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Minori nelle reti criminali

Torna la rubrica mensile sul carcere: questa volta parliamo di minori stranieri reclusi in Istituto penale. Vittime e rei allo stesso tempo, la rete anti tratta Navigare li aiuta a fuggire dalle maglie della criminalità. Ricordiamo che potete scriverci a cappellania.penitenziaria@diocesitreviso.it

Parole chiave: navigare (1), inside out (1), minori (62), tratta (39), criminalità (14), sfruttamento (13), spaccio (2), droga (14), istituto penale minorile (3), treviso (2065), veneto (545)
Minori nelle reti criminali

Sono vittime e autori di reato allo stesso tempo. Sono minori, oppure hanno appena varcato la soglia della maggiore età, ma sono entrati in territorio italiano prima dei 18 anni, senza un adulto che li accompagnasse. Sono stranieri e hanno attraversato l’inferno, percorrendo la rotta balcanica o su una “bagnarola” alla deriva nel Mediterraneo, per raggiungere un sogno che non esiste. “Spesso vengono attirati qui dal Paese d’origine attraverso i social network, qualche parente o amico di famiglia mostra loro una vita fatta di agio, scarpe firmate, cellulari costosi, vestiti alla moda. Quando arrivano si trovano invece a vivere di stenti, per strada, in condizioni per nulla diverse da quelle lasciate nel Paese di partenza, e in più con il debito contratto per il viaggio da ripagare, per il quale vengono avviati a una vera e propria scuola dello spaccio e introdotti in una rete di illegalità. Noi oggi li intercettiamo grazie a una rete con l’Istituto penale minorile, l’Ussm (Ufficio servizio sociale per minorenni del Tribunale minorile ndr) e le comunità di accoglienza, quando cioè sono già stati arrestati per aver commesso un reato. Ora grazie a un nuovo progetto, proviamo anche a prevenire il fenomeno”. A raccontarlo sono Giuseppina Di Bari, operatrice socio-legale, e Francesca Sguotti, operatrice psicosociale (Equality cooperativa sociale), due componenti dell’équipe Azione Inside Out del progetto Navigare, (Network anti tratta veneto, intersezioni, governance, azioni regionali), coordinato e di cui capofila è la Regione Veneto.

A Treviso vengono intercettati soprattutto maschi, poiché l’istituto minorile è maschile, ma a essere vittima delle reti criminali sono anche ragazzine e giovani donne, a cui magari viene offerta la “scelta” tra ripagare il proprio viaggio attraverso le vendita del proprio corpo, oppure diventando corrieri della droga, cosa che le trasforma da vittime ad autrici di un reato. I minori, inoltre, possono essere indotti a commettere reati, da queste reti transnazionali criminali, grazie al ricatto, sotto minaccia dell’incolumità dei familiari rimasti in patria.

E’ proprio per contrastare questo fenomeno e difendere i minori e i giovani maggiorenni, almeno fino ai 21 anni, non accompagnati sul territorio italiano, autori di reati prima dei 18 anni e al contempo vittime di tratta, che nasce il progetto di Inside out.
L’obiettivo è quello di intercettare il fenomeno nella maniera più capillare possibile e di costruire percorsi di allontanamento dalle reti criminali dei minori, per permettere loro l’inizio di una nuova vita.

“Creiamo un’alternativa alle reti criminali - raccontano -, ci piace pensarlo come un percorso in cui si realizzano sogni e bisogni. Per questo ci inseriamo in momenti particolari della loro vita. In spazi di crisi, e da lì, costruiamo un percorso di fiducia, che coinvolge numerose figure professionali, mediatori culturali, educatori, psicologi, per far comprendere al ragazzo che se vuole possiamo lavorare per lui e per il suo futuro e che non chiediamo nulla in cambio. La vita della strada ha una sua attrattiva, i guadagni, il riconoscimento di un gruppo, ma quando iniziano i problemi i ragazzi rimangono soli, quello è il momento in cui proviamo a inserirci. Non si tratta di una strada facile, molti lasciano, il percorso è lungo, più lungo dei canonici 18 mesi di presa in carico dei servizi anti tratta. Ed è anche costoso. Qualcuno ce la fa e sono storie in cui vince non solo lui, ma tutta la società civile che lo ha accompagnato in questo percorso. Altre volte si pianta un seme, e si lascia la porta aperta, in modo tale che il ragazzo, se vorrà tornare, saprà come fare e chi contattare per chiedere aiuto”. Ma c’è dell’altro: per la rete è fondamentale il lavoro di divulgazione delle informazioni, di confronto con altre realtà regionali, e soprattutto l’impegno a livello legale per far conoscere procedure, leggi e sentenze che possono favorire i minori e che spesso non vengono applicate perché non si conoscono. Si tratta di un lavoro di “advocacy”, essenziale per cambiare le cose e dare un futuro luminoso a questi ragazzi. Inoltre, grazie alla collaborazione con Save the children, sono nati tre sportelli di primo livello a cui i minori possono rivolgersi per chiedere aiuto nelle zone più “calde” del Veneto: Padova, Mestre e Verona: “Ci interessano gli esordi, andare a comprendere le dinamiche di sfruttamento criminale, la possibilità di agire preventivamente, prima che sia troppo tardi. Uno dei reati più comuni è lo spaccio, a cui si accompagna l’abuso di sostanze, ma ci sono anche dei reati «spia», come risse o aggressioni. Un campanello d’allarme è quando il minore ha un avvocato: le reti criminali non si prendono cura del minore, lo lasciano a se stesso, a vivere in case abbandonate e senza servizi, del tutto simili a quelle dove ha vissuto nei luoghi di origine, tuttavia spesso forniscono assistenza legale”.

Ai fini di comprendere il fenomeno per prevenirlo sono nate anche diverse collaborazioni con le altre regioni, prima con il progetto Dedalus in Campania, poi con altri simili in Emilia Romagna e in Friuli Venezia Giulia. La rete ha lo scopo di diffondere e capillarizzare le informazioni, ma anche di avere dei luoghi nei quali allontanare i minori una volta usciti dall’Ipm, nel caso la rete criminale che li aveva intercettati fosse ancora presente sul territorio, per diminuire il rischio di recidiva: “Spostare i ragazzi - concludono Di Bari e Sguotti - è un elemento di successo se lo si accompagna con un progetto concreto e serio per la persona”.

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