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La ministra Stefani: "Grande responsabilità, arriverà davvero l'autonomia"

Il mio non sarà il ministero del Nord. L’incarico riguarderà tutto il Paese”, afferma la senatrice vicentina, responsabile degli Affari regionali e autonomie nell'esecutivo giallo-verde di Giuseppe Conte.

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La ministra Stefani: "Grande responsabilità, arriverà davvero l'autonomia"

“La responsabilità che mi è stata affidata rappresenta per me un grande onore”. Commenta così Erika Stefani la nomina a ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie del governo Conte. Classe 1971, originaria di Trissino di cui è stata vicesindaco, senatrice della Lega, è alla sua seconda legislatura.
“C’è in me – aggiunge – anche un filo di orgoglio come ministro vicentino, pensando alle grandi figure di politici vicentini precedenti (da Rumor a Treu), anche se quelle, certo, erano altre stagioni politiche. Oltre a questo sento anche un carico enorme di responsabilità perché il Paese sta chiedendo moltissimo, ha aspettative molto elevate e non sarà facile”.
Sono aspettative che riguardano anche il ministero che le è affidato?
Diciamo che il mio compito ha dei confini determinati. Si tratta però di una materia molto complessa. So che dovrò studiare molto, perché gli interventi di cui si discute vanno a modificare l’impianto dello Stato. Sono peraltro consapevole che o riesco a portare a casa dei risultati concreti o i tempi si allungheranno ulteriormente, con riferimento a tutto il tema dell’autonomia.
Una leghista alle Riforme e una 5Stelle al Ministero per il Sud. Siamo di fronte a un governo a doppia trazione, nordista e sudista?
Non direi. Da un lato la questione del Mezzogiorno rimane irrisolta, dall’altro la questione delle autonomia riguarda tutto il Paese. Io, poi, mi devo occupare anche dei rapporti con le Regioni a statuto speciale: dal Trentino alla Sicilia.
E’ preoccupata?
Diciamo che sono consapevole che si tratta di un lavoro enorme che riguarda tutto lo Stato. Non è il ministero del Nord, se fosse così sarebbe destinato a fallire. Sarà importantissimo il dialogo che riusciremo a sviluppare nella Conferenza Stato – Regioni.
Ma su questi temi la vostra sensibilità non sembra proprio in linea con quella dei 5 Stelle. Come riuscirete a lavorare insieme?
Finora non ho registrato resistenze o problemi. Ricordo che i 5Stelle in Veneto ci hanno aiutato fattivamente per il referendum sull’autonomia. Questo mi pare un precedente importante.
Qual è la sua scaletta di lavoro?
Verificherò lo stato dell’arte e cercherò di capire le politiche delle singole Regioni. Ovviamente, si tratterà di lavorare innanzitutto con quelle che hanno chiesto una maggiore autonomia. In tale prospettiva quella che è più avanti nelle diverse procedure è senz’altro il Veneto.
Ma l’idea di una geometria variabile, come si enuncia nel contratto di governo, non rischia di creare degli squilibri tra le diverse Regioni?
Il trasferimento di competenze, costi e risorse a chi lo chiede ed è in grado di ottenerlo dovrà avvenire senza abbandonare le altre Regioni. L’obiettivo deve essere quello di portare avanti tutto uno Stato. Ovviamente, le Regioni che avranno maggiore autonomia, avranno anche maggiore responsabilità.

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