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Minori: la rete fa welfare

Anche in Veneto diversi bambini sono in grave marginalità e disagio: vedono precluso l’accesso a molte opportunità, vivono situazioni di maltrattamento con pregiudizio per la loro crescita. E l’erosione delle risorse è continua, con i servizi sociali sovraccarichi di lavoro. Molto si fa, e si farà, ribadisce l’assessore Lanzarin.

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Minori: la rete fa welfare

“Sono migliaia anche in Veneto i bambini in grave marginalità e disagio; il numero di quelli in povertà assoluta è in costante crescita. Non solo vedono precluso l’accesso a molte opportunità, ma anche sperimentano spesso contesti familiari drammatici nei quali la condizione economica e sociale determina l’impossibilità di costruirsi un domani. Molti vivono situazioni di maltrattamento con grave pregiudizio per la loro crescita. E tutto questo è aggravato dalla continua erosione delle risorse e dal venire meno di una cultura dei diritti di chi non ha voce”.
Ecco la denuncia messa nero su bianco, per l’ennesima volta, dal Tavolo regionale “Un welfare per i minori”, rappresentativo delle maggiori realtà che operano nella promozione, protezione, cura ed educazione dell’infanzia e dell’adolescenza. A cui ne aggiunge un’altra, ugualmente grave, che riguarda i servizi sociali “in grave difficoltà, sovraccarichi a causa del mancato rinnovo di parte del personale avvenuto negli ultimi cinque anni all’interno dei servizi sociosanitari territoriali”. E poi, c’è soprattutto il tema delle risorse: “L’assessorato regionale ha stanziato nello scorso anno 1 milione di euro aggiuntivo per l’accoglienza dei minori fuori famiglia, per arrivare quasi a 2 quest’anno. Ma facciamo presente che per questa voce servirebbero 5 milioni di euro all’anno”. Ma andiamo con ordine.
Aumentano i problemi...
“E’ lo studio epidemiologico della Regione Veneto pubblicato nel 2015 a confermare i dati: i minori che hanno avuto accesso ai servizi sono passati da 38 mila nel 2003 a 55 mila nel 2012 – spiega Paolo Rigon, portavoce del Tavolo -. Le problematiche riguardano principalmente le questioni collegate al disagio e al maltrattamento nell’infanzia e adolescenza; le condizioni che ostacolano la salute mentale; le situazioni familairi disturbate, patologiche, matrattanti sempre più numerose; il disagio presente nei contesti scolastici e sociali; i disturbi comportamentali e le patologie psichiche; la violenza intrafamiliare”.
Un quadro complesso, dunque, confermato anche dal fatto che l’accesso ai servizi di neuropsichiatria è aumentato del 40-45% negli ultimi 6-8 anni, con 600 assistiti ogni 10 mila abitanti under 18.
Diminuiscono i servizi
“Più volte abbiamo segnalato che, di fronte a tali complesse questioni, ci sono evidenti criticità” prosegue Rigon che ha fatto il punto della situazione durante un recente convegno pubblico nel padovano a cui hanno partecipato circa 500 fra assistenti sociali, psicologi, educatori professionali, medici ed amministratori da tutto il Veneto in ambito della tutela dei minori e del disagio minorile. Servono 300 persone da assumere subito e destinare ai consultori, ai servizi per l’età evolutiva, e per la disabilità infantile per integrare così la mancanza di personale che si è verificata negli ultimi anni. “Va attuato un nuovo piano di azione regionale per la tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva e con urgenza deve essere aggiornata la programmazione in riferimento ai nuovi Lea” che rappresentano una priorità assoluta e le cui prestazioni per il Tavolo non sono in gran parte garantite.
Un welfare possibile per i minori?
“Le criticità che divengono sempre più acute e i principali riferimenti normativi ci vedono impeganti nel portare avanti delle proposte che ridurrebbero le gravi insufficienze da tempo presenti nei servizi sociosanitari territoriali e nelle politiche socio educative per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia” ha scritto il Tavolo in una lettera inviata ad inizio maggio all’attenzione del presidente della Regione Veneto e agli assessori di riferimento, per la quale stanno attendendo risposta. Chiedono, in sintesi, di prevedere un fondo annuale di 5 milioni di euro per il nuovo piano regionale specifico ed uno di altrettanti 5 milioni per l’inserimento in strutture di accoglienza e case famiglia; di consolidare i finanziamenti per i centri specialistici territoriali per la protezione e cura dei bambini vittime di abuso e grave maltrattamento, stabilizzando il personale; di ridefinire i Lea regionali, livelli essenziali di assistenza a minimi da garantire alle famiglie.
La lista della spesa
“Non abbiamo più quegli stanziamenti enormi che in regione erano destinati al sociale 10 anni fa – ha spiegato l’assessore regionale ai servizi sociali Manuela Lanzarin, intervenendo al convegno del Tavolo e ribadendo che non c’è un calo di attenzione ma di fondi alla base dei tagli: “Oggi abbiamo solamente 55 milioni di euro di spesa libera, da dividere fra 10 assessorati. Ne abbiamo stanziati 700 mila per riportare a 5 le equipe per il maltrattamento dell’infanzia e riprendere le attività di cura; 5 milioni per gli affidamenti familiari; 2 milioni per l’inserimento da parte dei comuni dei minori a rischio in case famiglia e in comunità; 1 milione per mantenere i consultori familiari”.
Al netto, quel che resta certo è che investire contro il disagio dei bambini è favorire lo sviluppo civile, economico e sociale del Paese.

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