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Mercato del lavoro nella Marca, frenata a giugno, ma crescono under 30 e contratti a tempo indeterminato

Gli oltre 30 mila posti di lavoro persi durante la crisi sono stati ampiamente recuperati e nel mese di maggio è stato raggiunto il massimo occupazionale dal 2008. Il secondo trimestre dell’anno però ha chiuso con saldo negativo: -150. Crollo di tutte le forme contrattuali atipiche e del tempo determinato.

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Mercato del lavoro nella Marca, frenata a giugno, ma crescono under 30 e contratti a tempo indeterminato

Il mercato del lavoro in provincia di Treviso chiude il secondo trimestre del 2018 con un saldo negativo per 150 posizioni. Rispetto alle dinamiche pienamente positive di aprile e maggio, quando è stato raggiunto il picco occupazionale record di 5.755 unità rispetto all’“anno zero” della crisi, il maggio 2008, il mese di giugno ha fatto registrare una frenata sul fronte occupazionale, solo in parte riconducibile alla scadenza dei contratti a termine degli insegnanti. È quanto emerge dal report sull’andamento del mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2018 realizzato dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso e presentato oggi a Treviso dal Segretario generale Cinzia Bonan e dal Segretario Gianni Pasian. “Il trend occupazionale positivo in corso dall’inizio dell’anno prosegue - spiega Bonan -, tant’è che a maggio di quest’anno la Marca aveva superato i livelli pre-crisi per 5.755 posizioni: a giugno, però, qualcosa è cambiato, perché il saldo è calato a 1.275. È il segnale preoccupante di una trasformazione in corso che va monitorata con attenzione”.

Gli oltre 30 mila posti di lavoro persi durante la crisi sono stati ampiamente recuperati e nel mese di maggio è stato raggiunto il massimo occupazionale dal 2008. Il secondo trimestre dell’anno però ha chiuso con saldo negativo: -150. La variazione ha interessato principalmente le donne (-1.615 unità contro -1.380 dello stesso periodo dello scorso anno: si tratta soprattutto di insegnanti con contratto scaduto a giugno). Tra le età, i lavoratori con meno di 30 anni, in linea con lo stesso trimestre del 2017, aumentano di 2.100 posizioni (2.175 nel secondo trimestre 2017). Prosegue il trend negativo per i lavoratori tra i 30 e i 54 anni (-1.100) e per gli over 54: il saldo è -1.150, un anno prima era -930.

Il settore dell’istruzione chiude con saldo in negativo: -3.445 a causa della fine dell’anno scolastico e relativa risoluzione dei contratti dei docenti a tempo determinato. L’industria cresce ma lo fa più lentamente, sia rispetto ai primi tre mesi dell’anno, che in confronto allo stesso periodo dell’anno scorso: il saldo è a +1.705, contro +1.995 del 2017. Il settore metalmeccanico chiude il trimestre con saldo a +595, inferiore allo stesso trimestre dell’anno scorso (+845); in crescita l’industria della chimica-plastica (+310, migliore del 2017 che cresceva di quasi 100 unità in meno) e le industrie alimentari con + 210 rispetto a +185 dell’anno scorso. Robusta la ripresa del settore delle costruzioni, che chiude il trimestre con un saldo di +430 contro +135 dello stesso periodo dell’anno scorso. Boom anche per le attività immobiliari, che passano da +15 a +265, a indicare che la crisi del mattone è in fase risolutiva. Saldi positivi ma inferiori allo stesso trimestre dell’anno scorso per i servizi, 1.130 nel 2018 rispetto a 1.470 del 2017. Tra questi, più elevata la variazione nel terziario avanzato (+355, nel 2017 erano 265), nelle già citate attività immobiliari, trasporti e magazzinaggio (da saldo 0 del 2017 a +120), nel commercio all’ingrosso (+205 contro i +135 del 2017). In sofferenza il commercio al dettaglio (+35 contro +220 del 2017), servizi di pulizia (-135), quelli finanziari (-115) e sanità/servizi sociali (-35).

Passando all’analisi territoriale si ricava che solo Oderzo ha un saldo positivo delle posizioni da dipendente (260 unità); Treviso, Pieve di Soligo, Montebelluna e Castelfranco Veneto mostrano saldi di poco negativi (meno di 50 unità), ma in peggioramento rispetto al 2017. Più pesanti i saldi di Conegliano e Vittorio Veneto, rispettivamente -155 e -120, quando l’anno prima erano 65 e -95.

Osservando le forme contrattuali, l’unica tipologia che cresce in maniera esponenziale nel secondo trimestre è il tempo indeterminato (+585 contro i -575 del secondo trimestre del 2017) spinto dalle trasformazioni dei contratti a tempo determinato. Anche l’apprendistato ha sostenuto il saldo del trimestre con 340 posizioni aggiuntive, valore in linea con i 335 registrati nel 2017. Positivo il saldo dei contratti in somministrazione, ma ben inferiore al 2017: 900, peggio dei 1.305 del 2017. Crolla il saldo dei lavori a tempo determinato che passa da -910 del 2017 a -1.975. Da registrare anche il crollo dei contratti a chiamata, che nel secondo trimestre 2018 sono un terzo rispetto allo stesso periodo del 2017 (600 contro 1705).

“I posti di lavoro persi in 10 anni di crisi sono stati complessivamente recuperati - commenta il segretario generale Bonan - ma questo trimestre registra degli indicatori che non vanno sottovalutati perché evidenziano che da giugno c’è un cambiamento in corso, un rallentamento, che può essere riconducibile anche ai segnali contradittori che la politica sta manifestando e alla conseguente preoccupazione delle imprese di fronte all’incertezza programmatoria, alle politiche anti-europeiste che non aiutano i mercati, a partire dall’export, ai mancati investimenti e alla carenza di politiche economiche e industriali nazionali realmente sostenibili. L’occupazione cala laddove il mercato del lavoro è più fragile e precario: fra contratti atipici e a termine, la Marca ha perso, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, 2.575 posizioni, mentre ne ha guadagnate un migliaio a tempo indeterminato. Questo ci porta a pensare che lo strumento degli sgravi contributivi previsti dalla Legge di bilancio 2018 ha dato dei buoni risultati per incrementare la stabilità dell’occupazione, ma ci deve far riflettere anche una evidente e sempre più marcata differenza tra la realtà e la sua percezione. Da mesi si discute di decreto dignità e lavoro precario, e oggi ci rendiamo conto che quest’ultimo è in diminuzione, mentre l’occupazione stabile sta crescendo”.

“Va sottolineato anche l’utilizzo dei contratti di apprendistato - aggiunge il segretario Gianni Pasian -, che è costante rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso, che va sostenuto e utilizzato maggiormente e che deve rappresentare un punto di partenza per offrire ai giovani ottime opportunità di inserimento e di professionalizzazione. A preoccuparci, oltre alla frenata di giugno, che ha interessato soprattutto l’industria, è l’espulsione dal mercato dei lavoratori over 54 per i quali sono urgenti politiche attive specifiche per la riqualificazione e il ricollocamento, e risorse e strategie per la formazione continua ed eventuali incentivi di fine carriera per chi è vicino alla pensione”.

Fonte: Comunicato stampa
Mercato del lavoro nella Marca, frenata a giugno, ma crescono under 30 e contratti a tempo indeterminato
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