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Migranti, esperienza finita: per la Caritas e le cooperative sociali l'accoglienza diffusa è impossibile

Si chiude in questa data l’esperienza di accoglienza diffusa portata avanti dalla Caritas Tarvisina e Caritas Vittorio Veneto, dalle cooperative La Esse, Una Casa per l’Uomo, Gea, Alternativa Ambiente, nel territorio della Provincia di Treviso. "Il capitolato dei nuovi bandi, diretta conseguenza del Decreto Immigrazione e Sicurezza del 5 ottobre 2018, mette fortemente in discussione la dignità delle persone perché non consente più di lavorare con loro”. Gravi anche le ricadute occupazionali.

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Migranti, esperienza finita: per la Caritas e le cooperative sociali l'accoglienza diffusa è impossibile

Scade martedì 30 aprile la proroga della convenzione con la Prefettura rispetto ai servizi di accoglienza dei richiedenti asilo del bando 2018. Si chiude in questa data l’esperienza di accoglienza diffusa portata avanti dalla Caritas Tarvisina e Caritas Vittorio Veneto, dalle cooperative La Esse, Una Casa per l’Uomo, Gea, Alternativa Ambiente, nel territorio della Provincia di Treviso. Un gruppo di soggetti che in questi anni ha sempre lavorato nella prospettiva dell’inclusione delle persone, tentando di superare la prospettiva dell’emergenza, perseguita invece come unica possibilità a livello istituzionale.

Si legge in una nota congiunta, presentata mercoledì scorso: “La diffusione dell’accoglienza in questi anni è stata caratterizzata dall’affiancamento delle persone accolte nel loro percorso di inserimento relazionale e lavorativo, dall’attenzione per il contesto sociale ospitante, dalla costante spinta al miglioramento del progetto e delle modalità di lavoro. Il capitolato dei nuovi bandi, diretta conseguenza del Decreto Immigrazione e Sicurezza del 5 ottobre 2018, mette fortemente in discussione la dignità delle persone perché non consente più di lavorare con loro”.

Infatti, “non vengono più riconosciute come azioni possibili e da sostenere economicamente: l’insegnamento della lingua italiana come primo e fondamentale passo verso l’integrazione, il supporto normativo nell’iter legale di riconoscimento del proprio status, il prendere in carico le situazioni di fragilità psicologica o sanitaria, la valorizzazione delle competenze delle persone, il supporto nell’inserimento lavorativo. A concludere con noi il progetto sono circa 150 persone, alcune delle quali rischiano di interrompere il percorso di inclusione avviato nelle comunità e sul quale tanti di loro hanno investito molto in termini di impegno e di energie. Hanno vissuto in appartamenti o in piccole strutture nel territorio, accompagnati nella gestione della propria quotidianità, ma anche nell’affrontare questa fase di profondo cambiamento delle loro vite”. Ora, proseguono i soggetti, “ad alcune di queste persone verrà riconosciuto il solo diritto di sopravvivere con la garanzia dei pasti e di una sistemazione abitativa, una condizione che può generare situazioni di forte marginalità ed esclusione sociale con possibili effetti sull’intera comunità. Il progetto di accoglienza diffusa, invece, ha sempre mantenuto un’attenzione particolare sul benessere dei cittadini del territorio e del loro contesto di vita”.

Questa decisione andrà anche ad incidere nella vita professionale dei tanti operatori e delle operatrici sociali (educatori, psicologi, assistenti sociali, mediatori, sociologi, operatori legali) che in questi anni hanno lavorato con competenza e motivazione, alimentando una condizione di forte precarietà lavorativa.

Conclude la nota: “Constatato che il sistema di accoglienza diffusa da noi costruito viene messo oggi in crisi, riteniamo non ci siano più le condizioni per poter partecipare al nuovo bando sui servizi di accoglienza della Prefettura. Il capitale umano e professionale maturato in questi anni andrà a favore di nuovi progetti che possano dare un futuro agli immigrati, ai nostri operatori e alle nostre comunità”.

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