Società e Politica
stampa

La lezione della Germania multietnica

“La Germania ha recepito i cambi avvenuti nella società e li ha introdotti nella legislazione per garantire i diritti di tutti. In Italia tutto ciò non è minimamente avvenuto”, commenta Carlo Balestri, fondatore dei Mondiali antirazzisti e responsabile del dipartimento politiche internazionali, cooperazione e multiculturalità dell'Uisp.

Parole chiave: ius soli (5), germania (5), uisp (1), mondiali 2014 (6), sport (69)
La lezione della Germania multietnica

Boateng è ghanese, Mustafi albanese, Khedira ha origini tunisine, Klose e Podolsky polacche. Al Maracanà di Rio De Janeiro hanno cantato il loro inno nazionale a squarciagola, quello tedesco. La Germania campione del mondo è una squadra multietnica, specchio dello Stato. Figli di migranti, patriottici, hanno dimostrato come un insieme così variegato possa essere una macchina perfetta. E in Italia? Beh, in Italia le cose vanno diversamente. In Italia lo ius soli non esiste: in Italia non è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. In Italia, come spiega il sito del ministero dell’Interno, “la legge 91 del 1992 indica il principio dello ius sanguinis come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l’acquisto automatico della cittadinanza iure soli continua a rimanere limitato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non seguono la cittadinanza dei genitori”.

“La Germania ha recepito i cambi avvenuti nella società e li ha introdotti nella legislazione per garantire i diritti di tutti. In Italia tutto ciò non è minimamente avvenuto”, commenta Carlo Balestri, fondatore dei Mondiali antirazzisti e responsabile del dipartimento politiche internazionali, cooperazione e multiculturalità di Uisp (Unione italiana sport per tutti). “Il tesseramento di calciatori minori stranieri, per esempio, è una prassi esageratamente complessa, che richiede un sacco di documenti. Tra l’altro, rispetto al passato s’è fatta ancora più rigida. Leggi come la Bossi-Fini hanno girato il coltello nella piaga. E poi ci sono i tempi biblici della burocrazia italiana per il riconoscimento della cittadinanza italiana una volta maggiorenni. Tutto questo trambusto per preservare una presunta purezza mai realmente esistita”. E se parlare di ius soli oggi è quasi diventato un tabù (“Ci provò il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, trovando una fortissima opposizione. Oggi il dicastero nemmeno esiste più”), la cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano è un argomento spinoso anche nella società: “Siamo molto distanti da quello fatto in Germania anche da un punto di vista culturale, basti vedere cosa è successo pochi giorni fa a Castel Volturno prima, dopo – e durante – la lite tra italiani e ivoriani”.

Ma ci sono federazioni italiane che cominciano ad aprire agli stranieri: come la boxe, o il cricket, il secondo sport più praticato al mondo. I giocatori di cricket nati in Italia da genitori stranieri possono rappresentare la nazionale azzurra anche se non hanno la cittadinanza o se vi risiedono da almeno 7 anni (da 4 se vogliono giocare nella formazione giovanile): vengono, insomma, considerati italiani ben prima della legge. È così dal 2003, quando la Federazione italiana di cricket è stato il primo organismo sportivo a riconoscere parità di diritti ai suoi atleti in base alla nascita. Altra cosa sono gli oriundi naturalizzati del calcio, che con il Paese in cui scelgono di giocare c’entrano poco o nulla, e si richiamano solo ad antenati – talvolta lontanissimi – di origine italiana. “Poi c’è il paradosso della Legge Tremaglia che ha modificato le modalità relative all’esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero, ampliandole a una fetta ancora maggiore di persone. Non vivono in Italia, non vi pagano le tasse, non conoscono il Paese ma hanno diritto di voto. Negato, però, a tante persone che vivono lungo lo stivale e pagano le tasse allo Stato. Nello sport, come a livello statale, c’è parecchio da lavorare”.

Fonte: Redattore Sociale
La lezione della Germania multietnica
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento