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Istituito il Registro della rete dei cammini veneti

“Si tratta – spiega l'assessore Caner – di una forma di escursionismo, di visita e di scoperta dei territori che sta conoscendo una fortissima espansione. Il moltiplicarsi di prodotti editoriali e di siti internet specializzati dedicati ai cammini testimonia non solo un crescente interesse per questo genere di offerta turistica ecosostenibile, ma anche un costante aumento del numero di appassionati”.

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Istituito il Registro della rete dei cammini veneti

La Regione del Veneto ha istituito il Registro della rete dei cammini veneti. Lo ha fatto con una delibera, approvata dalla Giunta su proposta dell’assessore al turismo Federico Caner, che individua le modalità e i termini per l’iscrizione, l’aggiornamento e la pubblicizzazione di itinerari da percorrere a piedi, attraverso località e siti di interesse storico, culturale, religioso, naturalistico, paesaggistico, enogastronomico.

“Si tratta – spiega Caner – di una forma di escursionismo, di visita e di scoperta dei territori che sta conoscendo una fortissima espansione. Il moltiplicarsi di prodotti editoriali e di siti internet specializzati dedicati ai cammini testimonia non solo un crescente interesse per questo genere di offerta turistica ecosostenibile, ma anche un costante aumento del numero di appassionati per una attività che, se fino a qualche anno fa era ricondotta prevalentemente al famoso pellegrinaggio a Santiago de Compostela, oggi viene proposta in tutta Europa, non solo recuperando e valorizzando gli antichi cammini dei pellegrini, ma anche collegando tra loro luoghi di grande fascino e attrattiva”.

“La nostra Regione – prosegue l’assessore – si è dotata qualche mese fa di un’apposita legge per il riconoscimento e la valorizzazione dei propri cammini. Ora diamo concretezza alla norma e, nell’ambito delle azioni di promozione dello sviluppo sostenibile del territorio e del patrimonio naturale, storico-paesaggistico e delle tradizioni locali che lo caratterizzano, intendiamo favorire questo genere di proposta, contribuendo così ad arricchire e diversificare ulteriormente l’offerta turistica veneta”.

Il Registro della Rete dei Cammini Veneti e diviso in quattro sezioni: itinerari culturali riconosciuti da parte del Consiglio d’Europa; cammini interregionali riconosciuti dal Ministero competente in materia di beni e attività culturali e di turismo; cammini individuati a seguito di intese con altre Regioni o accordi con enti locali; cammini locali di interesse regionale.

Il Registro individua per ogni Cammino riconosciuto dalla Regione quale cammino locale di interesse regionale, i seguenti dati: il soggetto gestore, il tracciato del cammino e la relativa cartografia; le informazioni necessarie a evidenziare il legame storico, culturale, religioso, naturalistico, ambientale, paesaggistico, enogastronomico fra i luoghi interessati nel cammino; gli elementi utili a garantire la fruibilità dei cammini, quali le indicazioni delle tappe e delle strutture di pubblico servizio presenti lungo il percorso e i tempi medi di percorrenza, per categorie di utenti.

Per quanto riguarda le prime due sezioni, tra gli itinerari culturali del Consiglio d’Europa che attraversano il Veneto c’è, ad esempio, il Cammino di San Martino di Tours, mentre nell’Atlante dei Cammini d’Italia riconosciuti dal Mibact, quelli interregionali che interessano la nostra Regione sono la Via Claudia Augusta, la Via Romea Germanica, il Cammino di Sant’Antonio e la Romea Strata.

“La creazione del Registro – conclude Caner – è coerente con gli obiettivi del Piano Strategico del Turismo, che prevede l’individuazione di nuove destinazioni e nuovi prodotti basati su un’esperienza autentica di fruizione del territorio. Anche le località meno conosciute, i centri più piccoli, parte dei territori montani, naturali e rurali, compresi quelli delle aree interne, entrando in questi circuiti potranno proporre i loro valori escursionistici. Questi itinerari vengono annoverati tra i ‘prodotti emergenti’ del turismo, ma per l’alto  livello di gradimento e di interesse raggiunto in brevissimo tempo, sono certamente una delle componenti del cosiddetto turismo slow sulle quali è necessario investire”.       

Fonte: Comunicato stampa
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