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La pace è in cammino

Ampia adesione alla Perugia-Assisi del 24 aprile. C’erano anche il sindaco di Preganziol, Paolo Galeano, e gli studenti del liceo classico “Giorgione” di Castelfranco

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La pace è in cammino

Il 24 aprile c’erano moltissime realtà, persone di ogni fede e orientamento culturale e politico, provenienti da varie parti dell’Italia, per chiedere a gran voce di fermare la guerra. Più di 20 mila persone sono partite dai Giardini del Frontone di Perugia e in 6 ore di cammino hanno percorso 24 km raggiungendo, per la prima volta nella sua storia, la piazza inferiore di San Francesco di Assisi (anziché la Rocca), luogo simbolo della pace.

Aldo Capitini, promotore nel 1961 della prima Marcia, la descrisse come un’assemblea in cammino per parlare di pace. E così è stato anche questa volta, alla vigilia della festa della Liberazione. Quasi 400 tra associazioni, gruppi, scuole ed Enti locali hanno aderito alla manifestazione: 156 tra Comuni, Province e Regioni, tra cui il Comune di Preganziol, e 53 scuole tra cui il liceo classico Giorgione di Castelfranco Veneto. La presenza trevigiana si è caratterizzata anche con l’artista Erica Boschiero, che ha animato dal palco di Perugia, con le sue canzoni, l’avvio della Marcia.
Il Papa ha salutato i partecipanti della Marcia nell’Angelus domenicale.

Abbiamo raccolto alcune voci trevigiane tra quanti hanno aderito alla Marcia. “Il nostro Comune ha condiviso l’appello di papa Francesco e ha deciso di aderire alla Perugia-Assisi come messaggio per un cessate il fuoco immediato - ci dice Paolo Galeano, sindaco di Preganziol -. Non dobbiamo oggi far dormire le nostre coscienze. Credo che manifestare per la pace sia un piccolo contributo che come comunità locale possiamo dare”.

Contributo che prosegue nelle “azioni concrete che le nostre comunità locali fanno quotidianamente con il servizio alle persone in difficoltà, ma anche promuovendo iniziative di dialogo e di accoglienza con chi viene da altre aree di crisi”. Storicamente, poi, il Comune di Preganziol è stato promotore di diverse iniziative dai tempi della guerra nella ex- Jugoslavia.
Gli chiediamo come mai il suo è stato l’unico Comune trevigiano ad aderire. “Non credo - afferma Galeano - che il tema della pace sia divisivo a livello locale, anche se vi possono essere dei distinguo sulle scelte nazionali, come l’invio delle armi. Perché no, magari con il coinvolgimento della nostra Regione (ndr, tra le prime a dotarsi di una legge specifica sulla cultura della pace) si potrebbe pensare a un’ambasciata di pace in Ucraina e in Russia, se ci fossero le condizioni, con il supporto dell’associazionismo veneto e dei giovani in servizio civile”.

Galeano conclude dicendo che, a prescindere da questa guerra, “il tempo che viviamo ci sta ponendo delle domande sulla sostenibilità del nostro modello di sviluppo e sulla necessità di promuovere nella quotidianità la cultura della pace e della fratellanza. Come cristiano credo che vada fatto nostro l’invito a costruire progetti di pace e a riporre le armi”.

Silvia Gallo, docente di Lettere al triennio del Liceo Giorgione, è sulla lunghezza d’onda quando ci racconta che “non è velleitario per una scuola manifestare per la pace, considerando le molte guerre che ci sono oggi nel mondo”. L’insegnante aggiunge come l’esperienza vissuta assieme a una quarantina di studenti rappresenti una sorta di continuità didattica in cammino, una giornata di scuola attiva e condivisa con altre persone accomunate dal valore della pace: “Noi consideriamo la costruzione della pace come uno degli obiettivi prioritari dell’educazione alla cittadinanza. Tale educazione si declina con l’attenzione verso tutto ciò che ci circonda, tenendo ben salde le radici del nostro territorio, e con uno sguardo aperto su ciò che accade nel mondo”.
L’insegnante racconta della partecipazione, da anni, del liceo alla Tavola della Pace e al Coordinamento delle scuole per la pace.

Fanno eco le voci di alcuni studenti che ci dicono che “la Marcia ha rappresentato un momento in cui si è messo a frutto ciò che impariamo a scuola” (Francesco). Aderire alla Marcia “è stato un no alla guerra in Ucraina e a tutte le guerre, troppo spesso dimenticate” (Sofia).
Gli studenti dicono concordi che bisogna cambiare mentalità e ripensare al nostro attuale modello di sviluppo. Si chiedono dove stanno le Nazioni unite e l’Europa rispetto ai 25 confitti ad alta intensità.

“Il tema della pace appartiene anche alla nostra generazione e non è qualcosa che riguarda solo il passato ma va costruita con le istituzioni., aggiunge Pietro. “Non pensavamo di vedere in televisione con i nostri occhi le immagini dal cuore dell’Europa che pensavamo di eventi passati da studiare sui libri”, continua Alessandra. Le fa eco Giorgia: “La guerra sembra un avvenimento anacronistico, medioevale”.
Come promuovere la pace, secondo i giovani? Gli studenti del liceo Giorgione hanno risposto: “bisogna incidere sulle banche che finanziano il commercio delle armi” (Francesco), o ancora “partendo dalle piccole azioni quotidiane come il dialogo o costruendo un senso civico nelle relazioni” (Alessandra), “condividendo gli ideali comuni non solo come singoli, ma come comunità” (Elena).

I giovani partecipanti credono che essere “pacifisti” significhi impegnarsi nella quotidianità per i posti di lavoro, per il diritto alla casa, per l’inclusione scolastica, per la giustizia sociale. Domenica scorsa, il messaggio dalla terra di san Francesco è stato ancora una volta che la pace è possibile.

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