Società e Politica
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Non è facile, oggi, fare il sindaco

Si fa sempre più forte una cultura che svaluta l'impegno amministrativo, leggi che insistono su un'immagine di politica come pericolo, o come male da cui difendersi. Il parere di alcuni primi cittadini.

Parole chiave: sindaco (6), nuovi sindaci (1), politica (44), responsabilità (2), leggi (1)
Non è facile, oggi, fare il sindaco

A Cavaso del Tomba se lo ricordano tutti, Aldo Marin. Il sindaco che fece due mandati, eletto nel 1995 e riconfermato nel 1999. L’ufficio lo usava poco. Era sempre fuori in strada, con la gente. Esperto di movimento terra, se veniva una nevicata, oppure franava un sentiero sul Tomba, andava direttamente lui con le sue macchine. Ne abbiamo conosciuti tanti di sindaci così, quelli che attaccano i manifesti, quelli che sostituiscono l’impiegato malato all’Anagrafe, controllano i lavori di asfaltatura direttamente in strada, su, su, fino a responsabilità più grandi come quelle di un dirigente di segreteria o di ragioneria comunale. Oltre alle loro responsabilità politiche, si assumono anche quelle amministrative di dipendenti che mancano per le ristrettezze in cui da anni versa l’amministrazione pubblica. Dall’altra parte nel Paese e nello stesso Parlamento, si fa sempre più forte una cultura che svaluta l’impegno amministrativo. Dalla “anticorruzione” alla “spazzacorrotti” si sono scritte leggi che insistono su un’immagine di politica come pericolo, o come male da cui difendersi in maniera estremamente severa. Leggi, forse, inevitabili perché il paese è attraversato da moltissime inchieste che riguardano sindaci, amministratori, ex amministratori, parlamentari, ex ministri e ministri.

Una forbice tra impegno dei sindaci che cresce e rischi di inchieste giudiziarie per gli amministratori che ormai hanno raggiunto il livello di guardia. Nelle ultime elezioni comunali, in moltissimi comuni, è stato quasi impossibile chiudere le liste e in una caso, a Chiarano, l’unico candidato non ha neppure raggiunto il quorum, così ora il Comune è retto da un commissario governativo. Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano e presidente dell’Anci Veneto, parla di “grave crisi che affligge la partecipazione e l’impegno civile”. “Lo spazzacorrotti” impedisce a chi diventa consigliere di continuare a fare associazionismo, dallo sport alla parrocchia. Un avvocato o un architetto, che diventa assessore, deve congelare la sua attività perché, entrando in Giunta, si finisce in un ginepraio di conflitti d’interesse”.

L’Associazione comuni della Marca trevigiana, nell’ultima assemblea, per voce della sua presidente Mariarosa Barazza, ha proposto una sorta di auto-mutuo-aiuto tra i sindaci: “Una rete di amministratori senior che sia di sostegno soprattutto ai «nuovi» con l’obiettivo di non farli sentire soli, ma supportati nelle scelte politico-amministrative più critiche. Una sicurezza e un sostegno solidale, non solo sotto il profilo tecnico, ma soprattutto umano e politico”.

Andrea Cereser e Patrizia Andreotti: due pareri sull'argomento

San Donà di Piave ha più di 40mila abitanti. Un contesto territoriale forte dal punto di vista paesaggistico, ma anche industriale e del terziario. Andrea Cereser è al secondo mandato, non ha i problemi di bilancio e di personale dei piccoli comuni. “La responsabilità comunque è enorme, ben maggiore di chi occupa un seggio in Parlamento o in Regione e può contare su indennità ben più rilevanti. Per quanto tu sia in buona fede, i rischi sono tanti”. Cereser accetta questa percentuale di rischio e la spiega in chiave sociologica. “La nostra è una società complessa in tutti i settori. La complessità è una quota del vivere contemporaneo. Per me fare il sindaco è un po’ una sfida a questo: trovare soluzioni nuove, in un contesto che è diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto. E poi, cosa lasceremo ai nostri figli, se non saremo capaci di raddrizzare almeno qualche stortura o di risolvere dei problemi?”. Anche Patrizia Andreotti, confermata sindaco di Noale, 16mila abitanti, fa un rapporto con parlamentari e consiglieri regionali, evidenziando l’enorme differenza di responsabilità. “La mia è una cittadina piena di eventi, da «Noale in fiore», alla natalizia «Pirola parola», una serie di manifestazioni in cui le misure per la sicurezza sono fondamentali. Dove, alla fine, se il sindaco non si prende la responsabilità nulla si può fare. Difficile render «supersicuro» tutto. Eppure sono queste cose a rendere vivace e attrattivo il nostro Comune”. Quando le si chiede chi glielo fa fare, risponde: “Ho una grande passione per la mia città. Questo non è il mio trampolino per l’alta politica: ora sono in aspettativa, quando terminerò, tornerò a fare l’insegnante. Mi interessa amministrare bene la mia città e basta”. In un comune grande come San Donà non è facile tenere il rapporto con la gente, eppure Cereser ci prova. “Allo stadio di rugby pago il biglietto come gli altri, alle sagre pago la consumazione, cerco, quindi, di evitare qualsiasi privilegio. L’altro giorno ho partecipato a una cena di strada. Ecco, credo che tutto questo sia in grado di modificare la cultura negativa verso chi amministra. Questa serietà e coerenza tra affermazioni e comportamenti sono dirimenti. Non c’è diversità tra sindaco e cittadini e il rispetto si deve alla carica che rappresenta un’intera comunità, d’altro canto il sindaco questa carica deve ricoprirla con la dignità che si conviene a un’istituzione pubblica”. Per questi sindaci di comuni medio grandi, le indennità possono arrivare a duemila euro, cifre dignitose, ma fuori scala rispetto alle responsabilità. “Molti mi hanno detto di guadagnare di più di me lavorando meno - ricorda la Andreotti -. Io avevo provato a continuare a insegnare, ma dopo un anno mi sono resa conto che era impossibile. Incontri in Regione, rapporti con i cittadini, pranzo quasi sempre fuori e praticamente vivo in Comune. Sono laureata in Legge e conosco bene i rischi, devo dire che ho i dirigenti degli uffici che mi coadiuvano al meglio e che ottima è la collaborazione del segretario comunale”. I tempi sono però complessi. “Si pensi al cambiamento climatico, ad esempio, che espone i nostri territori a rischi nuovi, che in parte non conosciamo. La sicurezza dei cittadini è una delle prime preoccupazioni, ma serve competenza e avere risorse finanziarie e umane che aiutino il sindaco”, conclude Andreotti.

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