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Maturità: "Non vivete l'esame come un giudizio su di voi"

L'intervista con la psicologa e psicoterapeuta Marta Benvenuti, del Centro della Famiglia. I giovani sentono la fatica di un anno e mezzo di restrizioni dovute alla pandemia. Lo stress e le fragilità si manifestano anche con sintomi fisici

Maturità: "Non vivete l'esame come un giudizio su di voi"

Gli esami di maturità prenderanno il via il prossimo 16 giugno in tutta Italia. Il momento è sempre stato considerato un “rito di passaggio” all’età adulta, uno spartiacque che segna un prima e un dopo; ma, come lo vivranno i maturandi del 2021, dopo un anno e mezzo di pandemia, di scuola in presenza a spizzichi e bocconi e di didattica a distanza? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Marta Benvenuti, psicologa e psicoterapeuta del Centro della Famiglia di Treviso. 

“Il consultorio del Centro della Famiglia ha da poco aperto uno sportello di ascolto per gli adolescenti a Villorba - spiega Benvenuti -. Qui abbiamo riscontrato che molti giovani, a causa del periodo vissuto, stanno attraversano un tempo di grande fatica emotiva e fragilità. Diversi presentano anche sintomi fisici come nausea o difficoltà di concentrazione, legati allo stress. Questi ragazzi sono stati privati di tutto ciò che è vita sociale: niente sport, niente uscite con gli amici, le relazioni sono state coltivate in maniera virtuale, ora c’è il rischio che anche l’esame di maturità sia caricato d’ansia e di preoccupazioni emotive”.

Il fatto di relazionarsi agli altri soprattutto in maniera virtuale, ha chiarito la psicologa, ha portato i giovani a trascurare diversi valori legati al sé sociale e a investire tutto sul sé scolastico, come se, privati di tutto il resto, il risultato scolastico fosse l’unico valore importante alla costituzione della propria individualità: “E’ necessario che capiscano che non sarà una prova su quello che valgono, la scuola non può essere l’unico valore legato al sé, ci sono tante piccole parti che sono state trascurate; nelle relazioni virtuali il nostro corpo parla meno, vi sono meno risonanze emotive, ci si può nascondere in un luogo confortevole, ora l’uscita per l’esame può generare stati d’ansia, soprattutto se il momento è caricato di enfasi eccessiva”.

Insomma meglio non riempire l’evento con troppi significati “simbolici”. Inoltre il momento, per essere davvero “di passaggio”, dovrebbe richiedere una consapevolezza che forse i ragazzi hanno faticato a maturare, anche a causa della pandemia: “A 18-19 anni ci sono altre consapevolezze che sono mancate, i corsi online possono essere fatti bene, ma la presenza è un’altra cosa. L’esame di maturità certo sancisce la fine di un periodo storico, è un momento di scelte e di preparazione all’autonomia, ma questa autonomia non è stata ancora raggiunta, e lo è sempre meno a livello generazionale. C’è l’esame e poi? Cosa c’è dopo? Dopo c’è uno stacco gigantesco con il mondo dell’università o del lavoro”.

Allora, forse, dopo tante difficoltà, la prova poteva essere il momento per ricucire qualcosa: “Sarebbe stato bello se fosse stato proposto come occasione di socialità, ma mi rendo conto che per i docenti è difficile uscire dal proprio ruolo e staccarsi dal mero giudizio per guardare al lato umano. E’ un bene segnare le tappe, e il fatto che venga semplificato l’esame può andare bene, ma non è solo questo quello di cui i ragazzi hanno bisogno, bisogna capire come verranno accolti in quel momento, forse sarebbe stato più interessante se avessero potuto parlare di sé e del proprio futuro, delle eventuali scelte maturate durante la pandemia, delle loro ambizioni alla luce di ciò che hanno passato, proprio per aiutarli a colmare quel gigantesco stacco oltre la maturità”. La dottoressa conclude con un consiglio: “Non vivete l’esame come un giudizio su di voi, perché c’è altro oltre la scuola e prendetelo come opportunità per riflettere su voi stessi e sul ruolo della scuola nella vostra crescita personale”.

L’esperienza dello sportello di Villorba ha suscitato l’interesse di diverse istituzioni che vorrebbero replicare il progetto: “Gli adolescenti sono una risorsa per la società - ha concluso Benvenuti - ed è bene che la società li aiuti e se ne prenda cura.

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