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LE STORIE DEL PRIMO MAGGIO. Alfredo, per non "morire" la vendita al dettaglio di carne

La Agrifel di Paese è una piccola impresa che si occupa della lavorazione di carni per la vendita all’ingrosso. Il titolare si è trovato con un’azienda che poteva rimanere aperta, con i frigoriferi pieni di carne, ma senza più un mercato. E prova a re-inventarsi.

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LE STORIE DEL PRIMO MAGGIO. Alfredo, per non "morire" la vendita al dettaglio di carne

La Agrifel di Paese ha aperto la propria attività ormai 20 anni fa. E’ una piccola impresa che si occupa della lavorazione di carni per la vendita all’ingrosso, soprattutto a ristoranti e a centri di cottura come mense e gastronomie. Nel momento in cui tutto è stato chiuso, Alfredo Pollon, il titolare, si è trovato con un’azienda che poteva rimanere aperta, vendendo beni di prima necessità, con i frigoriferi pieni di carne, ma senza più un mercato. “Il mio primo pensiero è stato «oggi fallisco». L’unica fetta di mercato su cui mi ero concentrato era chiusa. L’azienda avrebbe i permessi per lo spaccio al dettaglio e per il commercio con l’estero, ma non avevo mai attivato queste possibilità. Offrivo un servizio impeccabile alla ristorazione. A quel punto non pensavo sarei più riuscito a rimanere in piedi. Ho iniziato a muovermi senza sapere cosa stavo facendo, senza nessun sostegno dalle Asl, dal Governo, il primo momento è stato totalmente allo sbaraglio. Macellai e supermercati hanno i loro fornitori, telefonavo in giro, ma tutti avevano già dei contratti, una piccola azienda non può competere per fare offerte ai supermercati, senza contare che ci sono colossi del mio settore che si sono trovati nella stessa situazione ma con molte più risorse”.

I dieci dipendenti sono stati messi in cassa integrazione, ma Alfredo non si è perso d’animo: ha aperto lo spaccio al dettaglio, ha iniziato a fare consegne a domicilio e a raccogliere tutti gli ordini possibili, anche in perdita, al solo scopo di poter rimanere aperto e pagare tutte le spese fino al ritorno alla normalità: “Ho aperto la vendita al dettaglio, ci metto la faccia e mantengo i prezzi dell’ingrosso che sono del 40 o 50% più bassi rispetto ai negozi. Non mi piace speculare. Per venire incontro a chi non può raggiungere il negozio, porto la carne a domicilio. Ho pubblicizzato la nuova attività sui social, ma è difficile far capire alle persone che vendo carne di ottima qualità e che i prezzi sono bassi perché all’ingrosso. Pochissimi dei ristoratori che rifornivo ora preparano da asporto, perché non rientrano delle spese, se fosse permesso recarsi a comprare pasti da asporto, in sicurezza, tutta la filiera ripartirebbe. Ci è andata bene la settimana di Pasqua, ma ora le richieste di carne sono bassissime. Continuo a rifornire i clienti che fanno i mercati, ma hanno diminuito così tanto le vendite che consegno in perdita, lavorando con orari folli perché non mi posso permettere di far rientrare nessuno dalla cassa integrazione, né di perdere la vendita di nemmeno un chilo di carne”.

Nelle prime settimane Pollon aveva anche trovato un paio di supermercati che non riuscivano più a far fronte alle richieste di pollame della clientela, ma è stato un fuoco di paglia. “La cosa più vergognosa è la speculazione sui prezzi – ha denunciato –. A monte della filiera, produttori e grossisti vengono pagati una miseria, con un continuo gioco al ribasso, poiché la domanda diminuisce, invece al dettaglio i prezzi sono altissimi e i consumatori non possono nemmeno confrontarli dovendo andare a rifornirsi nei punti vendita più vicini a casa”.

Fortunatamente con il passare del tempo qualche piccolo aiuto è arrivato e ora Alfredo Pollon prova anche a guardare al futuro: “Hanno posticipato le tasse del 15 marzo al 16 aprile e con grande fatica sono riuscito a pagare tutto, aprile e maggio sono rinviate al 30 giugno ed è già qualcosa, visto che affitto e luce, con le celle frigorifere che vanno giorno e notte, devo continuare a pagarli. Ora attendo che si chiariscano le modalità per i prestiti agevolati garantiti dallo Stato. Se sarà possibile prenderò quei soldi per mettermi nuovamente in gioco, per dare ossigeno all’azienda e anche alla mia mente. Finché ce la farò mi adeguerò. Non solo per me, ma anche per riavere a lavoro tutti i miei dipendenti e non lasciare a casa nessuno”.

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