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La Lega s'è destra!

Solo un anno fa il partito si presentava dilaniato nelle sue roccaforti, senza leader e progetto. In pichi mesi è cambiato tutto. Ed ora Salvini vuole far diventare il Carroccio un partito nazionale. Puntando al "tanto peggio, tanto meglio".

Parole chiave: lega nord (18), lega (106), salvini (18)
La Lega s'è destra!

La sorpresa è solo parziale. Già all’indomani del tonfo elettorale, nel numero del 3 marzo 2013 - pare un secolo fa ma sono passati solo venti mesi - il nostro giornale faceva presente che la Lega già altre volte era passata da clamorosi tracolli a impetuose risalite. Nel 2001, per esempio, tornata ad allearsi con Berlusconi, era scesa sotto il 4 per cento, per poi riguadagnare spazio.
Sta accadendo anche stavolta. Era possibile, non scontato. Solo un anno fa il partito si presentava dilaniato nelle sue roccaforti, tra cui Treviso. Senza un leader, dopo il tramonto di Bossi, travolto dalle inchieste, e la scelta di Maroni di preferire la dorata poltrona di presidente della Lombardia a quella ben meno gratificante di leader di un partito in decadenza. Senza un progetto, visto che non funzionava più il giochino di presentarsi al tempo stesso come partito di lotta e di governo, come sindacalista territoriale “costretto” a governare a Roma. La stessa idea guida della segreteria Maroni, quella del partito del nord, sul modello “bavarese”, appariva debole. E la base se ne stava andando, pezzi interi di elettorato si lasciavano affascinare, soprattutto, dal Movimento 5 stelle.
Dopo pochi mesi è cambiato tutto. Ora la Lega ha un leader, il segretario Matteo Salvini eletto nel congresso del dicembre 2013. Ha un progetto politico, che si identifica con quello degli altri partiti di destra anti-europeisti. E’ tornata ad essere granitica, se anche gli “eretici” come il sindaco di Montebelluna Marzio Favero (vedi l’intervista pubblicata a pagina 9 della Vita del popolo del 23 novembre)), tornano ad essere “allineati”, pur con qualche mal di pancia. A Treviso, per dire, la vecchia componente bossiana è tornata ad essere decisiva per l’elezione del nuovo segretario Dimitri Coin. Alle elezioni Europee il partito è andato benino, alle Comunali, nelle regioni del Nord, ha perso qualche municipio importante, ma le sconfitte sono state bilanciate con gli interessi dalla roboante vittoria di Massimo Bitonci a Padova. E il presidente del Veneto Luca Zaia attentissimo, nei momenti difficili, ad evitare i coltelli che volavano da tutte le parti, appare ora favorito per le elezioni regionali del prossimo anno.
Ma il successo in Veneto non è l’unico obiettivo di Salvini. Il suo sogno è riuscire dove ha fallito Bossi: trasformare la Lega in partito nazionale e contendere alle prossime elezioni politiche la potrona di premier all’altro Matteo che già siede a palazzo Chigi. Altro che partito bavarese... Fattibile? Forse si potrà già capire dalle elezioni regionali che si tengono proprio questa domenica 23 novembre in Emilia Romagna e in Calabria.
Di certo c’è che i due Matteo - Renzi e Salvini - hanno capito per primi che, politicamente parlando, c’era una carcassa da spolpare, la balena azzurra di Forza Italia che pare inesorabilmente spiaggiata. I denti dei due Matteo sono senza dubbio più affilati di coloro che per primi si erano candidati a compiere l’operazione: Alfano e Casini sul fronte moderato, i Fratelli d’Italia della Meloni sulla destra. E se Renzi sta cercando di attirare a sé la parte più governativa del centrodestra, Salvini ha capito che, proprio a destra, si è aperta una prateria. E non lascia nulla di intentato per raggiungere l’obiettivo. La parola secessione è stata bandita, pure di federalismo si parla pochino, le battaglie forti sono rimaste due: l’antieuropeismo, con il conseguente “no” all’Euro, e la polemica contro l’immigrazione, per la verità una battaglia “storica” del Carroccio. Due temi, insomma, che trovano consensi a tutte le latitudini della penisola. E trovano terreno fertile nell’attuale crisi, economica e sociale. Insomma, Salvini punta sul “tanto peggio, tanto meglio”. Solo se l’economia continuerà ad andare male e se a livello di politiche europee le cose non cambieranno, Salvini potrà sfondare anche a sud. Chissà, però, se a qual punto saranno contenti i piccoli imprenditori del nord, da sempre grandi elettori del Carroccio.

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roberto kolm 01/12/2014 17:44
lega partito nazionale?
Non confondiamo i Mattei, please .
Il Matteo toscano parla del PD come "partito della nazione":
Il Matteo lombardo , parla di una " federazione di movimenti" che avranno un manifesto comune, con gli obbiettivi da cercare di ragguingere:.
Non è quindi un partito, tanto meno centralista.
Allo scopo di "grattarci insieme le rogne comuni" che Roma estende a tutta italia, marceremo divisi per "colpire uniti" . Come un una morsa, le 2 ganasce, la ganascia del centro sud e quella del nord, si strigeranno, colla vite a coclea, che è la crisi , sul centralismo di Roma:
Come si può vedere, di partito nazionale c'è molto poco. Di anticentralismo, invece, molto.
dar voce ai territori per uscire con proposte comuni dalla crisi, e non è poco.
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roberto kolm 21/11/2014 16:22
piccoli imprenditori
i piccoli imprenditori del nord, del centro, del sud sono strangolati dalle tasse che non permettono già nuovi investimenti e nemmeno di continuare l'attività.Questo è il punto che hanno in comune. Il resto è retorica propagandata dai singoli partiti, per menare il can per l'aia ( finchè l'aia c'è).
La flat -tax al 20% è un obbiettivo comune a tutti per permettere la ripresa della capitalizzaziomne da investire nell'azienda. Al posto del 63% di tassazione, per chi la paga.
Però il 20 % di tasse non è sufficiente a finanziare circa 60 miiardi di spese asistenziali e sprechi, come da calcoli del "fu" Commissario alla spending rewiev ( riduzione della spesa pubblica) Cottarelli, licenziato da Renzi.
80 miliardi su 210 miliardi di spesa pubblica,al netto degli interessi( spesa strutturale), fatte salve sanità e pensioni e welfare ( quello serio, e non dei falsi etc.) e scuola, era un risparmio fattibile in 3 anni, secondo lo studio di Cottarelli, tenuto nel cassetto governativo
( e costato anche caro).
Col 20% di tassazione, come in 40 paesi del mondo, fra cui 12 paesi europei e la Russia, gli investimenti hanno il fiato per ripartire. Gli sprechi no. Questo è il fatto su cui contendere con il governo.Come andrà ? non lo so ancora, ma la crisi europea, al suo settimo anno ( il 2015) di tunnel con la novità della deflazione europea, la crisi, ripeto, sa come andrà a finire.
Meglio prevenire che curare dopo, le alluvioni insegnano.
Stavolta è un' alluvione sociale.

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