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Medici di famiglia: sarà emergenza per altri tre anni

Aumentano i posti nelle scuole di formazione dei medici di medicina generale, ma non basta. In 10 anni nel Trevigiano si riscontra il 43 per cento in meno di professionisti. Gli assistiti calano solo del 14 per cento

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Medici di famiglia: sarà emergenza per altri tre anni

Per coprire le carenze di medici di famiglia in provincia di Treviso ci vorranno ancora almeno tre anni. Un aumento dei posti nella formazione triennale c’è stato. Come ha spiegato il dottor Roberto Rigoli, direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 2, infatti, oggi ci sono 150-200 iscritti per anno, anziché i 50 del passato. Tuttavia, se dobbiamo aspettare che i futuri medici si formino ed escano dalla scuola, passeranno ancora tre anni. “Tre anni difficili, prima che possiamo avere un ricambio di circa 300 nuovi medici di medicina generale”. La necessità urgente di medici di famiglia, tuttavia, richiede soluzioni rapide e immediate.

La settimana scorsa, Spi Cgil Treviso ha promosso un tavolo di incontro al fine di proporre nuove soluzioni al problema, cui hanno partecipato, oltre a Rigoli, Paola Roma, presidente della Conferenza dei sindaci Ulss 2, la consigliera regionale del Veneto e vicepresidente della V Commissione Anna Maria Bigon e la coordinatrice dei medici di medicina generale della Fp Cgil del Veneto Gianna Rensi.

Anna Rita Contessotto, ricercatrice del sindacato pensionati ha presentato i dati aggiornati a febbraio 2022 su medicina territoriale e cure primarie. Ne è emerso un quadro complesso, con una previsione di peggioramento per i prossimi anni. Tra il 2011 e l’inizio del ’22, nel territorio dell’Ulss 2, il numero dei medici di famiglia è diminuito di 209 unità, parliamo di circa un 43%, tre volte tanto la popolazione, che è scesa del 14%. Se consideriamo il rapporto ottimale fra numero di medici e assistiti (1 a 1.000, con una variazione del 30%) scopriamo dunque che, solo nella Marca, a oggi, mancano 76 medici. Inoltre l’età media è di 52 anni. A questo dato il dottor Roberto Rigoli ha aggiunto alcuni dettagli: “Oltre il 50% dei medici di famiglia ha più di 60 anni, e una quota di questi supera i 67, stiamo parlando di almeno una trentina di professionisti pronti ad andare in pensione”. In tutto il Veneto mancano 560 medici, nei prossimi sei anni ne entreranno in servizio 600, ma ne sono previsti 1.800 in uscita.

Il dato allarma non solo per i pensionamenti, ma anche per il numero di professionisti che decidono di cambiare settore, per migliorare la propria qualità di vita e di lavoro e diminuire lo stress, sensibilmente cresciuto negli anni della pandemia. Preoccupante che, in questi due anni, siano state molte donne medico ad abbandonare la professione, nonostante fossero ancora in età lavorativa.

Tra le proposte per affrontare immediatamente l’emergenza c’è quella di far cominciare a lavorare fin da subito anche chi è in formazione. Si tratta dello stesso principio con cui operano gli specializzandi nelle altre branche della medicina all’interno degli ospedali. In concreto, a chi frequenta il primo anno della scuola di formazione verrebbero assegnati 600 pazienti, che raddoppierebbero nei due anni successivi. A sostenere i medici in formazione post laurea nelle diagnosi più complesse ci sarebbero comunque i medici esperti che insegnano all’interno della scuola. Per il futuro si parla, inoltre, di una maggiore valorizzazione della professione, con la proposta di creare una vera e propria scuola di specializzazione in medicina generale, uguale in tutto e per tutto alle altre specialità, anche considerata l’importanza fondamentale della medicina di prossimità nella prevenzione e nella cura primaria. Durante la giornata si è messo l’accento anche sulla necessità per il professionista di essere affiancato da un aiuto amministrativo e infermieristico.

A oggi gli incentivi economici per questi aiuti sono annuali e non permettono una programmazione e una stabilizzazione dei dipendenti. Sostenere con più convinzione possibile la medicina di gruppo potrebbe essere un passo avanti in questo senso, visto che queste ultime ottengono incentivi per l’affitto dei locali e per il personale di supporto amministrativo e infermieristico. Altre strategie derivano dalla tecnologia che, anche in campo medico, può aiutare a ottimizzare i tempi, per esempio con impegnative e ricette caricate sul fascicolo digitale del paziente nell’app “Sanità a chilometro zero”. Per le cure e l’assistenza domiciliare è, infine, fondamentale rivalutare la figura degli infermieri, professionisti laureati che hanno tutte le carte in regola per questo tipo di lavoro e possono supportare l’azione del medico. In sintesi, è stata ribadita la necessità di uscire dai vecchi schemi e trovare nuovi modelli nei quali al medico, tolte tutte le altre incombenze, non rimanga altro che svolgere la propria professione nel migliore dei modi possibili.

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