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Natalità: popolazione dimezzata nei prossimi vent'anni

La Cigil presenta i dati di uno studio sull'inverno demografico. Dal 2012 al 2021, a livello provinciale, abbiamo "perso" più di 12 mila 500 bambini di età compresa fra gli zero e i sei anni

Natalità: popolazione dimezzata nei prossimi vent'anni

Se l’attuale trend della denatalità prosegue invariato, l’Italia fra il 2040 e il 2050 dimezzerà la sua popolazione. Questo il dato shock, ribadito da Vigilio Biscaro, segretario generale dello Spi Cgil di Treviso in una conferenza stampa in cui, grazie all’elaborazione dei dati Istat compiuta dalla ricercatrice Anna Rita Contessotto, è stata presentata una panoramica sulla situazione demografica nella Marca Trevigiana.

Anche per il nostro territorio si parla di “inverno demografico”, con un ricambio generazionale ridotto al minimo, a causa del forte calo di nascite e della presenza di bambini nella fascia di età della prima infanzia, da 0 a 6 anni. Lo studio analizza i 94 comuni della provincia di Treviso.

Dopo anni in cui la popolazione nella Marca era rimasta pressoché costante, dal 2020 al 2021 si contano oltre 10 mila iscritti all’anagrafe in meno. Lo studio prende in considerazione il periodo 2012-2021, constatando che negli anni è aumentata la presenza di over 65 (+29.139, +17%). Sono calati, invece, la popolazione attiva, dai 15 ai 64 anni (-11.658, -2%) e i giovani dagli 0 ai 14 anni (-15.462, -12%).

Nello stesso arco di tempo il territorio ha perso 12.520 minori fra gli 0 e i 6 anni. In questa fascia di età i comuni con i dati più preoccupanti si trovano nella Pedemontana, seguiti da Casale sul Sile (-37%). Tra le aree più colpite anche Castelfranco (-17%) e Montebelluna (-21%). Di conseguenza vengono chiusi asili e accorpate scuole materne per la mancanza di bambini. Tra il 2012 e il 2020 le nascite sono calate del 32% (-2.994), le diminuzioni più cospicue si riscontrano nei comuni più popolosi, come Montebelluna (-29%), Vittorio Veneto (-31%), Castelfranco (-22%) e Treviso (-30%). Solo in 6 comuni (Cimadolmo, Cessalto, Zero Branco, Segusino, Loria e Castello di Godego) si rileva un incremento delle nascite.

La ricerca prende in considerazione alcuni tra i principali indicatori demografici. L’indice di dipendenza strutturale (Idt) calcola quanti individui ci sono in età non attiva ogni 100 in età attiva, fornendo una misura della sostenibilità della struttura di una popolazione. Se questo indice è superiore al 50% siamo in presenza di una situazione di squilibrio. Questo è cresciuto di 3 punti dal 2012 al 2021, arrivando al 56% e segnando così una situazione di squilibrio generale che rende difficile la sostenibilità del carico economico e sociale per la popolazione attiva. Il limite del 50% viene superato in tutti i comuni più popolosi, a Treviso tocca il picco del 61%. Fuori dalle percentuali, questo significa che nella Marca 317.206 non attivi (giovani e over 65) pesano su 560.864 attivi e il carico, in assenza di ricambio generazionale, è destinato a crescere. L’indice di vecchiaia, misura il numero di anziani presenti ogni 100 giovani, valutando l’invecchiamento della popolazione, questo segna un aumento di 35 punti rispetto al 2012.

La conclusione dell’analisi è che nel Trevigiano ci sono zone al limite della sostenibilità della struttura della popolazione. “L’assenza di ricambio generazionale - chiosa la ricercatrice - è sintomo di un indebolimento del sistema economico-sociale e culturale che darà effetti a lungo termine di cui sembra ci sia una scarsa consapevolezza. E’ necessario che gli attori istituzionali attivi nella programmazione socio-sanitaria e nel governo e gestione socio-economica del territorio si interroghino e prendano coscienza dello scenario e attivino misure che invertano la tendenza degli ultimi anni. A oggi i Comuni investono circa il 20% del bilancio nel sociale e di questo 20%, meno del 20% è destinato alle famiglie. Senza ricambio generazionale in futuro mancheranno i lavoratori nei servizi essenziali e arriveremo al punto in cui si dovranno dimezzare le pensioni, già oggi in alcuni territori della Marca come Castelfranco un giovane ne paga due”.

“Servono politiche familiari per invertire la tendenza - ha chiarito Biscaro -, bisogna lavorare sul tessuto sociale a tutti i livelli, intervenire sulle strutture, scuole materne, nidi, stabilità dei rapporti di lavoro, soprattutto per i giovani, affitti ragionevoli per le abitazioni. Solo così si può cambiare la società. Tutti sono consci della situazione, ma non si sta facendo abbastanza, speriamo che il piano per in Next Generation Eu possa muovere qualcosa”.

Agli appelli si aggiunge anche Umberto Tronchin, presidente dell’Auser di Treviso che pubblica un proprio manifesto per un “nuovo progetto sociale”, appellandosi ai sindaci della provincia e proponendo un “nuovo patto tra istituzioni, cittadini e volontariato che metta al centro dei progetti le persone e i loro bisogni”.

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