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"L'autonomia? Magari si fa...", Le previsioni del sociologo Marini sul Conte bis

“Del doman non c’è certezza. Ma quelli che criticano la modalità di formazione di questo Governo, dimenticano che anche lo scorso anno si è fatto lo stesso. Il problema, semmai, è la legge elettorale che non favorisce la governabilità”. La pensa così il professor Daniele Marini, uno dei più autorevoli osservatori da Nordest della realtà politica economica e sociale. E se l’Esecutivo che nasce non è certo a trazione nordista e soprattutto veneta, “bisognerà vedere quali risposte arriveranno. L’approccio, soprattutto delle categorie economiche, sarà molto pragmatico. E anche sull’autonomia è prevedibile che si arrivi a una mediazione”.

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"L'autonomia? Magari si fa...", Le previsioni del sociologo Marini sul Conte bis

“Del doman non c’è certezza. Ma quelli che criticano la modalità di formazione di questo Governo, dimenticano che anche lo scorso anno si è fatto lo stesso. Il problema, semmai, è la legge elettorale che non favorisce la governabilità”. La pensa così il professor Daniele Marini, uno dei più autorevoli osservatori da Nordest della realtà politica economica e sociale. E se l’Esecutivo che nasce non è certo a trazione nordista e soprattutto veneta, “bisognerà vedere quali risposte arriveranno. L’approccio, soprattutto delle categorie economiche, sarà molto pragmatico. E anche sull’autonomia è prevedibile che si arrivi a una mediazione”.
Marini, docente di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore di S.C. Community group, ha risposto così alle nostre domande sul nuovo Esecutivo M5S-Pd.
Professore, che tipo di Governo è quello che parte?
E’ un Governo nato in fretta, perché giustamente il presidente Mattarella ha messo dei paletti. Ma è difficile, in queste condizioni, pensare a costruzioni politiche di lungo periodo. Fu così anche lo scorso anno per la nascita del Governo gialloverde.
Inevitabile, quindi, nello scenario attuale, un Governo di questo tipo?
Questo e il precedente sono il frutto di una legge elettorale pensata sull’onda dei successi del Pd di Renzi, che ci consegna, però, una scarsa governabilità. Noi siamo l’unico Paese che cambia continuamente la legge elettorale e lo fa per le convenienze del momento. In Francia, Germania, Spagna non ci pensano nemmeno. Anche questo Governo intende cambiare la legge elettorale, il mio auspicio è che lo si faccia mettendo da parte le convenienze.
Per la verità, l’idea è quella di renderla più proporzionale, per sbarrare la strada a Salvini...
Sarebbe una cosa miope. Oggi l’elettorato è mobile e fluido, le convenienze di oggi non sono quelle di domani e per un Paese è importante garantire la governabilità.
Torniamo al Governo, come potranno stare insieme persone che si insultavano fino all’altro giorno?
Vero, ma anche in questo caso lo scenario è simile al precedente. Direi, anzi, che c’è una diversità. Il Governo gialloverde stava in piedi su un semplice contratto, erano state messe insieme istanze tra loro divergenti. Era già scritto che sarebbe finita così. Nessun matrimonio si regge senza valori condivisi. Qui, invece, si intravede un barlume di progettualità politica, certo tutta da confermare.
Il M5S saprà trasformarsi in forza di governo?
Sono stati nella stanza dei bottoni per più di un anno, si sono resi conto che il passo dalla proposta al governo è lungo. La svolta di Grillo la dice lunga. Ci vorrà l’arte del compromesso, che non necessariamente è al ribasso.
Di Salvini che ne sarà? C’è chi dice che sia avviato a un rapido declino e chi sostiene che anzi questo Governo lo alimenterà.
Difficile dirlo. Alcuni studi americani, però, spiegano che il consenso sui social ha una durata media di un anno e 4 mesi. Il social ti costringe a continue interazioni, a una presenza continua, a una velocità elevata. E’ inevitabile, prima o poi, andare fuori giri. Un giorno è la nutella, un altro le parole sui migranti, un altro ancora il mojito al Papeete, prima o poi sbagli e il declino rischia di essere rapido, ci potrebbe essere qualche parallelismo con Renzi. Non dimentichiamo che la Lega apparentemente è unita, ma nel retrobottega i mal di pancia ci sono. E poi... si ricordi: gli italiani diffidano sempre di chi vuole troppo potere, addirittura pieni poteri. Non dimentichiamo, infine, che da mesi i social registravano un’ascesa di Conte, almeno da marzo.
Questione veneta: la nostra regione è, elettoralmente parlando, all’opposizione del Conte bis. Le cose andranno davvero così?
Diciamo anzitutto una cosa: non è che perché c’era la Lega al Governo, il Veneto ha portato a casa qualcosa. Pensiamo all’autonomia, alle infrastrutture... E’ indubbio che avere nell’Esecutivo esponenti di un territorio aiuta, ma non basta per avere risultati. Io, soprattutto nei ceti imprenditoriali, vedo un “sano pragmatismo”. C’è l’attesa che si faccia qualcosa per il sistema produttivo. Non dimentichiamo che anche nella nostra regione l’elettorato è mobile e Renzi aveva sfiorato il 40%, alle Europee del 2014.
Quindi?
Quindi, del doman non c’è certezza. Se il Governo risponderà alle attese, ci sarà una ripercussione nei risultati elettorali anche in Veneto, dove peraltro la Lega ha un consenso radicato, che deriva anche dal fatto che amministra molte realtà locali, spesso piuttosto bene. Sono cose che si possono misurare solo nel tempo.
E l’autonomia? Tutto si insabbierà?
Anche in questo caso, forse che con la Lega al Governo il Veneto ha portato a casa qualcosa? Nulla, in realtà. Paradossalmente, la pre-intesa l’aveva firmata Gian Claudio Bressa, sottosegretario del Pd. Ipotizzo, senza sapere di ciò che si dice nelle segrete stanze, che si arriverà a una mediazione tra le 23 materie chieste dal Veneto e quelle che il Governo sarà disposto a concedere. Non penso che salti il banco. Oltre a tutto, tra le Regioni in ballo, c’è anche l’Emilia Romagna, che andrà al voto in autunno. Mi aspetto che sia proprio questa Regione a tentare di forzare la situazione.

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