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Mafia, anche il Veneto è infetto. Il giornalista Ugo Dinello: "L'abbiamo chiamata noi"

“Il Veneto è la Regione che ha il più alto tasso di evasione fiscale rispetto al prodotto interno lordo. Si deve cominciare da qui per capire le ragioni della diffusione della mafia o delle mafie nel Veneto. Questo «mare nero» di denaro che fugge il fisco attira la mafia che, come diceva Giovanni Falcone, va dove ci sono soldi da «pompare», soldi facili”, afferma il cronista.

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Mafia, anche il Veneto è infetto. Il giornalista Ugo Dinello: "L'abbiamo chiamata noi"

“Il Veneto è la Regione che ha il più alto tasso di evasione fiscale rispetto al prodotto interno lordo. Si deve cominciare da qui per capire le ragioni della diffusione della mafia o delle mafie nel Veneto. Questo «mare nero» di denaro che fugge il fisco attira la mafia che, come diceva Giovanni Falcone, va dove ci sono soldi da «pompare», soldi facili”.

Da qui parte Ugo Dinello, giornalista veneziano autore della prima grande inchiesta sulla “Mafia a Nord est”. Lavora per i giornali del gruppo Espresso, in particolare per la Nuova Venezia.

Da anni si parla di mafia nel Veneto: come mai questo stupore generalizzato per l’ultima inchiesta sul Comune di Eraclea?

Perché non abbiamo fatto niente per affrontare alla radice il problema, alcuni hanno minimizzato parlando di infiltrazione  mafiosa, invece noi le mafie le abbiamo cercate e portate qua. L’evasione fiscale crea quella zona grigia che, come dicevano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, attira la mafia. I soldi dell’evasione devo farli gestire a qualcuno che li ripulisce e che li rimette in circolo. L’evasione parte dal fatto che non voglio condividere con la comunità, in cui lavoro e opero e che crea le condizioni del mio guadagno, nulla dei miei introiti. A facilitare queste operazioni c’è un certo numero di colletti bianchi, avvocati, commercialisti, notai che non segnalano le operazioni sospette alla Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, o che eccedono in microsegnalazioni di nessuna importanza, rendendo inutile un vero controllo.

Quali sono le conseguenze di questa presenza?

Il territorio si impoverisce. Un’economia malata arricchisce pochi e spoglia il territorio. Se andiamo a leggere uno studio, il professor Antonio Parbonetti dell’Università di Padova, dipartimento di Scienze economiche e aziendali, ha dimostrato che dove arriva un’attività mafiosa, dove le aziende vengono infiltrate, il prodotto interno lordo scende del 10 per cento a causa della mancata concorrenza e per la presenza di bilanci truccati. Una volta che quella azienda o quelle aziende infiltrate vengono scoperte e tolte dal mercato il Pil cresce del 10 per cento. Dunque esiste una forbice del 20 per cento tra il prima e il dopo l’infiltrazione mafiosa: è del tutto evidente che lottare contro le mafie è fondamentale per la ricchezza di un territorio.

Dunque i mafiosi spogliano e depredano?

Il primo reato che dobbiamo tenere d’occhio sono gli incendi dolosi. In particolare quelli dei centri per il riciclaggio dei rifiuti o delle discariche abusive. La ’Ndrangheta da tempo ha fiutato il business dei rifiuti tossico nocivi. Nel Veneto c’è la più alta percentuale di discariche tossico nocive. Nel bacino scolante del Piave, che porta l’acqua alla Laguna veneta, ci sono ben 3.160 impianti o discariche sparse in soli 2.650 chilometri quadrati. Siamo adagiati su un mare di veleno.

Perché i Veneti faticano a riconoscersi in questa narrazione?

Qualche anno fa mi è capitato di raccontare l’incursione di quattro albanesi nella casa di un imprenditore che ben sapevano essere un evasore, sapevano che aveva la cassaforte piena di “nero”. Per più di un’ora hanno cercato di farsi dare la combinazione da lui, arrivando a massacrare di botte la moglie. Lui ha assistito a questa tortura senza dire nulla e ha ceduto solo quando hanno rivolto un attizzatoio contro di lui. Quello che voglio dire è che i soldi, il fare “schei” a tutti i costi, ha avvelenato le anime. Dobbiamo fare una scelta di legalità. Il Veneto ha già prodotto la Mafia del Brenta, che negli anni ’70 ha rovinato con l’eroina facile migliaia di ragazzi e di famiglie. Molti sono morti a causa di overdose. Felice Maniero protagonista negativo di quella stagione oggi viene intervistato, si chiedono consigli a un uomo che ha operato in modo spregevole.

Dunque, il Veneto è connivente con la mafia?

I Casalesi, incastrati dall’operazione “Aspide” a Padova, qualche anno fa, offrivano agli imprenditori la possibilità di evadere con prestanome, facevano scomparire macchinari in Italia e li facevano ricomparire in Serbia o Macedonia, permettevano di non pagare i contributi: per tutto questo volevano un terzo dei guadagni. Quando i funzionari della Dia, Direzione investigativa antimafia, hanno interrogato i 101 usurati, soltanto uno ha collaborato, un certo Rocco Ruotolo, veniva dal Sud, dei veneti non ha parlato nessuno. Così, Venezia è un paradiso per le attività mafiose: sappiamo che Cosa Nostra si occupa del settore turistico fin dal 1994. A Treviso, Padova e, soprattutto, Verona la ’Ndrangheta ha un controllo quasi militare del territorio. A Treviso interessa in particolare il movimento terra, i rifiuti, l’acquisto immobiliare di capannoni. I Casalesi partono sempre dalle costruzioni edili e dall’usura. Le aziende e i professionisti li cercano per avere credito. Si mettono da soli il cappio al collo. Le altre mafie, quelle albanesi, nigeriane, cinesi fanno riferimento sempre alle organizzazioni mafiose italiane. Tutto questo si combatte con una legge sull’antiriciclaggio, con le indagini che partano da procure venete, ma anche con una seria campagna sulla legalità che inizi dai giovani veneti.

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