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Medici veneti, gli sforzi per sopperire alle criticità

Il direttore generale Luciano Flor fa il punto sulla situazione nel sistema sanitario regionale. Durante i due anni di pandemia assunti 2.858 medici. A oggi ancora lavorano negli ospedali veneti in 663

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Medici veneti, gli sforzi per sopperire alle criticità

Dopo gli allarmi lanciati nelle scorse settimane sulla sanità veneta e soprattutto sulla mancanza di medici, che sempre più spesso scelgono di allontanarsi dalla professione ospedaliera, molto stressante e meno remunerativa del settore privato, è arrivata la risposta, piccata, della Regione, nella figura del direttore generale della sanità veneta, dottor Luciano Flor.
“Nel Veneto, il numero dei medici oggi in servizio è superiore di oltre 180 unità a quello dei medici in servizio al 31 dicembre 2019. Siamo protagonisti di uno sforzo enorme nell’assunzione di medici che, nel periodo di emergenza Covid, ha permesso di far fronte alle esigenze, arruolando con diverse forme contrattuali oltre 2.200 professionisti in aggiunta a quelli esistenti. Noi continuiamo a fare i concorsi per arruolare ulteriore personale medico e continuiamo a utilizzare istituti contrattuali come l’attività aggiuntiva e le convenzioni tra aziende per coprire i servizi. La situazione della carenza di medici è un fenomeno nazionale ma, proprio per questo, è giusto anche dire che abbiamo recentemente chiuso la valutazione 2021 dei ministeri dell’Economia e della Salute con i complimenti per essere la regione che ha la miglior performance italiana, sia sul piano della capacità e della tempistica di rendicontazione, sia su quello delle attività tecnico-economica e sanitaria”.

Queste le parole del direttore generale della sanità regionale del Veneto, che, lo scorso 29 aprile, in una conferenza stampa, ha fatto il punto sugli organici del personale medico.
“Ribadisco che il Veneto non è la regione che paga meno i medici, come qualcuno sostiene - ha proseguito Flor -. In 13 regioni sono pagati meno che da noi. Ci sono 13 regioni italiane in cui la fuga dei medici dagli ospedali è superiore a quella che si registra nella nostra. Non abbiamo, quindi, né una situazione allarmante, né un andamento con numeri tanto improvvisamente differenti da quelli dell’anno precedente. Non abbiamo mai negato le criticità nel reperire i medici; facciamo di tutto per arruolarne e vogliamo continuare a fare in modo che il nostro sistema sanitario sia attrattivo per tutti coloro esercitano questa professione. Certamente quando non abbiamo alternative siamo costretti a ricorrere a esternalizzazioni. Ma sono lo strumento che ha come unica finalità il mantenimento dei servizi. Importante è il lavoro che stiamo portando avanti per superare anche questa criticità con un riequilibrio, ma anche per aumentare i fondi e le retribuzioni del personale medico della nostra regione”.

Fra i dati presentati da Flor emerge il numero di medici assunti in Veneto durante questi due anni di pandemia. In particolare, per far fronte all’emergenza Covid, sono stati affidati, a personale medico di vario tipo, compresi specializzandi e laureati abilitati senza specializzazione, 2.858 incarichi, la maggior parte dei quali (2.262) con un rapporto contrattuale di libero professionista o co.co.co. Diversi anche i richiami di personale in pensione, 385.

Di tutti questi medici, solo una parte, alla data del 27 aprile 2022, era ancora in servizi. Si tratta di 663 specialisti, 79 dei quali assunti a tempo indeterminato (-11), 17 con contratti a tempo determinato (-69), 405 liberi professionisti (-1.857), 147 rapporti di lavoro con persone in pensione (-238) e 15 catalogati come “altro” (-14).
Inoltre, secondo uno studio presentato alla convention della Federazione nazionale dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri sulla questione medica, dal 2019 al 2021 in Italia hanno abbandonato l’ospedale 8.000 dirigenti medici per dimissioni volontarie e scadenza del contratto a tempo determinato e 12.645 per pensionamenti, decessi e invalidità al 100%. In Veneto la percentuale di abbandoni degli ospedali da parte dei medici si è attestata al 2% nel 2020 rispetto al 2019 ed è stata di poco superiore nel 2021, sempre in relazione alle presenze di medici del sistema sanitario nazionale nel 2019. Insomma, secondo Flor, nessuna fuga in massa del personale medico dagli ospedali pubblici.

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