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Nuovi spazi urbani, quest'estate vince la città all'aperto

Come stanno cambiando e cambieranno le città, il nostro modo di muoverci e di abitarle? “Ci sarà il distanziamento, ma questo andrà di pari passo con più spazio pubblico e con opportunità d’incontro”, prevede l’urbanista Elena Ostanel. Attenzione, però, al rischio di creare maggiore esclusione.

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Nuovi spazi urbani, quest'estate vince la città all'aperto

Cambiano gli “spazi” delle città, il nostro modo di muoverci e di abitarle. Cambieranno nelle prossime settimane, pensando soprattutto all’imminente estate, cambieranno nel lungo periodo, anche se in questo caso è possibile al momento solo fare ipotesi o lanciare idee.

Molti gli urbanisti, gli architetti, i docenti che sono alle prese con queste nuove sfide.

Ne abbiamo parlato con Elena Ostanel, ricercatrice allo Iuav di Venezia, recente vincitrice del premio Martini promosso dall’Associazione delle agenzie della democrazia locale (Alda), con il progetto “Neighbourchange”, dedicato alle forme di inclusione ed esclusione urbana.

Davanti c’è un grande spazio d’azione, ma anche la necessità di fare presto, dato che già molte città stanno programmando il riavvio della vita sociale prescrivendo nuove regole e criteri. E non mancano pericoli, come quello che le diseguaglianze ed esclusioni si allarghino. In quest’ottica, spiega la ricercatrice, sono nate diverse mappature di comunità, come “Covid-19 Italia Help” di Action Aid o il progetto Solvid dell’Università autonoma di Barcellona, al quale collabora anche lo Iuav.

Come, dunque, stanno già cambiando i nostri spazi urbani?

Sicuramente ci saranno molte modifiche. La prima cosa è già evidente: aumenta lo “spazio pubblico” all’aperto, pensiamo all’allargamento dei plateatici di bar e ristoranti. E si useranno di più gli spazi verdi, i parchi, i giardini. O, comunque, l’uso di altri beni pubblici culturali, penso ai musei. La tendenza si sta già manifestando in alcune città che per prime stanno definendo politiche di ri-definizione degli spazi, come Milano e Padova. Noi come Università stiamo già contribuendo a mappare gli spazi aperti alla cittadinanza.

Nei prossimi mesi, dunque, non mancheranno occasioni di socialità...

Sì, questa mi pare la tendenza. Alla base ci sarà il distanziamento, ma questo andrà di pari passo con più spazio pubblico e con opportunità d’incontro. Vivremo un’estate più all’aperto rispetto a prima, anche se ovviamente è importante che i cittadini si sentano sicuri e questa è ancora un’incognita.

Questo vale per tutti i cittadini? O aumenteranno le sacche di esclusione?

Sul tappeto c’è, indubbiamente, la questione delle diseguaglianze che aumentano. Molti stanno notando l’aumento della povertà. I quartieri sono frequentati dalle persone, ed esistono soprattutto zone di periferia che potrebbero essere più escluse di prima. Faccio un esempio: a Parigi è stato lanciato il piano “15 minuti a piedi”, si cerca di mostrare che in questo spazio ci sono tutte le opportunità per una vita confortevole. Tutto questo è impensabile nelle periferie della metropoli, ma anche di molte altre città. Sicuramente c’è il rischio concreto che le diseguaglianze aumentino.

E i centri commerciali resteranno il luogo preferito di aggregazione?

Il mondo cambia velocemente... spesso in estate si va nei centri commerciali per stare in un posto fresco, con l’aria condizionata, molti anziani lo fanno. Ebbene, una delle questioni oggi è proprio la presenza di aria condizionata, considerata possibile vettore del virus. Quindi, anche i centri commerciali potrebbero risultare meno sicuri. A mio avviso quest’estate vince la città all’aperto, e potrebbe essere una bella occasione per i  centri medio piccoli, penso  Motta di Livenza, la mia città d’origine. Una rivincita proprio sui centri commerciali che spesso penalizzano le piccole attività commerciali.

Ci potrà essere una valorizzazione per i sagrati? C’è chi sta pensando a celebrazioni con le porte aperte, vista la ridotta capienza delle chiese...

Certo, il discorso vale anche per i sagrati, così come, certamente in contesti diversi, per tutti gli spazi di pertinenza, come i giardini delle ville, o i cortili interni. Nel caso, poi, di una funzione religiosa a cui partecipano persone sul sagrato, credo che questa possa diventare l’occasione perché qualcuno di avvicini con libertà, restando, per così dire, sulla soglia.

In definitiva, il suo auspicio?

Credo che questa riappropriazione di spazi pubblici sia una cosa positiva. Mi auguro che siano messe in atto delle strategie per le città. Con regole chiare, in cui ci sia distanziamento fisico ma questo non corrisponda a distanziamento sociale. Le persone devono incontrarsi, e penso in particolare alle persone sole e fragili.

Non teme che questa sia la scusa per “nuove urbanizzazioni” e “nuovo  cemento”?

Spero proprio di no, qui stiamo parlando di quello che noi chiamiamo in gergo “urbanismo tattico”, cioè l’allestimento di spazi e strutture temporanei. Siamo chiamati a dilatare questa idea di “urbanismo tattico. Anche perché ci auguriamo tutti che il distanziamento, così come lo stiamo conoscendo, sia davvero una parentesi.

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