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Ora, senza voucher, serve uno strumento ad hoc

Se la Cgil ha accolto con soddisfazione la decisione del Governo di abolire definitivamente i voucher, voci contrarie si sono levate da molte altre realtà del mondo del lavoro. Ecco le reazioni di alcune associazioni di categoria.

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Ora, senza voucher, serve uno strumento ad hoc

Se la Cgil ha accolto con soddisfazione la decisione del Governo di abolire definitivamente i voucher, voci contrarie si sono levate da molte altre realtà del mondo del lavoro. Pur condividendo che le caratteristiche del buono del lavoro andavano cambiate e soprattutto limitato il suo utilizzo, le conseguenze negative rispetto alla totale abolizione appaiono evidenti. Tra i primi ad elencarli c’è la Coldiretti: “L’abrogazione dei voucher favorisce il sommerso in agricoltura dove i buoni lavoro sono nati e non si sono verificati gli abusi degli altri settori, anche perché nelle campagne i beneficiari possono essere soltanto pensionati e giovani studenti, tra l’altro impiegati esclusivamente in attività stagionali”. E’ il commento di Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso. “Vorrei ricordare che la provincia di Treviso è stata la prima provincia in Italia in cui si è sperimentato l’utilizzo dei voucher in agricoltura dimostrandosi un ottimo strumento per il settore” aggiunge Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso. “Da allora – continua Feltrin -  il sistema dei voucher ha consentito nel tempo di coniugare gli interessi dell’impresa agricola,  per il suo basso livello di burocrazia, con quelli di pensionati, studenti e disoccupati per le opportunità di integrazione al reddito nel rispetto della legalità”.
Dello stesso avviso la Cna di Treviso presieduta da Alfonso Lorenzetto: “La Cna è totalmente contraria all’abolizione dei voucher in questo quadro regolamentare che non consente alle imprese, soprattutto piccole, di far fronte ai picchi di attività operando con facilità e assicurando ai lavoratori le garanzie contrattuali e previdenziali. Si tratta di una decisione che alimenta il sommerso e danneggia imprenditori e lavoratori. E’ un paradosso tutto italiano – rincara Lorenzetto -: in Italia quando non si riesce a colpire gli abusi si toglie lo strumento. Il sistema delle piccole imprese, soprattutto dell’artigianato, fa un uso modesto dei voucher, quando c’è un picco di lavoro o una necessità improvvisa. Noi siamo contro il fatto che vengano tolti questi strumenti perché non esiste una alternativa. Qual è l’alternativa oggi se vogliamo colpire il lavoro nero e favorire l’elasticità di quello regolare?”.

“L’abolizione dei voucher? Una sterile crociata che ha creato una falsa ideologia del precariato. La politica e la Cgil devono mettersi in testa che il lavoro non si crea per decreto, ma si acchiappa quando c’è, regola base per far crescere l’economia”. E’ secca la replica di Renato Salvadori,  presidente provinciale di Confcommercio, “associazione che in questi giorni fa i conti con un centralino rovente di richieste - spiega Salvadori- provenienti in particolare da imprese del settore turismo e dell’ospitalità, che si trovano, di fatto, prive dell’unico strumento di flessibilità reale e funzionante che consentiva di strutturare al meglio il lavoro nei momenti di picco. Trovo assurdo abolire uno strumento normativo che ha dimostrato di rispondere concretamente ai bisogni di lavoro senza peraltro aver pronta un’alternativa seria, soprattutto per imprese che non possono procedere ad assunzioni a tempo indeterminato. Un’abolizione che va contro non solo il parere delle imprese, ma anche dei cittadini, visto che una nostra indagine, commissionata a Rumater (Centro studi Terziario Nordest) il mese scorso, dimostra che nel nostro territorio l’87% dei cittadini ed il 90% delle imprese voleva continuare ad usarli, chiedendo solo semplici ritocchi (per esempio vietandone l’uso nella pubblica amministrazione o per compensare i propri dipendenti). Stiamo tornando a parlare del lavoro a chiamata, anch’esso a suo tempo demonizzato, criticato e superato, siamo in un circuito che alimenta distorsioni perdendo di vista l’unica necessità: costruire una flessibilità seria e sostenibile.”
“Preoccupatissimi in particolare i pubblici esercenti”- rappresentati da Dania Sartorato - presidente di Fipe Confcommercio - “soprattutto in vista dell’adunata degli alpini e della stagione primaverile ricca di eventi e manifestazioni. Ho colleghi che mi hanno chiamato perché non sanno che alternative usare, fortunatamente il nostro sistema provinciale è in grado di proporre soluzioni simili, perché siamo stati i primi a creare il part-time breve del week-end, anche di sole 4 ore, utilissimo per gli studenti, ma di fatto ci hanno tolto, in nome di presunti abusi, uno strumento pratico che le nostre imprese apprezzavano per semplicità di approvvigionamento (anche on line), caratteristiche di tracciabilità e trasparenza, unici elementi che avevano sul serio contrastato il lavoro nero”.
 
Ma le lamentele per la decisione del Governo giungono anche da parte di famiglie e ristoratori che ora non sanno più come assumere lavoratori occasionali, pagati ad ore, e non compresi dalle forme contrattuali vigenti. Il pericolo è che si ritorni al nero, al sommerso. Per questo molti si attendono il Governo individui al più presto uno strumento ad hoc che sostituisca i voucher e che tenga conto delle specifiche del lavoro occasionale.

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