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Nidi, fossato da colmare

Il Recovery plan stanzia 20 miliardi per la scuola. Scontiamo uno storico ritardo sulla fascia da 0 a 3 anni. Che colpisce il Sud, ma anche il Veneto e in particolare Treviso

Nidi, fossato da colmare

Il Recovery plan italiano scarica quasi 20 miliardi di euro sul potenziamento della scuola, dal nido all’università. La prima rivoluzione è quella delle parole: il nido non è alla voce assistenza, ma alla voce istruzione, i bambini dai 0 ai 3 anni non sono semplicemente da assistere, ma da istruire.

Il fossato da colmare con il resto dell’Europa è enorme: da 25,5 posti ogni 100 bambini di offerta attuale, arrivare vicino a 33, che l’Europa nel 2002 a Barcellona si era posta come obiettivo minimo per il 2026. Sette punti e mezzo, due miliardi e 600 milioni per ogni punto da recuperare. Il fossato diventa un crepaccio, se si considerano i numeri del Sud, con un’offerta che copre solo l’13,3 per cento della popolazione infantile. Il Governo italiano scommette di poter realizzare 228mila posti, 152mila per i nidi e 76mila per l’età dai 3 ai 6 anni. L’idea è quella di costruire mille edifici mediante il coinvolgimento diretto dei Comuni, che accederanno alle procedure selettive e condurranno la fase della realizzazione e gestione delle opere. Dunque, nuovi nidi nei Comuni che metteranno in campo progetti e vinceranno i bandi. In Italia l’investimento nell’espansione dei nidi si ripagherebbe in sei anni grazie all’aumento dell’occupazione - 40 mila nuovi educatori previsti -, e del prodotto interno lordo.

Dove mancano asili l’occupazione femminile è al palo, un corto circuito da cancellare. “Solo così - commenta «Alleanza per l’infanzia», rete tra istituzioni e società civile - si potrà andare alle radici della dispersione scolastica e contrastare efficacemente la povertà educativa che oggi preclude a tanti bambini e adolescenti la possibilità di apprendere, di far fiorire capacità e talenti, di costruire liberamente il proprio futuro”.

L’ultima indagine dell’Istat sui nidi è del 2018. I dati consentono di farsi un’idea della distribuzione territoriale dei posti disponibili per i bambini dai 0 ai 2 anni. Il Veneto si attesta a 29,1 posti per 100 bambini tra 0 e 2 anni, dietro anche alla Sardegna. Solo il Piemonte fa peggio, tra le regioni del Nord. Stellare la differenza con Umbria, Emilia Romagna, che hanno 10 posti in più per 100 bambini. Negativo il Mezzogiorno: tra Valle d’Aosta e Campania ci sono 36,3 punti di differenza, in alcune regioni del Sud non c’è neppure un posto ogni 10 bambini. Ciò fa prevedere che molta parte del 4,6 miliardi finirà al Sud.

I dati regionali potrebbero ingannare, i nidi diminuiscono mano a mano che ci si allontana dai capoluoghi e dalle grandi città. La provincia di Venezia si ferma a 27 posti, superata da Padova, a 31,2. Bergamo è a 33 posti, comunque lontana dai quasi 50 di Bologna, Ferrara e Ravenna e dai 40 di Firenze. Treviso, assieme a Vicenza e Belluno è fanalino di coda del Veneto, con 28,1 posti in provincia e  20 posti di Treviso città. In Regione c’è una forte disomogeneità, con Comuni ancora sguarniti del servizio da zero a due anni: nel Trevigiano si concentrano nella Pedemontana, a Venezia e Padova sono i piccolissimi centri a esserne sprovvisti.

Maggiori approfondimenti nel numero di Vita del Popolo del 9 maggio

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