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Migranti ancora capro espiatorio?

La questione Covid-19 e la questione migranti tornano a incrociarsi. Accade a Treviso, con la positività di tre ospiti alla caserma Serena, emersa martedì scorso. Accade su scala nazionale, con l’aumento degli sbarchi e le ripetute fughe dai centri dove i nuovi arrivati dovrebbero trascorrere la quarantena, con il conseguente invio dell’Esercito da parte del Governo. Mentre notizie preoccupanti o addirittura drammatiche giungono dalla Tunisia e dalla Libia. Ma la strumentalizzazione a fini politici del fenomeno non ne aiuta le gestione. Don Baratto: "Chiediamoci, soprattutto, come si possa far conto anche dei migranti come attori fra gli altri di un processo di coesione sociale, che potrà iniziare a costruire un futuro più umano e dignitoso per tutti, solo se saprà valorizzare anche chi si ritroverà più fragile a causa della crisi prossima ventura”.

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Migranti ancora capro espiatorio?

La questione Covid-19 e la questione migranti tornano a incrociarsi. Accade a Treviso, con la positività di tre ospiti alla caserma Serena, emersa martedì scorso. Accade su scala nazionale, con l’aumento degli sbarchi e le ripetute fughe dai centri dove i nuovi arrivati dovrebbero trascorrere la quarantena, con il conseguente invio dell’Esercito da parte del Governo. Mentre notizie preoccupanti o addirittura drammatiche giungono dalla Tunisia e dalla Libia, dove la guardia costiera ha sparato contro alcuni migranti che erano stati intercettati in mare, uccidendone tre.

Ce n’è abbastanza per ripartire con il “tormentone estivo”: come quei cantanti che di anno in anno immancabilmente propongono il loro brano (con successo discendente), così Matteo Salvini è tornato a martellare sul suo tema preferito (anche in questo caso, va detto, con successo calante).

In un momento in cui la mobilità di tutti noi è in qualche modo limitata e sottoposta a varie precauzioni, è del tutto evidente che spostamenti non controllati costituiscono un problema.

Ma c’è chi invita a porre il problema nella sua corretta dimensione, senza cercare capri espiatori.

Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, ha spiegato all’agenzia Sir: “Si parla di 12.000 arrivi, tre volte di più dello scorso anno ma se raffrontati agli anni precedenti sono molto contenuti. E’ una narrativa strumentale: inviare l’esercito può tutelare e tranquillizzare l’opinione pubblica - ricordiamo però che l’esercito è stato chiamato anche per il Covid e la movida -, ma rafforza anche l’idea che ce n’è bisogno e che siamo invasi”. I migranti – osserva padre Ripamonti -, negli ultimi anni sono diventati il capro espiatorio che serve a prendere voti, spostare gli assi politici e impaurire le persone. Ora che non siamo più nel picco dell’epidemia e i piccoli focolai vengono dall’esterno, i migranti diventano, per eccellenza, coloro che portano la malattia e vengono strumentalizzati. In questo modo si rischia di alimentare la paura”. A suo avviso “la strumentalizzazione del fenomeno migratorio per fini politici non ne aiuta la gestione, che dovrebbe essere ordinaria e programmata”. Si poteva immaginare due mesi fa che “le persone sarebbero arrivate anche quest’estate e in emergenza Covid”, afferma il gesuita.

Da Treviso, don Bruno Baratto, direttore Migrantes della diocesi, riprende: “Condivido sostanzialmente le parole di padre Ripamonti. Certo, non vanno sottovalutati i problemi sanitari posti dalla situazione di alcuni migranti, soprattutto di chi approda all’Italia in maniera irregolare, nonché di chi sta rientrando  dai propri Paesi. Ricordiamo però che costoro sono solo una piccola frazione di tutti i migranti presenti sul territorio e che hanno contribuito a sopperire a molti servizi essenziali nel tempo del lockdown. I casi di positività, tra l’altro, sono una parte davvero minima di quelli registrati quotidianamente. Chiediamoci, piuttosto, se custodisca la salute di tutti che chi è in situazione di irregolarità rimanga “fuori controllo” rispetto all’accesso al servizio sanitario (vedi una regolarizzazione che ignora una porzione importante di irregolari già al lavoro). Chiediamoci anche, rispetto a coloro che arrivano e vengono chiusi in quarantena, se non sarebbe assai utile una mediazione linguistico-culturale che li aiutasse a capire quello che gli accadrà e possa far leva su una responsabilizzazione possibile solo se informata. Ma chiediamoci, soprattutto, come si possa far conto anche dei migranti come attori fra gli altri di un processo di coesione sociale, che potrà iniziare a costruire un futuro più umano e dignitoso per tutti, solo se saprà valorizzare anche chi si ritroverà più fragile a causa della crisi prossima ventura”. Insomma, mescolare due sfide, entrambe complesse, sarebbe senza dubbio pericoloso e non gioverebbe a nessuna delle due cause. (Bruno Desidera)

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