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L'energia in comunità

Le bollette alle stelle e gli scenari del conflitto in Ucraina impongono scelte alternative, che ora sono possibili. L'intervista a Matteo Ribon, segretario regionale della Confederazione nazionale artigianato

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L'energia in comunità

L’ultimo tassello per le comunità energetiche è stato messo lo scorso novembre con il Decreto legislativo 119, che attua la Direttiva Europea Red II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Le comunità energetiche rinnovabili sono un soggetto giuridico costituito da persone fisiche, piccole medie imprese, enti territoriali o autorità locali, comprese le Amministrazioni comunali. Gli impianti sono situati vicino ai membri della comunità e nascono con lo scopo di offrire benefici ambientali, economici e sociali alla comunità. Le comunità energetiche sono formate da prosumer, ovvero enti o persone che sono nel contempo produttori e consumatori. Il loro mondello è la condivisione dell’energia prodotta, autoproducono e autoconsumano, lo scambio con la rete è ridotto al minimo, si cerca di consumare tutto nel perimetro dei membri della comunità.

In genere si tratta di impianti fotovoltaici, eolici e a volte geotermici, questi impianti possono trovarsi in spazi comuni come giardini pubblici, tetti di palestre comunali, oppure spazi privati, terrazze di condomini, tetti di capannoni, barchesse o pensiline. In quest’ultimo caso il privato cede la parte in eccesso di energia prodotta alla comunità.

Gli artigiani veneti raccontano la loro esperienza: "Puntiamo sull'autoconsumo".

Un salone di acconciatura, che a settembre 2021 pagava bollette per 800 euro mensili, a gennaio 2022 è arrivato a pagarne 2.000. Una piccola impresa meccanica ha visto i costi passare da 4.560 a 11.000 euro. Un’impresa del settore alimentare da 1.600 a 3.500 euro. Questo è il prezzo che gli artigiani hanno dovuto pagare per l’aumento dei costi di gas, petrolio, energia elettrica. La guerra in Ucraina ha cancellato le prospettive di ripartenza dopo il Covid. La Cna, Confederazione nazionale dell’artigianato, del Veneto ha proposto gruppi di acquisto, chiesto risorse aggiuntive, ma alla fine bisogna cercare nuove strade, di più lungo respiro.

“Siamo convinti di dover puntare sulle rinnovabili e in particolare sulle comunità energetiche per l’autoconsumo - afferma il segretario Veneto Cna, Matteo Ribon -. In Regione Veneto si è creata una forte trasversalità attorno alla proposta dell’assessore Roberto Marcato per finanziare incentivi per le aziende artigiane che con Comuni e privati cercheranno di riunire gli sforzi e sfruttare al massimo la prossimità”. Ci sarebbero i fondi del Por Fers e fondi da ricavare dal Pnrr. La proposta di legge 82, “Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche e di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente sul territorio regionale”, permetterebbe di realizzare questo volano poderoso, per il risparmio energetico, rappresentato dalle comunità di autoconsumo.

“Potremmo partire da piccoli impianti di 20 kW e arrivare fino a 200 kW - spiega ancora Ribon -. L’energia prodotta sarebbe utilizzata immediatamente per l’attività artigianale, che come è noto si svolge prevalentemente nelle ore di luce, essenziali per il fotovoltaico. Con la stessa energia si potrebbero alimentare condomini e strutture pubbliche, come Comuni e scuole. Non necessariamente si dovrebbero usare batterie di accumulo o cedere energia alla rete nazionale. Un sistema, quest’ultimo, che alla fine per i problemi di «trasporto», che si deve pagare comunque, si mangia gran parte dei vantaggi”.

La Cna ha già una convenzione con la società Regalgrid di Treviso, che si occupa di smistamento in loco di energia, potrebbe costituire uno dei supporti di partenza per gli associati. “Certo durante il periodo del Covid, vista la bassa attività, si potevano forse realizzare queste comunità, ma le aziende erano strozzate dalla pandemia, erano in difficoltà operativa. Di fronte, poi, abbiamo sempre questo gigante mangiatempo che è la burocrazia e prima di rientrare dall’investimento gli artigiani devono attendere troppo. Le imprese artigiane sono escluse dal bonus fiscale del 50 per cento o dal 110 per cento. Ora c’è bisogno di una spinta, per esempio un credito di imposta di tre anni sull’investimento iniziale. Su questo fronte il progetto di legge della Regione Veneto potrebbe fare molto. Un’ulteriore incentivazione potrebbe arrivare a livello nazionale”.

Per il segretario veneto della Cna le superfici per installare i pannelli sono molte nelle zone artigianali, le prime che dovrebbero essere interessate dalle comunità energetiche. “Penso alle aree di parcheggio, ai tetti dei capannoni, alle pensiline per il deposito materiali. Certo lo stop and go, questo tira e molla a cui siamo continuamente sottoposti non giova. Nel 2020 sembrava che dovessimo partire diretti verso il fotovoltaico, poi si è fermato tutto, il Covid ha congelato la situazione. Ora sembra che se ne riparli. Ma l’artigiano non può rimanere incerto sugli incentivi, sui tempi di rientro dall’investimento. Dobbiamo costruire percorsi a medio termine, senza decisioni altalenanti”.

“Le comunità energetiche sono una risorsa, perché permettono di uscire dal regime di monopolio, l’energia viene consumata nel contesto in cui viene prodotta, ci sono meno difficoltà operative e viene autoconsumata in maniera efficiente. La prossimità è la leva che permette il massimo del risparmio energetico. Abbiamo perso troppo tempo sul rilancio delle fonti alternative, però sappiamo che non possiamo più essere dipendenti dai grandi circuiti”. La Cna, conclude Ribon, “darà gli strumenti agli artigiani per gestire questo passaggio, offrirà consulenza per trovare i riferimenti tecnici giusti per le imprese. La politica, in particolare la Regione Veneto, devono fare la loro parte e chiudere al più presto il percorso legislativo”.

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