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Marcon-Manildo, per la Provincia un'incerta partita a due

Sarà battaglia vera. Contro quelle che erano le previsioni di qualche settimana fa. Il prossimo 18 settembre i sindaci e i consiglieri comunali voteranno per la prima volta il Presidente della Provincia di Treviso, da quando - con la legge Delrio - le Province sono diventate enti di secondo livello. E l’esito sembra più che mai aperto. Ecco perché...

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Marcon-Manildo, per la Provincia un'incerta partita a due

Sarà battaglia vera. Contro quelle che erano le previsioni di qualche settimana fa. Il prossimo 18 settembre i sindaci e i consiglieri comunali voteranno per la prima volta il Presidente della Provincia di Treviso, da quando - con la legge Delrio - le Province sono diventate enti di secondo livello. E l’esito sembra più che mai aperto. In lizza due candidati: Giovanni Manildo, sindaco del capoluogo, appoggiato non solo dal Pd con la lista “Amministratori di Marca - Manildo presidente”, ma anche dalla lista “Civiche per la Provincia”, che raggruppa numerosi sindaci e amministratori “civici”; dall’altra il sindaco di Castelfranco Stefano Marcon, appoggiato dalla Lega Nord e da quello che resta di Forza Italia, che hanno dato vita alla lista “Marcon presidente”.
In effetti, pare strano che, in quella che da molti è considerata la Provincia più leghista d’Italia, il successo del Carroccio venga messo in discussione. E solo poco tempo fa non c’erano dubbi che questo fosse l’esito finale, tanto che lo stesso Pd, negli ultimi tempi piuttosto propenso ad accordarsi con la Lega per vari incarichi di secondo livello o di rappresentanza, non disdegnava la soluzione di un listone unico.
Poi, alcuni fatti accaduti in sequenza che hanno portato, in piena estate ad un ribaltamento di scenario. In primo luogo: la Lega ha imposto Marcon, preferendolo al sindaco di Montebelluna Marzio Favero, sicuramente più gradito alle altre forze politiche nel caso di accordi trasversali. In secondo luogo: la scelta ha causato il malumore di non pochi amministratori leghisti e la decisione di molti sindaci “civici”, perlopiù vicini al centrodestra, di sganciarsi e di dare vita ad una lista capace di spostare gli equilibri. In terzo luogo: il Pd, altro partito più che mai spaccato, si è immediatamente ritrovato sulla candidatura di Manildo, che prima ha rifiutato e poi accettato.
Il risultato è l’appoggio dato a Manildo sia dal Pd sia dalla lista Civiche per la Provincia, con la conseguente incertezza sull’esito della votazione, vuoi per l’oggettivo “peso” del sindaco del capoluogo, vuoi per le spaccature nella Lega che potrebbero emergere nel segreto dell’urna, vuoi per il sistema di votazione. I Comuni sono divisi in 5 fasce, a seconda della popolazione: sotto i 2.000 abitanti, da 2.000 a 5.000, da 5.000 a 10.000, da 10.000 a 30.000 e sopra i 30.000. D’altro canto la Lega conta sulla sua proverbiale compattezza. Decisiva potrebbe essere la fascia tra i 10 e i 30.000 e qui la situazione di presenta piuttosto in equilibrio, con vari comuni in mano al centrosinistra. Tra i candidati a far parte del nuovo Consiglio provinciale (uno dei tre organi della “nuova Provincia” accanto all’assemblea dei sindaci e al presidente) figurano numerosi sindaci: 6 nella lista di centrodestra, tra cui Maria Scardellato di Oderzo, Francesco Pietrobon di Paese e Paola Roma di Ponte di Piave (ma avrebbero potuto essere molti di più), 2 tra i civici (Maurizio Cavallin di Giavera e Moreno Rossetto di Breda) e 8 nel Pd, tra cui Roberto Tonon (Vittorio Veneto), Paolo Galeano (Preganziol), Alberto Cappelletto (San Biagio), Miriam Giuriati (Casier), Silvano Piazza (Silea). In quest’ultimo caso 7 sindaci su 8 guidano comuni con più di 10mila abitanti.
Le liste sono state presentate in questi giorni. “Il centrodestra vince quando è unito”, ha sottolineato il segretario della Lega Nord Dimitri Coin.
Dal canto suo, Giovanni Manildo, nell’accettare la candidatura, ha sottolineato: “Ho messo a disposizione la mia candidatura a Presidente della Provincia di Treviso rispondendo a una richiesta di molti sindaci e amministratori locali, che chiedono di interpretare convintamente lo spirito del decreto Delrio sul nuovo ente, individuando nella figura del sindaco del comune capoluogo il ruolo e la responsabilità di Presidente della Provincia”.
Una candidatura dunque più tecnica che politica, come sottolinea anche Franco Bonesso tra i coordinatori dei “Civici”: “L’appoggio a Manildo è soprattutto di tipo tecnico, è giusto che sia il sindaco del Comune capoluogo a guidare quest’ente, che dev’essere radicalmente trasformato e che sarà ulteriormente depotenziato se passerà il referendum sulle riforme”. Prosegue il vicepresidente uscente della Provincia: “Non nascondo che se c’erano altre premesse un accordo con la Lega si poteva trovare, ma a loro premevano solo le poltrone. Marcon poi è una scelta tutta interna alla Lega. Da qui l’emergere di chi rappresenta le Civiche e di chi non si riconosce in questo scollamento dell’ex Popolo delle libertà. Soprattutto, con questa lista abbiamo iniziato a parlare di problemi veri, non solo di sedie. Ed ora sono convinto che il nuovo presidente vincerà in volata, nessuno può essere certo della vittoria. E nella Lega colgo una certa preoccupazione”.

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