendico il fatto di non aver ascoltato il flusso dell’opinione pubblica. Poi, dopo, a cose fatte, sono tutti premi Nobel...

E sulla tenuta del sistema sanitario è soddisfatto?

Sì, la nostra sanità ha risposto ed è la dimostrazione che in questi anni abbiamo fatto un buon lavoro. Ci criticavano dicendo che stavamo affidando tutta la sanità ai privati, e invece è stata la sanità pubblica a fare fronte all’emergenza. E anche in questo caso rivendico le scelte delle tende riscaldate fuori dagli ospedali, i Covid center, i 5 ospedali riaperti.

Per la verità i critici dicono che la sanità ha risposto nonostante le riforme di Zaia...

Coloro che dicono che in Veneto la sanità è stata salvata dai medici sono gli stessi che affermano che in Lombardia è stata affossata dalla politica... Dovrebbero mettersi d’accordo: o il funzionamento del sistema dipende dai medici, o dipende dalla politica. La trovo una polemica ridicola.

E’ vero però che il sistema veneto è andato meglio di quello lombardo, questo lo dicono un po’ tutti...

Ma io dico che è impossibile fare classifiche, ci sono modelli diversi perché diversi sono i territori, le esigenze, gli aspetti culturali e sociali... Potrei fare l’esempio delle scuole dell’infanzia paritarie, che in Veneto sono un’eccellenza ma anche una specificità del nostro territorio. Ripeto, le classifiche fanno ridere, e lo dico anche quando si fanno a proposito dei sondaggi (che premiano sempre il governatore, ndr).

Dovrà cambiare qualcosa nelle case di riposo?

Hanno una gestione diretta e non dipendono dalla Regione. Noi abbiamo inserito la figura del direttore sanitario, chiamato ad affiancare il medico interno e il coordinatore. Vorrei, però, far notare che in Veneto ci sono 300 case di riposo e 30mila ospiti, che nel 75% delle strutture il virus non è entrato e che nella maggior parte delle altre i casi sono stati pochi. Poi, è vero, in una ventina è stata una strage e si dovrà capire se ciò è stato dovuto anche a fattori gestionali.

L’esperienza del Covid-19 ci ha avvicinato o allontanato rispetto alla sospirata autonomia del Veneto?

Intanto le Regioni sono state sdoganate, si è visto che in un momento come questo il Governo aveva bisogno di noi, di un livello più pronto e vicino ai bisogni dei cittadini. E’ un fatto logico, non perché al Governo ci siano degli incapaci. Nel nostro caso, in questo frangente, la Regione Veneto ha dimostrato di meritare l’autonomia.

I rapporti con il Governo, in questi mesi, come sono stati?

Improntati a una condotta rispettosa e responsabile, io non ho mai fatto polemica, anche come esempio per i cittadini. Altrimenti, sarebbe come se i due piloti di un aereo si mettessero a litigare.

Si sente di ringraziare le Chiese del Veneto, che hanno fatto non pochi sacrifici in questi mesi?

Certamente. Ho tenuto i rapporti soprattutto con il Patriarca di Venezia, in quanto presidente della Conferenza episcopale triveneta. Ho molto apprezzato la linearità e il senso di responsabilità delle Diocesi. Poi c’è tutto il capitolo della solidarietà, e penso proprio che dipenda dalla matrice cristiana della nostra regione, se abbiamo raccolto 40mila tonnellate di alimenti e 58 milioni di euro.

Per l’autunno cosa ci dobbiamo aspettare?

Come dicevo, dei piccoli focolai sono comprensibili. Detto questo, non ho la più pallida idea di cosa succederà. Posso, però, dire che la Regione è pronta con l’artiglieria pesante: i dispositivi, le mascherine, mille posti di terapia intensiva. Certo, a preoccupare è l’economia, il Pil a meno 9, la perdita di 60mila posti di lavoro, tra cui 35mila nel solo turismo. Uscire dalla recessione è una grande sfida.

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