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Morti sul lavoro: il dramma dell'aumento dopo la pandemia

Sono 63 le vittime nella nostra regione da gennaio ad agosto  2021. I casi in provincia di Treviso sono 13, 11 a Padova e 9 a Venezia. Ben pochi i risultati dopo vent’anni di prevenzione, impennata con la ripresa post-Covid

Parole chiave: lavoro (297), morti (22), regione veneto (211), treviso (1853), padova (87), venezia (86), covid-19 (279)
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Cade da un’impalcatura a Loreggia il 28 settembre scorso, per lui non c’è scampo. Nella stessa giornata, si muore sul lavoro in Alto Adige, a Roma in Puglia. Ad aprile a Montebelluna un operaio viene schiacciato sotto un’impalcatura. La ripresa dell’economia segna la ripresa degli incidenti sul lavoro, un dramma ormai inaccettabile. Se un tempo, pur di lavorare, si sopportavano le condizioni più dure, oggi consideriamo il carico di dolore e di lacerazione sociale che porta la morte o l’invalidità sul lavoro, incompatibile con una società solidale e moderna.

Proprio quando una riunione tra Governo a Inail, a settembre, aveva annunciato il concorso per l’assunzione di duemila ispettori del lavoro, un concorso che sanerebbe parzialmente una storica carenza italiana, le morti si sono prontamente ripresentate.
Nel nord c’è anche il Trentino Alto Adige in zona rossa, assieme a Valle d’Aosta, in Italia ci sono Abruzzo, Basilicata, Molise, Campania, Puglia. Da gennaio ad agosto 2021 sono 776 le vittime sul lavoro, quasi 100 vittime al mese, il 10 per cento sono donne. Da gennaio ad agosto 2021 i decessi registrati in Campania sono 72, seconda solo alla Lombardia che ne conta 73. Seguono: Lazio (60), Piemonte (58), Emilia Romagna (53), Puglia (52), Veneto (48), Sicilia (30), Toscana (28), Abruzzo (27), Trentino Alto Adige e Marche (17), Friuli Venezia Giulia e Umbria (15), Molise e Liguria (12), Calabria (11), Sardegna (9), Basilicata (8), Valle D’Aosta (3).

Il Veneto non è in zona rossa, ma gialla, un colore non certo tranquillizzante, se si guardano i numeri crudi. Sono 63 le vittime nella nostra regione da gennaio ad agosto 2021: una media di 8 infortuni mortali al mese. I decessi in occasione di lavoro sono 48, mentre quelli “in itinere” sono 15. Verona è in cima alla classifica regionale per numero di vittime totali con 14 infortuni mortali. Seguono: Treviso (13), Padova (11), Venezia (9), Vicenza (8), Rovigo (5) e Belluno (3). Crescono del 18 % gli infortuni non mortali: 6.596 in più dello scorso anno. Si registra un incremento della mortalità del 21 per cento sul 2020 in Veneto. Un dato in controtendenza rispetto al resto del Paese, in cui mediamente si rileva un decremento del 6,2 per cento. Così il Veneto rimane al settimo posto per numero di decessi in occasione di lavoro; anche se si deve ricordare che il Veneto ha un indice di mortalità, rispetto alla popolazione lavorativa, che risulta ancora tra i più bassi in Italia.

Andando indietro negli anni, i dati che sono stati elaborati da Vega Engineering di Mestre dal 2010 mostrano una serie storica non positiva per il Veneto. Dal 2019, anno di riferimento pre-pandemia, al 2021 si sale da 28 morti sul lavoro in Veneto a 40, se poi si va a vedere il 2010, anno di inizio delle lavorazioni di Vega engineering si scopre che i decessi furono 48, come a dire che quasi vent’anni di prevenzione hanno ottenuto assai poco in termini di riduzione dei numeri assoluti.

Non esiste un’economia florida con questi numeri. I dati dell’Agenzia Europea per la sicurezza sul lavoro ci dicono che, in Italia, ogni malattia professionale ha un costo di oltre 200 mila euro. Cifre stellari che potrebbero essere facilmente ridotte con ciò che viene definito rop (return on prevention), ovvero la misura del ritorno dell’investimento in sicurezza e prevenzione da malattie e infortuni, che è pari 2,2: praticamente ogni euro speso in sicurezza sul lavoro, genera un valore più che doppio. Alla lunga la prevenzione e la sicurezza, oltre naturalmente a salvare vite, consolidano l’economia e le aziende.

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