Società e Politica
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Liberare le schiave e gli schiavi di oggi. Un convegno a Treviso

Un convegno e una mostra fotografica sul moderno traffico di esseri umani. A proporlo realtà ecclesiali (Caritas di Treviso e di Vittorio Veneto, Centro missionario, comunità religiose) e civili in occasione della Giornata contro la tratta del 10 febbraio. Tra gli ospiti la giornalista Anna Pozzi, che in questa intervista ci racconta il mondo delle nuove schiavitù.

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Liberare le schiave e gli schiavi di oggi. Un convegno a Treviso

I nuovi schiavi del nostro secolo non portano più pesanti catene; i gioghi moderni prendono la forma di truffe, ricatti, minacce, violenze, manipolazioni potenti. In Italia si chiamano Prince, Carina o Lin e sono costrette a prostituirsi in strada, in locali, in appartamenti o centri massaggi delle nostre città. Ma sono anche gli uomini che lavorano 10, 12 anche 14 ore al giorno nei campi per pochi spiccioli, oppure costretti a mendicare, o che accettano lavori in condizioni violentemente servili. “La tratta di esseri umani è un crimine contro l’umanità che riguarda il mondo intero - spiega Anna Pozzi, giornalista di Mondo e missione, relatrice al convegno organizzato per il 10 febbraio da Caritas di Treviso e di Vittorio Veneto, Centro missionario di Treviso, Discepole del Vangelo, Domus nostra e molte altre realtà, e autrice di diversi libri, tra cui “Mercanti di schiavi” -. Milioni di uomini, donne e bambini sfruttati, brutalizzati, spogliati dei loro diritti fondamentali, comprati e venduti come merci qualsiasi, usati e abusati, gettati via quando non servono più”.
Quali sono i drammatici numeri della tratta?
I dati di Unodc e Oil parlano di circa 21 milioni di persone nel mondo, spesso povere e vulnerabili, vittime di tratta prevalentemente a scopo di sfruttamento sessuale (53%) o lavoro forzato (40%), ma anche per espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimoni forzati, gravidanze surrogate, adozioni illegali. Il 70% sono donne e bambine. In Italia si contano circa 50/70 mila donne immigrate costrette a prostituirsi mentre lo sfruttamento lavorativo riguarda circa 150 mila persone, specie nel settore agricolo, dell’edilizia, del commercio.
Le migrazioni accentuano la piaga della schiavitù?
Sono sempre di più le persone costrette a lasciare le loro terre a causa di guerre e violenze, situazioni di estrema povertà o disastri naturali. Un esodo senza fine, si stima che i migranti nel mondo siano il 3% della popolazione globale. E chi deve lasciare la propria casa e compiere un viaggio “di speranza” è chiaramente più vulnerabile a situazioni di pesanti violazioni dei diritti umani.
La prostituzione è uno degli ambiti di sfruttamento in Italia. Come si presenta, oggi, questa forma di schiavitù?
Per l’80% si tratta di donne immigrate e la Nigeria è uno dei principali stati di provenienza. Nei primi dieci mesi del 2015 sono sbarcate in Italia quasi 4.500 ragazze, molte delle quali minorenni; si stima che l’80% di loro sia vittima di tratta. E’ una sorta di filiera consolidata con vere e proprie piazze e punti di snodo. Sono donne ingannate, spesso manipolate psicologicamente con riti voodoo, per lo più non sanno nemmeno di dover attraversare il Mediterraneo e le violenze per loro cominciano già durante il viaggio, nel caos libico. Il fenomeno della tratta coinvolge anche molte ragazzine dell’Europa dell’Est. Numerose sono anche le cinesi e le latinoamericane.
Invisibili in molti casi e vittime di pesanti violenze…
Bisogna essere chiari: molte delle ragazze che vediamo sulle strade o nei locali non sono prostitute ma “prostituite”, cioè costrette a vendere se stesse da violenti sfruttatori per un giro d’affari pazzesco. E la cosa deprimente è l’utilizzo del povero che diventa motivo di profitto economico. Negli ultimi 15 anni poi questo mercato ha cambiato faccia: si sono moltiplicate le modalità anche grazie alle nuove tecnologie. E sottratte alla vista, rinchiuse in spazi invisibili, sono ancora più vulnerabili. A questo si aggiunge anche la mobilità delle giovani donne che vengono spesso spostate da un luogo all’altro, per impedire loro dei legami e offrire “merce nuova” su mercati diversi. Ovviamente l’invisibilità protegge i clienti.
E’ dunque un problema di criminalità organizzata, di migrazioni, culturale...?
La tratta è lo specchio della nostra società, un fenomeno aberrante che evidenzia le criticità di un mondo ingiusto, diseguale, dove ancora sono attuate modalità neocoloniali di controllo e sfruttamento. Così come l’accettazione più o meno esplicita di pratiche di corruzione e illegalità contribuiscono a facilitare o a tollerare l’esistenza di diverse forme di sfruttamento. La mercificazione del corpo della donna attraverso i media e una cultura dominata dagli obiettivi di potere e denaro a tutti i costi hanno permesso di diffondere l’idea che tutto può essere acquistato, anche un’altra persona.
Che dire dei clienti?
Si stima che ogni mese vengano “acquistati” 9 - 10 milioni di prestazioni sessuali. Clienti di ogni età e classe sociale; dalle ricerche emerge una immagine di inquietante “normalità” che non consente di risolvere semplicisticamente il tema della prostituzione come un problema di “patologia”, “marginalità” ma lo inserisce nel più ampio contesto della relazione tra i sessi.
Come sono le nostre leggi? Il famoso articolo 18 sulla protezione di vittime di tratta ha funzionato?
Quella italiana è una buona legislazione a cui si sono ispirate anche convenzioni internazionali e l’ultima direttiva europea, ma poi noi stessi non siamo in grado di dare piena attuazione alle norme, specie per scarsità di risorse. Anche l’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione che in passato ha tolto dal giro molte “schiave” inserendole in percorsi di protezione ed integrazione sociale ora è meno utilizzato perché con la confusione attuale nella gestione dei migranti che arrivano in Italia non si distingue più un richiedente asilo da una persona vittima di tratta.
La chiesa con le tante iniziative di accoglienza ha acceso luci di speranza.
Papa Francesco ne ha parlato in più occasioni, ha fortemente sostenuto la giornata mondiale ecclesiale di preghiera contro la tratta di esseri umani e tutte le forme di schiavitù e sfruttamento. Questa iniziativa è un punto di arrivo di tanti sforzi e del grande impegno che il mondo ecclesiale ha espresso negli anni ed è un punto di partenza: “La Chiesa rinnova il suo forte appello affinché siano sempre tutelate la dignità e la centralità di ogni persona” ha scritto il Papa auspicando un mondo di donne e uomini liberi.

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