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Oncologia a Treviso, eccellenza da proteggere: "Ascoltate noi malati"

Molti i reparti da ristrutturare al Ca’ Foncello, in attesa della nuova Cittadella. Oncologia lascerà la struttura distaccata in via Scarpa per essere avvicinata ad Ematologia, con cui farà polo unico. Una novità piena di incognite, che i pazienti vivono con disagio.

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Oncologia a Treviso, eccellenza da proteggere: "Ascoltate noi malati"

“Siamo preoccupati, stanchi e anche arrabbiati. A volte ci sentiamo come se fossimo dentro una barca senza nemmeno un remo per remare”. Patrizio e Maria Rosa sono una coppia bella, affiatata, le parole che non vengono a lui le trova lei. Insieme stanno combattendo il cancro che ha colpito Patrizio un anno e mezzo fa. E insieme hanno deciso di combattere anche un’altra battaglia, per la difesa del reparto di Oncologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, che vedono a rischio.
Hanno stilato un elenco di domande e dubbi che stanno condividendo con altri pazienti e famiglie e che presto sottoporranno anche ai vertici dell’Ulss. “Tutto è cominciato con l’annuncio, a ottobre, dei lavori che interesseranno molti reparti – spiegano -. Trasferimenti di intere realtà, come l’Oncologia e il suo Day hospital, che dovranno lasciare l’attuale struttura staccata (“riparata” preferiamo chiamarla noi), contrassegnata da una grande F viola, con ingresso da via Scarpa, prima del Ca’ Foncello”.
Difficoltà logistiche
Destinazione, gli ambienti della vecchia Geriatria, e altri, tutti vicini all’attuale Ematologia, con cui Oncologia formerà un’unica area multispecialistica, con 15 posti letto di Ematologia, 12 di Oncologia e 5 per pazienti oncologici delle Medicine. Di questa “unità” della nuova struttura, Patrizio e Maria Rosa non sono affatto convinti. “A Treviso abbiamo una Oncologia che funziona, composta da Reparto, Day hospital, Ambulatori – spiegano -, tutti con spazi adeguati e in collaborazione tra loro per quanto riguarda l’utilizzo del personale (operatori sociosanitari, infermieri, medici), la possibilità per il malato di accedere a servizi diversi, per il personale di interagire velocemente. Ci sembra che si voglia fare uno «spezzatino»... E’ vero che l’edificio esterno può provocare qualche disagio, quando bisogna portare alcuni malati con l’ambulanza, ma per tutti gli altri, e sono la stragrande maggioranza, la possibilità di entrare e posteggiare vicino al reparto è un grande servizio. Ci sono utenti che nello stesso giorno, o in due giorni di seguito, vanno e vengono per prelievo, visita e cura. Viste le loro condizioni non possono certo camminare per lunghe distanze perché il parcheggio è lontano, o sottoporsi alle intemperie dato il loro sistema immunitario fragile”.
La partenza dei medici
Di pari passo con la questione strutturale si è acuito il problema relativo all’équipe medica, che ha perso alcune eccellenze, oncologi specializzati per specifici tumori. “Ogni medico aveva delle specialità ed una grande esperienza, ora stiamo assistendo alla partenza di alcuni di loro. La dott. Monica Ramello è andata a Trieste e il dott. Stefano Lamon è dislocato ad Oderzo. Non ci stiamo perdendo alcune eccellenze di questo reparto? Il medico che mi segue oggi è molto bravo e disponibile – ammette Patrizio –, ma è specializzato in altro tipo di tumori rispetto al mio. Non è proprio la stessa cosa occuparsi di ovaie, fegato o pancreas. E poi, noi malati abbiamo bisogno di essere seguiti dagli stessi professionisti, che conoscono tutta la nostra storia. Siamo fragili, e sentirci poco considerati da chi dovrebbe avere a cuore la nostra salute ci abbatte ancora di più. L’impressione è che si voglia riorganizzare, probabilmente per risparmiare, ma a scapito della parte più debole, che sono i malati”.
Il dg: “Cambiamo  a favore dei malati”
“Certo che vogliamo risparmiare, anche con un migliore utilizzo delle risorse umane, ma per offrire maggiori servizi e più qualità nelle condizioni ambientali e alberghiere, a vantaggio dei pazienti, che sono al centro del nostro impegno” replica «a distanza» il direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, che rivendica la scelta di intraprendere tutta una serie di interventi di adeguamento delle vecchie strutture (il primo passo è stata la rinnovata Geriatria) per un milione di euro, in attesa della nuova Cittadella della salute: entro il 2020 è prevista la consegna del nuovo monoblocco e poi serviranno altri 4 anni per vedere completato un ospedale da mille posti letto, 600 dei quali ad alta tecnologia: 250 milioni di euro di investimento, 124 dei quali pubblici. Quello previsto per fine anno, forse per l’inizio del 2019, non sarà insomma l’ultimo trasloco per Oncologia, come per altri reparti.
“Portare Oncologia dentro la struttura centrale dell’ospedale è una scelta strategica – spiega Benazzi -, per creare sinergia con Ematologia, per gestire i casi ambulatoriali insieme, per poter aumentare i posti letto portandoli alla dotazione prevista dalle schede ospedaliere. Il laboratorio di Castelfranco è un’eccellenza, dobbiamo migliorare sui tempi di arrivo dei farmaci. E, lungi dal fare uno «spezzatino» del reparto, vogliamo invece avvicinarlo alla diagnostica, ai laboratori, alla radioterapia, alla medicina nucleare, tutte realtà che servono alla cura dei malati oncologici. Ci saranno percorsi privilegiati di accesso, parcheggi riservati, senza che i pazienti debbano sottoporsi a lunghe camminate. Anche per il personale ci stiamo riorganizzando. Il dott. Lamon stesso rimarrà un paio di giorni alla settimana a Treviso. Questa riorganizzazione diventerà un’opportunità, non un disagio, per i malati. E io sarò felice di incontrarli quanto prima, per fugare ogni timore e per chiedere loro di avere fiducia”.

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