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Migranti: Treviso lavora per una rete della buona accoglienza

Un seminario promosso dal comune di Treviso che ha coinvolto amministratori (22 comuni presenti), Prefetto, Questura, privato sociale, Caritas, cooperative, parroci e volontari, per “porci assieme - sottolinea il sindaco di Treviso Giovanni Manildo - la domanda su come costruire comunità accoglienti”.

Parole chiave: Renzo Guolo (2), profughi (216), immigrati (150), Treviso (1343), Giovanni Manildo (26)
Migranti: Treviso lavora per una rete della buona accoglienza

Un seminario promosso dal comune di Treviso ha fatto affluire il 7 settembre più di 100 persone a palazzo Rinaldi, tra amministratori (22 comuni presenti), Prefetto, Questura, privato sociale, cooperative, Caritas, parroci e volontari, per “porci assieme - così sottolinea il sindaco di Treviso Giovanni Manildo - la domanda su come costruire comunità accoglienti che non alimentino paure e pregiudizi nei nostri cittadini e che permettano l’avvio di modelli costruttivi di accoglienza diffusa”.
Di fronte al problema dell’immigrazione bisogna ragionare ormai per periodi lunghi. Lo ha ben sottolineato il sociologo dell’università di Padova Renzo Guolo: “Bisogna scordarci che sia un fenomeno emergenziale, ma è e sarà strutturale. Durerà per oltre venti anni e più. Fenomeni di questo tipo non possono avere risposte in sei mesi, ma a lungo termine e a livello europeo. Il trattato di Dublino, già rimesso in discussione dalla Merkel, è superato e va trovata una nuova strategia”.
L’ex generale di corpo d’armata Roberto Bernardini, avendo operato in molte aree di crisi, ribadisce che i cittadini vanno correttamente informati, ma è anche importante che le istituzioni centrali e periferiche si “organizzino” facendo fronte non con la buona volontà, ma con percorsi precisi che mettano in atto più condivisione istituzionale con il territorio locale e accelerino le procedure per i rifugiati. Non si può permettere che le persone per due anni rimangano nel “limbo” per definire la situazione. Ad oggi, secondo dati del Viminale, per il 2015 i richiedenti asilo sono 150 mila, la quota assegnata al Veneto è di 7.890, arrivati 6.503, transitati 16.792 (10 mila sono già partiti per la Germania) e la provincia di Treviso ne ospita 1.082. Purtroppo sono concentrati in Treviso centro (caserma Serena), Vittorio Veneto e Motta, e questo non va bene. Anche Monica Lazzaretto, della coop. Olivotti e componente della commissione Confcooperative, lo sottolinea assieme a Francesca Dettori della coop. Servire. Il privato sociale fa la sua parte importante, 45 cooperative nel Veneto accolgono ad oggi 2.500 richiedenti asilo. E l’accoglienza in Veneto, affermano le relatrici, non viene fatta per business (visti gli attacchi a cui oggi sono soggette anche le cooperative che accolgono), ma per servizio e con professionalità. La responsabile dell’ufficio stranieri della Provincia di Treviso, Emilia Pauletti, elenca il lungo lavoro prodotto fino ad oggi dall’ufficio del lavoro dell’istituzione stessa, che si è impegnata anche nella formazione legale annuale degli operatori. Non è molto, ma “La Città delle Arti e Mestieri” di Treviso forma e cerca di collocare in ogni modo nel mercato del lavoro chi ha competenze. Accoglienza ma anche sicurezza, e la Questura, attraverso le parole di Alessandro Tolloso, capo gabinetto della questura di Treviso, è accanto ai cittadini ed entra immediatamente in opera già da quando attraverso il Ministero degli Interni, dopo la prima identificazione, arrivano le liste dei richiedenti asilo. “Al momento - sottolinea Tolloso - a Treviso e nel Veneto, a parte qualche tensione, l’ondata migratoria non ha provocato alcuna situazione criminale”.

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