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Orsoni interrogato, Chisso per ora tace

Il sindaco di Venezia, davanti al Gip Alberto Scaramuzza, ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee in merito alla vicenda che lo vede indagato e agli arresti domiciliari per delle tangenti ricevute per la sua campagna elettorale del 2010. "Sono state una serie di dichiarazioni molto lucide - ha detto l'avvocato di fiducia, Daniele Grasso - con le quali si è dichiarato estraneo ai fatti".

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Orsoni interrogato, Chisso per ora tace

Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, dopo 45 minuti davanti al gip Alberto Scaramuzza, ha lasciato l'aula bunker di Mestre del Tribunale di Venezia. Orsoni, accompagnato dai suoi legali, doveva sostenere l' interrogatorio di garanzia dopo che è finito agli arresti domiciliari per una tangente da 560 mila euro datagli a favore della sua campagna elettorale del 2010 dal consorzio Venezia Nuova.

Orsoni, che è agli arresti domiciliari, è indagato nella maxi inchiesta della Procura di Venezia su fondi neri realizzati dal consorzio Venezia Nuova, all'epoca dei fatti presieduto da Giovanni Mazzacurati, destinati a finanziare in modo illecito politici e figure di spicco in ambito amministrativo allo scopo di favorire la realizzazione delle opere di salvaguardia di Venezia.

Orsoni, davanti al Gip Alberto Scaramuzza, ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee in merito alla vicenda che lo vede indagato e agli arresti domiciliari per delle tangenti ricevute per la sua campagna elettorale del 2010. Soldi dati dal consorzio Venezia Nuova nell'ambito di favori per la salvaguardia di Venezia. "Sono state una serie di dichiarazioni molto lucide - ha detto l'avvocato di fiducia, Daniele Grasso - con le quali si è dichiarato estraneo ai fatti".

L'assessore regionale Renato Chisso, che si trova nel carcere di Pisa, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere.

Intanto ieri Matteo Renzi è intervenuto a gamba tesa sulla vicenda parlando di "alto tradimento" e di "daspo" a vita dalla politica. Se "dipendesse" solo da lui la "riscrittura del codice", il premier avrebbe già dettato un duro giro di vite. Perché "tutte le volte" che il lavoro della magistratura porta alla luce nuove "tangenti" e nuovi "ladri", per chi fa politica "in modo serio" è "una ferita" che porta "amarezza enorme". E richiede una reazione "ancora più forte" delle istituzioni.

La reazione che il premier ha intenzione di imprimere attraverso il decreto sui poteri del commissario Cantone e il ddl anticorruzione. Due provvedimenti in cantiere, ma il cui varo potrebbe slittare di qualche giorno. Dall'inchiesta sul Mose emerge, come osserva Raffaele Cantone, "un sistema molto inquietante, ancora piu' grave di quello dell'Expo".

E' per questo che, spiegano da Palazzo Chigi, il governo potrebbe prendersi ancora qualche giorno per definire i poteri dell'autorità anticorruzione presieduta da Cantone, nuove norme sugli appalti e il ddl anticorruzione.

Il decreto per definire i poteri di intervento di Cantone era atteso in Cdm già domani e fino all'ultimo non si esclude di fare in tempo, ma in serata fonti di governo spiegano che è più probabile uno slittamento legato alla necessità di definire meglio regole e poteri di intervento, e dirimere la questione dell'eventuale commissariamento delle aziende incriminate. Intanto, al termine del G7 di Bruxelles Renzi lancia un messaggio politico chiaro e forte. Perché se, "paradossalmente", vista dall'estero è "un bene" che la magistratura italiana faccia emergere i fatti di corruzione, la realtà che emerge è quella di un Paese in cui le regole "ci sono", ma non vengono rispettate.

"Il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri", scandisce il premier. Che trova stucchevole il dibattito che si apre ogni volta e invita a puntare il dito contro "chi ruba", non contro il legislatore. Certo, però, le regole che ci sono vanno "modificate, implementate, ripensate". Ed è quello che il premier, molto scosso dalle vicende giudiziarie, vuole fare. Il prima possibile. Anche se servirà probabilmente ancora del tempo per mettere a punto le norme. Il premier spiega che dovrebbero essere incriminati per "alto tradimento" i politici corrotti, sulla base dell'articolo 54 della Costituzione che prevede "l'onore" come un dovere per chi ricopre incarichi pubblici. E ragiona su un 'Daspo' a vita dalla politica per chi sia stato condannato in via definitiva. Nel ddl anticorruzione, ribadisce il ministro Andrea Orlando, verrà poi "introdotto il reato di autoriciclaggio" e sarà "rivista la disciplina del falso in bilancio".

In Senato intanto la conferenza dei capigruppo dovrebbe ufficializzare, tra non pochi malumori, lo slittamento del ddl anticorruzione di Grasso per attendere il nuovo testo del governo. "Speriamo che l'attesa possa essere utile per rafforzare l'impianto preventivo e repressivo, ma bisogna anche fare presto", afferma il presidente Pietro Grasso. Ma la richiesta dei senatori è non buttare il lavoro già fatto in commissione e trattare il ddl del governo insieme alle altre proposte di legge. Mentre dalle fila di Forza Italia, qualche senatore fa notare che un intervento duro sul falso in bilancio potrebbe non essere gradito fino al punto da avere ripercussioni sul percorso delle riforme. Linea dura senza mezzi termini, invece, per il Movimento 5 Stelle. "Io per quelli del Mose, dell'Expo e della Tav vorrei la ghigliottina", afferma il senatore Mario Giarrusso.

Fonte: Ansa
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