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Medici di famiglia: nel Trevigiano deriva nel privato

Il Veneto, per ovviare alla mancanza grave di medici di famiglia, ha dato la possibilità di aprire a studi privati che possono fare solo "ricette bianche", con visite al costo di 20 o 30 euro. Nel Trevigiano hanno già aperto due studi medici di questo tipo, ma sono tanti i dubbi e le perplessità. 

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Medici di famiglia: nel Trevigiano deriva nel privato

Tutti abbiamo bisogno del medico di famiglia e, salvo qualche caso più fortunato, dove magari è attiva la medicina di gruppo, tutti conosciamo la difficoltà di contattare il nostro medico. Numeri telefonici continuamente occupati, attese, mancanza di personale, utenti parcheggiati con i medici di guardia in attesa di trovare un posto libero da qualcuno. Il medico di medicina generale, spesso, è ridotto a erogare ricette, a ripetere le prestazioni, spesso fatica pure a fare una visita, avendo tempi strettissimi. 

Molti medici hanno in carico fino a 1.800 assistiti. La strumentazione amministrativa,  il personale di segreteria, gli infermieri, gli applicativi per computer hanno costi gravosi. Il fascicolo personale, gestito dalle Ulss, con tutti gli esami degli utenti, su cui tutte le visite specialistiche e gli esami dovrebbero essere caricati, non è completo. La Scuola di specialistica, dedicata alla formazione dei medici di medicina generale, è sganciata dall’Università ed è in carico alla Regione Veneto. Al momento non è riuscita a tenere il ritmo dei pensionamenti e capita anche che un medico, dopo aver ricevuto quella che una volta si chiamava “condotta”, rinunci all’incarico.

Ora si affaccia una soluzione privatistica. Nel Trevigiano esistono già due studi medici privati che erogano per venti o trenta euro la visita del medico di famiglia. Una visita molto elementare, per curare il raffreddore o poco più. Possono prescrivere visite specialistiche, che però saranno totalmente a carico dell’utente, a meno che non si passi dal proprio medico di base per convertirle in ricette a ticket.

La denuncia del Pd in Regione

I consiglieri del Partito democratico in Regione Veneto hanno segnalato questa situazione definendola deriva “privatistica grave”. L’avvento della figura del medico di famiglia a pagamento, che ha fatto la sua comparsa nel Trevigiano su iniziativa privata, “disegna una grave deriva, proprio nel momento di maggiore crisi economica che investe anche la società veneta”. Francesca Zottis, Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni sono perentori: “La sanità come bene comune sta diventando sempre di più un bene per pochi. Se passa l’idea che i cittadini sono costretti a pagare il ticket per avere accesso alle prestazioni del medico di famiglia, questo sistema, che doveva essere gratuito e universalistico, salterà definitivamente, complice l’inerzia della Regione”.

Anna Maria Bigon, vicepresidente della commissione Sanità della Regione, precisa che nel Veneto mancano 670 medici di famiglia, moltissime le zone carenti. Nel Veneto ci sono 500 mila cittadini senza medico di famiglia. “Sappiamo che nei prossimi tre anni usciranno dalla scuola di specialistica circa 639 medici, ma non sappiamo quanti effettivamente andranno in pensione e quindi non possiamo prevedere se la situazione si risolverà. Questa scuola poi è poco attrattiva per i giovani medici, che preferiscono le specialistiche erogate dalle università”. La graduatoria dei medici di medicina generale, prosegue Bigon, “è costituita da medici quasi tutti già occupati da anni in altre attività, dalla guardia medica al servizio nelle carceri. Sono quasi tutti iscritti da parecchi anni, anche 30 anni, e non hanno mai accettato incarichi come medici di base”. 

Nel 2018 la Regione Veneto, ricorda la consigliera Bigon, ha ridotto le borse di studio per la scuola specialistica al contrario di quello che ha fatto, ad esempio, l’Emilia Romagna. Provvedimenti come quello di innalzare la soglia dei pazienti da 1.500 a 1.800 o di coinvolgere le guardie mediche (già carenti di loro, nel Veneto ne mancano 552) hanno ulteriormente complicato la situazione. Il Governo, infine, ha respinto la proposta della Regione Veneto di consentire agli specializzandi del primo anno di avere in carico 1.000 pazienti. Da Bigon arriva la proposta di supportare la struttura amministrativa dei medici o dei gruppi: scaricato da problemi burocratici, il medico potrebbe seguire anche duemila pazienti”.

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