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Mafia, il Veneto è la "lavatrice"

Gli allarmi di Bruno Pigozzo e Paolo Galeano. In queste settimane incontri sul territorio: aumentano le segnalazioni, fondamentale unire le forze e creare consapevolezza

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Mafia, il Veneto è la "lavatrice"

I rifiuti e le ecomafie. L’agricoltura e le agromafie, soprattutto nella zona di Verona, e con segnali concreti di caporalato. L’edilizia e le fatture false per il bonus 110%. Il gioco d’azzardo. Il traffico di droga. Sono questi gli ambiti in cui maggiormente opera - e lo fa sempre di più - la mafia in Veneto. “Soprattutto - spiega Bruno Pigozzo, coordinatore dell’Osservatorio antimafia della Regione Veneto - la mafia segue i soldi, e il Veneto finisce per essere la grande lavatrice del denaro sporco”. Pigozzo ha partecipato, la scorsa settimana, al convegno promosso a Preganziol da Avviso pubblico, sul tema delle infiltrazioni mafiose. Una delle tante iniziative promosse anche nel nostro territorio, a cavallo tra la Giornata della legalità del 29 maggio e il trentennale della strage di Capaci e dell’uccisione di Giovanni Falcone, il 23 maggio.

Ma i motivi non sono solo celebrativi. Ogni giorno di più, con il crescere delle segnalazioni, si rivela necessario uno strumento come l’Osservatorio regionale, previsto dalla legge 48 del 2012, votata all’unanimità, e istituito formalmente nel 2017. “Io tenevo i contatti con questa realtà quando ero vicepresidente del Consiglio regionale. Poi, nel 2020, è stato rinnovato e mi è stato chiesto di entrarne a far parte, assieme all’ex parlamentare Alessandro Naccarato, a Francesco Bettio, Pierluigi Granata, Giovanni Iacono, questi ultimi con esperienza nelle principali forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri e Finanza”.

L’Osservatorio agisce tenendo i rapporti con le molte realtà che si occupano del problema, dalla magistratura agli enti locali, dalla scuola alle attività produttive, fino alle varie associazioni presenti sul territorio. “Il punto di partenza - prosegue Pigozzo - sono le relazioni periodiche della Dia e della commissione parlamentare Antimafia. Già nel 2018 quest’ultima segnalava un elenco di situazioni critiche”. Del resto, una ricerca del prof. Antonio Parbonetti dell’Università di Padova, commissionata dalla Regione, documenta il vantaggio competitivo delle attività illecite rispetto a quelle legali. I segnali di infiltrazioni sono concreti e oggettivi, senza dover citare casi eclatanti come il Comune di Eraclea. Ora, c’è preoccupazione per i progetti del Pnrr, è fondamentale tenere un’aggiornata banca dati. La nota lieta arriva dai giovani che incontriamo, sempre molto sensibili”.

Paolo Galeano, sindaco di Preganziol e coordinatore regionale di Avviso pubblico, insiste sull’importanza di creare rete tra i Comuni attraverso questa associazione: “A Treviso 9 Comuni su 94 sono davvero pochini, puntiamo a raddoppiare il numero in tempi brevi, per poter diffondere la cultura della legalità, in un quadro tutt’altro che roseo. La mafia si infila in ogni falla, in ogni punto debole. Dobbiamo creare cultura e consapevolezza”. E le falle più visibili, in questo momento, “sono le imprese a conduzione familiare, che a volte nelle difficoltà tendono a rivolgersi alla mafia, senza rendersi conto che alla fine ti prende tutta l’azienda”. A volte, anche tra i “colletti bianchi”, ci sono situazioni di contiguità con la criminalità scelte in modo consapevole. Altre volte, la mafia si infila nei varchi lasciati dall’ignoranza: “Bisogna essere informati e attenti, servono dei corsi specifici”.

Ma l’infrastuttura più importante, conclude Galeano, è “lo spirito pubblico, le persone che scelgono da che parte stare”.

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