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Le Sardine riempiono la piazza anche a Treviso

Nella nostra regione ha aperto le danze Verona, lo scorso 28 novembre, poi è stata la volta di Rovigo e Treviso, sabato 30, e di Padova il primo dicembre. Ora si attendono Belluno il 6, Vicenza il 7 e Venezia il 13. Il successo è stato palese, con grande affluenza in tutte le città e piazze gremite dove le persone si sono strette come sardine per dimostrare pacificamente, senza bandiere di partito, il loro desiderio di partecipazione e di cambiamento.

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Le Sardine riempiono la piazza anche a Treviso

Anche in Veneto le Sardine si sono fatte sentire. Il movimento è nato in Emilia Romagna per esprimere il dissenso contro un certo tipo di politica sguaiata e offensiva, fatta di urla e di insulti, che istiga all’odio e al razzismo e oggi sta mobilitando i cittadini dell’intera Penisola.

Il desiderio di chi scende in piazza è quello di promuovere una politica e una società più civile e rispettosa dei diritti di tutti, antifascista, aperta e solidale.

Nella nostra regione ha aperto le danze Verona, lo scorso 28 novembre, poi è stata la volta di Rovigo e Treviso, sabato 30, e di Padova il primo dicembre. Ora si attendono Belluno il 6, Vicenza il 7 e Venezia il 13.

Il successo è stato palese, con grande affluenza in tutte le città e piazze gremite dove le persone si sono strette come sardine per dimostrare pacificamente, senza bandiere di partito, il loro desiderio di partecipazione e di cambiamento.

“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita. - con queste parole si sono presentate le Sardine bolognesi, primo gruppo nato nelle scorse settimane in reazione alla campagna elettorale leghista per le elezioni regionali in Emilia -. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. […] Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto. […] Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto”.

E il mare è arrivato anche a Treviso dove le Sardine erano 5 mila secondo gli organizzatori, in una piazza Borsa completamente piena che invadeva anche la strada antistante. C’erano ragazzi di tutte le età, adulti, famiglie con bambini e anziani, tutti insieme a manifestare garbatamente contro l’odio e il populismo con cartelloni, striscioni e tante sardine colorate. C’erano esponenti politici e rappresentanti della società civile, ma la maggior parte dei partecipanti non era un “habitué” delle piazze, né un politico di professione.

“Una settimana fa è nato il gruppo Facebook «6.000 Sardine a Treviso» - ha raccontato Francesco Sanson, 22 anni, studente di Informatica e organizzatore del flash mob - e c’è stata subito un’esplosione di adesioni (il 2 dicembre erano 8947, ndr). Quindi abbiamo pensato che anche a Treviso ci fosse il clima giusto e la volontà di portare in piazza una politica diversa; una piazza apartitica, ma non apolitica, questo è importante. Abbiamo iniziato in due, ora siamo già una ventina di organizzatori. Abbiamo innanzitutto dimostrato che di internet si può fare un uso diverso: non per offendere, attaccare e diffondere messaggi d’odio, ma per comunicare, conoscersi, contarsi e scendere in piazza, una piazza bellissima”.

Durante la manifestazione sono stati letti il manifesto di Bologna e alcuni articoli della Costituzione, il tutto intervallato da tanta musica e allegria; non solo Bella Ciao ha risuonato nella piazza, ma anche l’Inno di Mameli, simboli della resistenza al nazifascismo, ma anche dell’amore per il proprio Paese.

“Esiste un Veneto diverso, hanno ribadito i giovani, non abbiamo paura e vogliamo una piazza aperta, una comunità inclusiva, dove viga il rispetto reciproco necessario a costruire una democrazia solidale basata sull’antirazzismo e l’antifascismo”.

“Non scendo abitualmente in piazza e non mi occupo spesso di politica – la testimonianzza di un giovane manifestante: Jacopo, 28 anni – però sono qui perché penso sia importante difendere i diritti civili e i valori legati al rispetto e all’accoglienza”.

“Non faccio politica, ma ho sentito l’esigenza di essere qui in questo momento – ha commentato invece Giuseppe, 47 anni – per protestare contro un’ideologia totalitaria imperante nel nostro Paese e purtroppo anche nel resto dell’Unione europea”.

Il movimento è appena nato, potrebbe crescere ed evolversi, come anche spegnersi in una fiammata di carta; per il momento le forze politiche di destra lo monitorano e si difendono minimizzando, attaccando gli organizzatori e cercando di screditarli; le altre forze politiche tentano invece di tirarlo per la giacchetta: certo, cinquemila persone in una provincia di oltre 885 mila abitanti non spostano gli equilibri politici, ma fanno comunque gola ai vecchi partiti che tentano di rivestirsi di fresco e di portare aria nuova al loro interno. Così nascono gli appelli, “perché se la protesta non viene incanalata in un partito politico che si concretizzi in un voto, rimarrà vana”, ma i ragazzi per ora non ci stanno, non vogliono etichette partitiche e vogliono portare avanti le loro idee in libertà.

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