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L'Amazon che non piace

Il colosso statunitense dell'e-commerce è sbarcato da diversi anni con sedi e magazzini in Veneto. Romeo Barutta, segretario generale Filt Cgil Veneto, ci aiuta a far luce sulle criticità dell'azienda convocata dal Ministero del lavoro dopo due giorni di mobilitazione dei dipendenti, che hanno rivendicato il rispetto dei diritti

L'Amazon che non piace

Amazon, colosso statunitense dell’e-commerce, e non solo, è sbarcato da diversi anni con sedi e magazzini in Italia e in Veneto. Romeo Barutta, segretario generale Filt Cgil Veneto, ricostruisce per noi la presenza dell’azienda in regione, le criticità che comporta e in sostanza qual è il percorso che fa una merce quando la ordiniamo comodamente seduti sul divano di casa.

In primo luogo il segretario spiega che quando si parla di Amazon ci si riferisce a due diverse divisioni: logistica e trasporti.

Nel primo caso si tratta di poli nei quali vengono sistemate le merci e predisposti gli ordini. Gli occupati in questo settore fanno un lavoro statico, all’interno del magazzino.

Nel secondo caso si tratta di consegnare, invece, la merce che arriva. “Sono due realtà diverse che non dialogano tra loro” ha chiarito Barutta.

Capire quante persone lavorino per Amazon in Veneto non è semplice, perché anche nei poli dell’azienda possono coesistere dipendenti di ditte differenti, che a loro volta hanno stipulato un accordo con il committente straniero.

Per quanto riguarda i magazzini, il primo a nascere è stato quello di Villamarzana, a Rovigo: “Si tratta di un modello anomalo – ha spiegato il segretario – usato in poche realtà in Italia, nel quale i dipendenti Amazon sono zero. L’appalto è stato dato a una multinazionale francese, Geodis, che a sua volta lavora con altre società”. I lavoratori del polo logistico oscillano fra i 200 e i 300 a seconda dei periodi. Qui tuttavia il sindacato è riuscito a entrare per controllare che i contratti di lavoro fossero rispettati, ci sono rappresentanti sindacali e comitati per la sicurezza.

Diversa la situazione a Castelguglielmo San Bellino, sempre a Rovigo, polo aperto a settembre del 2020. “Si tratta di un mega polo logistico le cui dimensioni reali non sono state fornite, ma incrociando i dati di agenzie di somministrazione e interinali ci siamo fatti l’idea che nei momenti di picco lavorino poco meno di 2 mila persone. E’ una mega struttura che opera 24 ore su 24. Il sindacato qui non è ancora entrato, i lavoratori hanno paura di rivolgersi a noi perché hanno contratti a tempo determinato, però siamo in contatto con diversi stagionali che abbiamo aiutato con le pratiche per la disoccupazione una volta terminato il rapporto di lavoro. Per contratti estremamente precari l’azienda si nasconde dietro a picchi stagionali, tuttavia ci rendiamo sempre più conto che i picchi ormai non sono stagionali, basta una domenica di pioggia per vedere un’impennata di ordini il lunedì”.

Nel settore trasporti Amazon realizza su territorio due diversi tipi di strutture: le “station”, depositi di ultimo miglio e gli “hub”, grandi siti di smistamento. Oltre ai depositi già presenti a Verona e a Vigonza, in autunno verranno aperti quello di Riese Pio X, Treviso e Vicenza. Poi è previso un grande impianto per il trasporto a Roncade, che farà funzione di deposito di ultimo miglio e di “hub” verso il Veneziano e il litorale.

“Il modello deposito (station) – ha proseguito Barutta – prevede in buona parte lavoratori assunti direttamente da Amazon, anche se spesso prima il lavoratore passa per un’agenzia. C’è sicuramente un grande turn over tra i dipendenti, non solo perché non vengono rinnovati i contratti dall’azienda, ma anche perché si tratta di un lavoro massacrante e in molti dopo un po’ decidono di cambiare”.

Nei depositi i camion portano la merce di notte, si tratta di pacchi di piccole dimensioni e peso: “I trasporti di materiale pesante, come elettrodomestici, Amazon tende a scaricarlo ad altri corrieri”.

Queste merci vengono organizzate nelle ore notturne, divise in carrelli destinati a ogni mezzo, che copre una specifica area, dal mattino presto arrivano i consegnatori, che lavorano su due turni in un orario che va dalle 6 alle 20. “Gli orari di lavoro sono uno dei motivi di scontro. Questi lavoratori devono caricarsi il mezzo, guidano tutto il giorno e arrivano a fare quasi dieci ore di lavoro. Questo perché fatto un contratto, bisogna vedere come viene applicato. Quello dei trasporti è fra i più complessi in assoluto ed è necessario che il sindacato controlli la sua applicazione. Per esempio, esiste nel contratto una norma che consente di allungare gli orari di lavoro quando ci sono tempi morti. Quindi qui si considera la consegna del pacco un tempo morto. Sarebbero previsti 30 minuti di pausa, ma nessuno li fa. Quelle delle bottiglie per andare in bagno e dei panini mangiati mentre si guida non sono leggende. Questi lavoratori arrivano a fare 160 consegne al giorno e non sono tutelati dai rischi del mestiere, stanno ore e ore in strada, pagano i danni per eventuali incidenti”.

Per questo motivo il sindacato lavora su accordi applicativi del contratto: “Non ci siamo ancora riusciti, per questo motivo abbiamo proclamato due giornate di sciopero nazionale la scorsa settimana, il movimento ha portato a un tavolo di confronto con il ministro del Lavoro Andrea Orlando che ha dato due mesi all’azienda per definire le richieste. Se non ci saranno accordi, sarà lo stesso Ministero a intervenire”.

La questione è controversa, soprattutto perché Amazon non si ritiene responsabile per le condizioni di lavoro dettate dalla costellazione di ditte a cui appalta il lavoro: “In realtà – prosegue il sindacalista – queste ditte hanno un contratto con Amazon che non offre loro capacità di mediazione: giri, tempistiche, orari, sono definiti dalla ditta appaltante, le ditte hanno mezzi in leasing forniti da Amazon, per cui noi chiediamo che sia Amazon, in quanto committente, a realizzare dei contratti da sottoscrivere con le ditte di appalto che tutelino i lavoratori, come già avviene per altre ditte di trasporto. Convocata dal Ministero, l’Azienda ha dovuto sedersi al tavolo. Ora nel giro di due mesi capiremo quale linea avrà deciso di seguire la multinazionale, ma crediamo che ogni azienda, nel momento in cui apre una filiale in un Paese, debba sottostare alle regole del Paese in cui si trova”.

Nel numero di Vita del Popolo in uscita il 25 aprile lo speciale su Amazon con le interviste ai lavoratori e gli approfondimenti sui depositi che saranno aperti nel Trevigiano

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