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La Provincia di Treviso recupera spazi, a settembre tutti in aula

Recuperare spazi per le scuole superiori del Trevigiano. E farlo entro il 14 settembre, prima dell’inizio del prossimo anno scolastico. E’ questo l’obiettivo (diversamente definito anche “sfida” o “miracolo”) che si è dato la Provincia di Treviso, in stretta collaborazione con il Miur e con le Amministrazioni comunali. Il tutto per fare in modo che i 39.612 studenti, e 1.706 classi, che inizieranno il prossimo anno scolastico 2020/2021 possano farlo in presenza.

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La Provincia di Treviso recupera spazi, a settembre tutti in aula

Recuperare spazi per le scuole superiori del Trevigiano. E farlo entro il 14 settembre, prima dell’inizio del prossimo anno scolastico. E’ questo l’obiettivo (diversamente definito anche “sfida” o “miracolo”) che si è dato la Provincia di Treviso, in stretta collaborazione con il Miur e con le Amministrazioni comunali. Il tutto per fare in modo che i 39.612 studenti, e 1.706 classi, che inizieranno il prossimo anno scolastico 2020/2021 possano farlo in presenza.

“Le criticità legate all’emergenza Covid-19 si sono sommate a criticità preesistenti - ha sottolineato il presidente della Provincia Stefano Marcon, nel presentare alla stampa le soluzioni trovate -. La popolazione scolastica, tra l’altro, quest’anno aumenta di 1.044 unità rispetto al 2019”. Nel territorio trevigiano sono presenti sei poli scolastici. Quattro non registrano criticità rilevanti, mentre i problemi maggiori per mancanza di spazi sono evidenti a Treviso e Castelfranco Veneto e sono emersi negli incontri che in questi mesi la Provincia di Treviso ha avuto assieme all’Ufficio scolastico provinciale con tutti i dirigenti scolastici dei 37 Istituti distribuiti in oltre 90 edifici. Ogni dirigente in questo periodo ha fatto pervenire alla Provincia le richieste per l’adeguamento degli spazi.

La sfida, però, è quella di dare due nuove sedi a Treviso e Castelfranco, mentre per gli altri istituti si tratta spesso di edilizia leggera, ovvero di interventi per ottimizzare gli spazi all’interno della struttura, come rimozioni di pareti, o la creazione anche di pareti mobili per utilizzare come aule spazi adibiti ad altro, come possono essere le palestre o le aule ricevimento o le aule insegnanti.

Ed eccole le soluzioni trovate: per il polo di Treviso, è previsto il recupero della sede Giorgi-Fermi, in zona Ghirada, sottoutilizzata in questo periodo, in quanto ospitava solo 4 classi degli odontotecnici. La Provincia sta dialogando con la Mom per offrire il servizio trasporti in sicurezza per il migliaio di studenti previsto che graviterà su una zona già trafficata al mattino per i lavoratori pendolari. Si ricaveranno 19 classi e altre più 2 piccole destinate all’istituto Besta. E’ anche in corso di valutazione l’ipotesi dell’istituto Turazza, ma per il futuro.

Per il polo di Castelfranco, si lavora al recupero del padiglione L dell’ex ospedale. Qui i lavori si prospettano ingenti, vista la natura dell’edificio e la nuova destinazione: troveranno posto 23 aule e 4 laboratori.

Per il polo di Oderzo si è trovata la disponibilità per alcuni locali di proprietà del Comune nell’Edificio delle associazioni. Per il Montebellunese, 4 classi saranno ricavate nel Palazzo Piva a Valdobbiadene mentre le 2 aule mancanti del Maffioli si ricaveranno da un accordo tra Einaudi e Levi-Maffioli. Ci sarebbe anche la disponibilità dell’ex scuola media a Casella d’Asolo che per il momento non verrà sfruttata, in quanto non ritenuta necessaria.

Alla presentazione, oltre ai dirigenti e tecnici della Provincia, era presente anche la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Barbara Sardella: “Con soddisfazione presentiamo la soluzione trevigiana per la quale ringrazio i dirigenti scolastici e la Provincia che assieme a noi hanno lavorato per far iniziare l’anno in presenza agli studenti,. Per quanto riguarda l’organico, è stata inviata la richiesta in base al monitoraggio regionale. A mancare sono soprattutto i collaboratori scolastici. Abbiamo già attinto alle graduatorie ad esaurimento per gli insegnanti, per cui le nuove immissioni saranno di precari. In attesa del concorso”.

Nelle classi elementari e medie si ripartirà con un numero inferiore di alunni, fatto che, in questo momento, aiuta le soluzioni per il distanziamento. “Creando anche delle alternative didattiche - spiega la dirigente Sardella - che non sono la didattica a distanza, ma proposte per gruppi più piccoli di studenti, mentre il resto rimane in classe, ovviamente a turno. Penso ad esempio all’Educazione civica interdisciplinare che parte in questo anno scolastico”.

L’obiettivo è che elementari e medie partano tutte in presenza, così come la prima e la terza classe delle superiori, che iniziano nuovi cicli di studio. Per gli altri, ogni istituto nella sua autonomia troverà la soluzione più adatta. Molte scuole, ad esempio, hanno richiesto l’adeguamento di impianti elettrici e meccanici per offrire nuovi spazi didattici (aule e laboratori), anche nelle palestre per cui si aprirà il capitolo di dove far svolgere l’educazione fisica. Inoltre, sono stati messi a disposizione, già prima dell’emergenza,  1.425 banchi 70 x 50 con gara già bandita. “E li abbiamo pagati 20/25 euro l’uno, non 300 euro, come proposto dal Ministero...”, ha sorriso il presidente Marcon. Per la prima fase di interventi si utilizzerà un milione e 300 mila euro di fondi strutturali europei Pon, assegnati per il recupero di spazi e aule. Altri si troveranno coi fondi di bilancio in attesa di ulteriori finanziamenti già richiesti al Ministero.

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