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Legambiente denuncia: città venete in ritardo sulle politiche ambientali

Pubblicato il XXI rapporto  sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani realizzato in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Sole 24 Ore. In Veneto Belluno è la più virtuosa. Ma Treviso guadagna punti su rifiuti e acqua.

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Legambiente denuncia: città venete in ritardo sulle politiche ambientali

Passano gli anni e poco cambia. Inquinamento atmosferico a livelli d’emergenza e tasso di motorizzazione sempre in crescita. Nelle città italiane continua a tirare la stessa aria; scarse, nel complesso, le novità. Tra gli interventi messi in campo da chi gestisce i centri urbani è davvero difficile trovare una reale spinta a migliorare la qualità della vita di residenti e ospiti: mancano la capacità creativa e il coraggio di riprogrammare le priorità, cambiare la mobilità, abbattere o restaurare, rinnovare non solo singoli edifici ma interi quartieri fermando il consumo di suolo.
 
“Si parla di innovazione, modernizzazione, smart cities, collegando il tutto alla nuova programmazione europea e alle conseguenti nuove opportunità di finanziamento per le politiche urbane – afferma Luigi Lazzaro, Presidente di Legambiente Veneto. Solo parole vuote nella bocca di amministratori locali e regionali: tra i decisori politici dei nostri Comuni capoluogo manca non solo la volontà di elaborare una strategia positiva di trasformazione dell’ecosistema urbano, ma è completamente assente la capacità di immaginare il traguardo, il punto d’arrivo verso cui tendere, sia nel breve che nel lungo o lunghissimo periodo. In assenza di obiettivi chiari e ambiziosi - prosegue Lazzaro - le nostre città non andranno da nessuna parte, schiacciate come sono da logiche parziali e settoriali, a compartimenti stagni”.
Questo il quadro che emerge dalla ventunesima edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani, realizzato in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Sole 24 Ore e presentato oggi a Torino.
In Veneto la città più virtuosa è Belluno, conseguenza del secondo posto a livello nazionale (dietro solo alla piemontese Verbania): buoni risultati negli indici legati all’inquinamento atmosferico, ai rifiuti e a parte della mobilità. Qualche difficoltà in più emerge invece nelle perdite idriche di rete (in peggioramento assieme ai percorsi ciclabili disponibili), nel numero di automobili circolanti e nella produzione di energia rinnovabile.  Per il capoluogo alpino si tratta comunque di una conferma, nonostante non sia più la capolista nazionale come nella precedente edizione dal momento che, risulta corretto sottolinearlo, il metodo di valutazione delle performance è stato rivisto.
Dopo 20 edizioni, infatti, Ecosistema Urbano cambia pelle. Più che concentrarsi sulla qualità ambientale dei capoluoghi di provincia, il focus punta l’attenzione su quegli indicatori che meglio di altri descrivono la qualità delle politiche ambientali delle città, andando a osservare in modo più approfondito quello che l’amministrazione locale fa (o non fa) per migliorare la mobilità, la gestione dei rifiuti e delle acque e – in generale – la qualità del proprio territorio.
Da 26 parametri si è scesi a 18 e il set di indicatori è composto ora da tre indici sulla qualità dell’aria, tre indici sulla gestione delle acque, due sui rifiuti, due sul trasporto pubblico, cinque sulla mobilità, uno sull’incidentalità stradale e due sull’energia. Inoltre, la mancata risposta da parte delle Amministrazioni riguardo ai dati è stata sanzionata con un punteggio negativo (“malus”).
Rispetto ai dati dell’anno scorso solamente nel campo della produzione pro capite di rifiuti si è avuto un miglioramento diffuso: “un buon risultato – commenta Lazzaro – dovuto, però, non certo a politiche di riduzione o ad attività di educazione e sensibilizzazione, ma soprattutto alla contrazione dei consumi dovuta alla crisi economica attuale”
Nel comparto “aria” (tallone d’Achille per il Veneto) il debole risanamento generale va ricollegato alle favorevoli condizioni climatiche che così hanno permesso una depurazione naturale dell’atmosfera dal carico di inquinanti. Uno stato di assoluta stabilità si osserva nei tassi di motorizzazione e nelle superfici destinate all’uso esclusivo del pedone. Per il resto, i capoluoghi veneti di pianura raccolgono comunque risultati in chiaroscuro.
Il risultato peggiore in Veneto lo ottiene Verona (maglia nera regionale), che chiude alla cinquantacinquesima piazza nazionale. Subito sopra, ma soltanto per qualche frazione punto, Padova al 54° posto e Vicenza al 53°.
Verona, nello specifico, avanza nei consumi idrici, nell’offerta di TPL, nell’incidentalità stradale, nelle piste ciclabili e nei consumi elettrici; eppure arretra nella depurazione idrica e paradossalmente nell’utilizzo del TPL, anche se lievemente.
Vicenza, dal canto suo, nell’ambito del trasporto pubblico assume tendenze diametralmente opposte a quelle del capoluogo scaligero: aumenta la domanda ma diminuisce l’offerta. Sul fronte “acqua” si registra un incremento del fabbisogno, sanato da un perfezionamento nella distribuzione di questa risorsa.
Ciò che emerge con più forza da Padova è il fattore “immobilismo”. I dati raccolti mettono in luce come nella città del Santo si sia preferito mantenere le performance già assimilate, fatto salvo per il capitolo rifiuti, debolmente più roseo, nonostante si riscontrino ancora i peggiori valori regionali.
Chi sembra aver impiegato più sforzi nel miglioramento della propria città, sono le amministrazioni di Venezia e Treviso, le quali hanno compiuto dei progressi per ciò che concerne la gestione dell’acqua e i dei rifiuti urbani, dove cioè l’esigenza più lo richiedeva. Oltre a questo, il capoluogo della Marca segna trend negativi nei consumi elettrici e nel tasso di incidentalità stradale, mentre Venezia resta ferma sul campo “mobilità” presentando, per motivi legati al contesto ambientale e geografico, valori soddisfacenti.
Più lacunosa si presenta la situazione a Rovigo con sensibili passi all’indietro nei consumi elettrici, nella raccolta differenziata, nelle piste ciclabili e in ambito di risorse idriche.

Allegato: tab ecosistema urbano.pdf (49,58 kB)
Fonte: Comunicato stampa
Legambiente denuncia: città venete in ritardo sulle politiche ambientali
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