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L'aumento per gli insegnanti scompare e riappare

A gennaio torna il problema della restituzione dei 150 euro . Assieme alle rassicurazioni.

Parole chiave: insegnanti (15), scuola (569), governo (271)
L'aumento per gli insegnanti scompare e riappare

Ma dove è finito l’aumento di 150 euro che alcuni insegnanti avevano ottenuto nel corso del 2013? Tutti ricordiamo lo scarica barile tra ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza e dell’economia Fabrizio Saccomanni sulla decisione presa subito dopo Natale di recuperare 150 euro mensili a una serie di docenti che avevano avuto uno scatto nel 2013.
Un automatismo che poteva costare fino a mille euro di restituzione ai docenti.
In verità non si trattava di tutti i docenti, ma di quelli che avevano maturato il “gradone” triennale nel corso del 2013. Altri che lo avevano maturato prima del 1° gennaio 2013, per i complessi meccanismi della finanza pubblica, non li avevano ancora visti in busta paga e quindi non li dovevano restituire. Di fronte a questa improvvisa richiesta di rimborso il primo ministro Enrico Letta aveva lanciato su Twitter l’avviso che nulla sarebbe stato restituito.
Tutto risolto dunque? Niente affatto. A gennaio lo stipendio ritorna ad essere senza i 150 euro e c’è una lettera allegata al cedolino che parla di restituzione di quanto percepito. Insorgono i sindacati e dopo una settimana nuovo cedolino e reintegro dei 150 euro. Un reintegro provvisorio in attesa della trattativa tra Aran, l’agenzia che tratta i contratti pubblici, con le parti sociali. L’Aran in questi giorni ha avuto indicazioni dal Governo su come comportarsi.
Come finirà? Il tema è caldissimo, tutte le forze politiche sanno che la scuola ha già pagato molto e la ripresa degli scatti veniva operata con risorse risparmiate proprio nella scuola: il Ministero aveva recuperato i soldi necessari tagliando sul fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. I partiti sanno che si giocano una parte del loro consenso elettorale su questa questione, in due direzioni opposte: chi intende valorizzare la scuola pubblica e chi intende invece colpire i “privilegi” dei dipendenti pubblici. Proprio un labirinto in cui è difficile districarsi. La responsabile formazione di Scelta Civica mette i piedi sul piatto degli insegnanti e l’onorevole Ilaria Capua detta la sua ricetta in un’intervista a Tuttoscuola: “Serve un’assunzione di responsabilità. Il corpo docente è profondamente sottoutilizzato. Perché i professori lavorano 18 ore a settimana e hanno un giorno libero: questo oggigiorno  non lo può fare nessun lavoratore”. Dall’altra parte si ribatte che gli stipendi degli insegnati italiani sono tra i più bassi d’Europa e in effetti il rapporto Euridice della commissione Europea constata che il massimo che può entrare in tasca a un insegnante italiano dopo una lunghissima carriera è infatti poco al di sotto dei 39mila euro. Un omologo tedesco parte da oltre 48mila euro di stipendio, uno spagnolo da 31mila e uno belga da quasi 38mila. Insomma, quello che per un prof italiano è il punto d’arrivo per i soci di riferimento in Europa è il punto di partenza,  e gli orari di lavoro non sono molto diversi. Inoltre quest’anno gli insegnanti italiani sono stati premiati dal rapporto Ocse Pisa sulla qualità dell’insegnamento, infatti quelli del Triveneto e della Lombardia restano i migliori licei d’Europa e la situazione si muove anche nel resto d’Italia, rimontando posizioni.

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