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Natalità: azioni urgenti per non impoverire tutti

Si sono tenuti a Roma gli Stati Generali sul tema, promossi dal Forum delle associazioni familiari 

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Natalità: azioni urgenti per non impoverire tutti

La “questione denatalità” non è, ai più, immediatamente percepibile, come altri problemi che occupano la cronaca, ma è estremamente urgente: nascono sempre meno bambini e questo significa impoverire il futuro di tutti. In Italia, nel 2021, siamo scesi sotto i 400 mila nati (399.431) per la prima volta nella storia del Paese e il primo trimestre del 2022 segna ulteriori perdite. A gennaio abbiamo raccolto segni incoraggianti, con 32.097 nati, 844 in più rispetto al gennaio precedente. Febbraio ha “tenuto”, con 29.040 nascite (solo 675 in meno). Ma a marzo, abbiamo avuto un crollo: -3.997 neonati.

Come ha affermato papa Francesco agli Stati generali della natalità (Sgdn), “l’Italia, l’Europa e l’Occidente si stanno impoverendo di avvenire”. Ma in Italia la questione è molto più grave.
Si tratta di una nuova povertà: quella di donne e uomini che avrebbero il desiderio di un figlio, ma non riescono a realizzarlo. “Molti giovani faticano a concretizzare il loro sogno familiare. E allora si abbassa l’asticella del desiderio e ci si accontenta di surrogati mediocri, come gli affari, la macchina, i viaggi, la custodia gelosa del tempo libero… La bellezza di una famiglia ricca di figli rischia di diventare un’utopia, un sogno difficile da realizzare”.

Una questione esistenziale, di libertà personale e di opportunità di crescita dei cittadini. Ma anche una questione economica, sociale e di sostenibilità. Gli studi prospettici mostrano come con meno figli si vada verso il crollo dei consumi, della produttività e dell’innovatività, e del pil: tutto il Paese sarà probabilmente più povero. Il welfare che conosciamo non sarà sostenibile e a fare le spese saranno i più fragili, i minori e gli anziani. E’ a repentaglio anche il sistema pensionistico: chi consentirà, con il proprio lavoro e la solidarietà intergenerazionale, il pagamento delle pensioni? E il sistema sanitario nazionale riuscirà a far fronte ai bisogni di una popolazione sempre più anziana con un gettito sempre più eroso?

Nel corso degli Stati generali della natalità, promossi dal Forum delle associazioni familiari, Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat, ha “predetto” che nel 2050 il nostro sarà un Paese con 5 milioni di abitanti in meno, di cui 2 milioni giovani e con una media di nascite sotto i 300 mila bambini all’anno. Un’Italia anziana, in cui “solo poco più di una persona su due sarebbe in età da lavoro, con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni (16%), sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l’assistenza ai pensionati (32%).”.

A fronte di questo orizzonte oggi serve concretezza. E’ il momento di dare risposte reali alle famiglie e ai giovani: la speranza non può e non deve morire nell’attesa. Non prendere decisioni coraggiose oggi equivale a scegliere l’ineluttabilità e la rinuncia. E’ per questo che il Forum delle famiglie ha convocato agli Sgdn forze politiche, istituzioni, mondo dell’economia e del lavoro, esperti dei social e della comunicazione per affrontare insieme la grande “questione sociale” di questo nostro Paese.

Quattro le novità che sono emerse.
Una nuova unità della politica attorno alla questione della famiglia e della natalità come non era mai avvenuto in passato. Si tratta di un “patrimonio politico” enorme per chi è responsabile del governo e del futuro dell’Italia. Non esistono più scuse a fronte di questa convergenza e di questa emergenza. Ma sui libri di storia ci andrà anche chi saprà rilanciare il Paese o chi sarà spettatore ignavo della storia.

In secondo luogo l’impegno della politica a revisionare in Parlamento l’Isee. Non è un mistero che il Forum delle famiglie sia fermamente contrario all’applicazione dell’Isee sui servizi (ad esempio per l’accesso ai servizi prima infanzia) o ai trasferimenti (ad esempio per l’assegno unico) alle famiglie. Ma se proprio deve essere utilizzata è necessario che non sia iniqua come è oggi. Ecco perché raccogliamo con convinzione l’impegno alla revisione dell’Isee in Parlamento e dal canto nostro produrremo delle proposte.

In terzo luogo serve concretezza e serve adesso. Il Family act, approvato da poco in parlamento ha delle potenzialità e la Germania (dall’8,17 del 2016 al 8,62 del 2020) ci ha dimostrato che politiche familiari stabili e strutturate, sostenute economicamente, articolate su trasferimenti economici e servizi, possono invertire il trend demografico. Il Piano c’è, le risorse (il Pnrr) pure.

Da ultimo è necessaria una nuova narrazione sulla famiglia. Fare famiglia è bello ed è stimabile come un bene e una risorsa per tutti. Serve perciò la responsabilità per un nuovo racconto collettivo in questo nostro Paese, che aiuti i giovani a capire che sì, “si può fare” - così recita lo slogan degli Stati generali della natalità 2022 - e che investiremo insieme su famiglie e giovani, perché è per il bene di tutti.

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