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Nel primo trimestre 2020 perse in Veneto 3.685 imprese. Ma rischia di essere solo l'inizio

Il dato negativo, rilevato da Infocamere-Movimprese, dipende solo in minima parte dall'effetto Covid-19, le cui conseguenze di faranno sentire nelle prossime rilevazioni. Il presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza. Si rischia il dramma sociale".

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Nel primo trimestre 2020 perse in Veneto 3.685 imprese. Ma rischia di essere solo l'inizio

Secondo gli ultimi dati Infocamere-Movimprese, nel periodo gennaio-marzo 2020 in Veneto il saldo natalità-mortalità complessivo è pari a -3.685 imprese (al netto delle cessazioni d’ufficio): a fronte di 8.031 nuove iscrizioni, sono state denunciate 11.716 cessazioni. È un dato che si presenta più marcato di quello registrato negli ultimi anni. Bisogna infatti risalire al I trimestre 2013, nel pieno della crisi del debito sovrano, per trovare un saldo negativo di intensità simile (-3.333 imprese).

Riepilogando le ordinanze intervenute in Italia nel trimestre in esame per contrastare il Covid-19: il primo decreto relativo all’emergenza sanitaria risale al 24 febbraio; mentre l’estensione del lockdown all’intero territorio nazionale è stata decisa con il DPCM 9 marzo 2020, poi rimodulata con il decreto del Ministero dello Sviluppo

Economico del 25 marzo 2020, in base al quale le imprese potevano completare le attività, comprese la spedizione delle merci in giacenza, entro il 28 marzo. Il successivo DPCM del 10 aprile si colloca invece fuori dal trimestre in esame.

Se si scende nel dettaglio mensile non sembra esserci una vera correlazione tra demografia d’impresa ed emergenza Covid-19, ma la concomitanza di più fattori ha contribuito a tale risultato. La maggior parte delle vicissitudini d’impresa, annotate nel Registro camerale nel primo trimestre del 2020, sembra essere avvenuta in un periodo antecedente all’emergenza. Il grosso del saldo negativo, infatti, matura soprattutto nei mesi di gennaio (-3.003 imprese) e di febbraio (-923), i mesi tipici della registrazione delle cessazioni, anche per ragioni di ordine fiscale. Mentre a marzo il saldo iscrizioni e cessazioni d’impresa si porta in positivo (+241), inferiore ma pur sempre positivo come il saldo registrato nel marzo del 2019 (+816). Il saldo di marzo 2020 però è sicuramente condizionato da un complessivo rallentamento delle comunicazioni d’impresa, tanto lato iscrizioni (2.240, quando mediamente si aggira sulle 3.137, considerando gli ultimi 5 anni), quanto lato cessazioni (1.999, con un dato medio negli ultimi 5 anni di 2.078). Le ragioni sono diverse, come confermano i responsabili del Registro Imprese: gli imprenditori che si trovavano in fase di avvio d’impresa, ma per attività sospese dal decreto, decidono per il rinvio temporale dell’iscrizione; anche quelli intenzionati a chiudere aspettano l’evolversi della situazione, per non avere oneri legati alla liquidazione o magari per verificare la possibilità di accedere ai sussidi governativi. Infine, è rallentata la stessa attività degli studi professionali, intermediari fra le imprese e la Camera di Commercio, chiamati in modo prioritario ad assistere i propri clienti sul tema delle eventuali deroghe alle sospensioni, e anche per effetto della diversa organizzazione del lavoro (a distanza).

Dunque, al momento quel che si evidenzia nella demografia d’impresa al I trimestre 2020 è sostanzialmente un proseguo di quanto già analizzato nel corso del 2019. Al 31.03.2020 si contano in Veneto 427.216 sedi d’impresa (-2.438 imprese rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente).

L’analisi dei settori più colpiti dall’emorragia d’impresa ci dà subito conferma dei temi già evidenziati con il bilancio di fine anno. Continua infatti ad essere particolarmente in sofferenza il commercio al dettaglio, il cui stock di imprese attive in regione diminuisce di -1.552 unità su base annua (marzo 2020 confrontato con marzo 2019). L’agricoltura è l’altro settore che maggiormente contribuisce alla contrazione dello stock delle attive, come già nel corso del 2019. La flessione a marzo, su base annua, risulta di -923 imprese (-1,4%). Il manifatturiero (-620 sedi) deve il suo saldo negativo al settore moda il cui stock si riduce di -207 imprese rispetto all’analoga consistenza di un anno fa, alla metalmeccanica (-195) e al legno arredo (-168). Un piccolo segnale di cedimento compare anche in un settore da sempre in crescita: l’alloggio e ristorazione. La flessione è di -49 imprese (-0,2%) su base annua: un niente, si potrebbe dire, su un totale di 30.247 imprese attive in regione. In positivo, oltre al comparto dei servizi alle imprese (+1.253 imprese rispetto ad un anno fa, nonostante la perdita di -165 imprese del settore trasporti e magazzinaggio) ed al comparto dei servizi alle persone (+151 unità su base annua), negativo invece il settore delle costruzioni (-260 imprese) in sofferenza già dal 2019.

Il Presidente di Unioncamere del Veneto, Mario Pozza, commenta così i dati: “il quadro è già estremamente preoccupante. Questi dati indicano già un trend negativo che, nei prossimi mesi, sarà ancora peggiore. Dietro questi freddi numeri ci sono aziende storiche che chiudono e persone che rimangono senza lavoro dopo aver investito la loro vita insieme ai collaboratori in queste attività. Purtroppo è concreta l’ipotesi che si ripeta una situazione simile a quella del 2008 e che sia ancora peggiore con risvolti sociali preoccupanti. Più di qualche segnale di insofferenza dia parte degli imprenditori sta arrivando in questi giorni per una gestione da parte del Governo poco chiara. La situazione che stiamo vivendo, inoltre, potrebbe anche accentuare questo malessere causato dalla troppa burocrazia, dal ritardo dei pagamenti della cassa integrazione e nella fattispecie la cassa in deroga non è arrivata ai dipendenti e si prevedono tempi biblici. Se quanto prima non arriveranno le risorse ai lavoratori i carrelli della spesa delle famiglie resteranno vuoti. Oltre delle belle parole nel fare rete e nel rispettare le regole ci servono i fatti. Non  bastano i proclami con cui si continuano a sbandierare miliardi a destra e a manca e poi tutto ciò non sii concretizza e le risorse non arrivano”.

Fonte: Comunicato stampa
Nel primo trimestre 2020 perse in Veneto 3.685 imprese. Ma rischia di essere solo l'inizio
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