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Padova, lotta a due per la Provincia. I sindaci votano domenica

La legge Del Rio, che chiude le province come enti di primo livello e le declassa a enti eletti e gestiti dai sindaci, manda alle elezioni il prossimo 12 ottobre i sindaci e i consiglieri comunali. Partiti spaccati e due candidati, Soranzo e Barison, sostenuti in modo trasversale dalle forze politiche.

Padova, lotta a due per la Provincia. I sindaci votano domenica

La legge Del Rio, che chiude le province come enti di primo livello e le declassa a enti eletti e gestiti dai sindaci, manda alle elezioni il prossimo 12 ottobre i sindaci e i consiglieri comunali di Padova. I candidati presidenti della provincia sono pronti. Massimiliano Barison, assessore provinciale al Lavoro uscente, sostenuto da due liste, “Padova provincia di tutti” e “Barison per la Provincia”, ha raccolto il consenso dei leghisti dell’area del sindaco di Padova Bitonci, di Forza Italia, del coordinatore regionale Marco Marin e del Nuovo Centrodestra vicino al presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato. Enoch Soranzo, con la lista “Padova Provincia Civica”, gode invece di un appoggio trasversale, dai leghisti tosiani ai forzisti di Padrin, dal Nuovo Centrodestra all’Udc, fino al Pd. Entrambi, come vuole la nuova legge sulle province, sono sindaci, il primo di Albignasego, il secondo di Selvazzano Dentro. Sulla carta è in vantaggio Soranzo, ma i giochi sono tutti ancora aperti.
Voteranno solo i consiglieri comunali e i sindaci, le schede saranno diverse a seconda del “peso” elettorale dei singoli comuni. “Tutto è stato molto silenzioso - ci spiega Lorenzo Zanon, sindaco di Trebaseleghe -, un’elezione che coinvolge solo gli amministratori. Certo i candidati si sono mossi per il territorio, ma la trovo comunque una legge sballata. Il presidente della Provincia è cosa per ricchi, non c’è indennità e chi oggi fa il sindaco a mezzo tempo con quest’altra carica dovrebbe rinunciare del tutto al proprio lavoro. Inoltre potrebbe vincere una lista e venire eletto il sindaco sostenuto dalla lista contrapposta, il voto è disgiunto”.
Qualche speranza in più nelle parole di Katia Maccarrone, sindaco di Camposampiero: “Mi pare che si sia puntato sull’idea di Provincia «utile» oltre le appartenenze; almeno nella candidatura Soranzo il percorso non è stato gestito dai partiti, ma rendendo protagonisti i sindaci. L’idea è quella di non concentrarsi sulle città, ma di fare grande attenzione ai comuni periferici”.
“Pur essendo favorito Soranzo, credo a delle sorprese: Barison potrebbe farcela - afferma Zanon , tutto è possibile, i partiti sono divisi, in particolare la Lega. Chiunque vinca dovrà pensare a trasporti e scuola; non è tollerabile che i nostri ragazzi debbano attraversare la provincia per frequentare determinati istituti scolastici”. Le scuole sono al centro della campagna elettorale a Cittadella il sindaco, Giuseppe Pan, chiede che venga istituito un alberghiero in netta concorrenza con Castelfranco. Anche per Maccarrone la scuola è una priorità, in particolare i due istituti di Camposampiero, il Pertini e il Newton. “Collegato al tema della scuola c’è quello dei trasporti, abbiamo bisogno di valorizzare i centri e le realtà produttive. Noi abbiamo il problema ancora aperto della nuova strada del Santo, appena realizzata e già insufficiente e mal collegata con il paese”.
Uno degli obbiettivi dichiarati della soppressione delle Province è il risparmio che ne deriverebbe. “Credo - spiega la Maccarrone - che il risparmio per ora sia contenuto e consista nell’assenza di elezioni generali che coinvolgono tutti i cittadini. Si risparmiano le indennità per Presidente e consiglieri, ma non sono grandi cifre. Resta la spesa per il personale e per gli edifici”. Per Zanon il vero nodo è rappresentato dalle competenze che la Regione deciderà di passare alle province. “Il personale dovrebbe diventare di supporto ai comuni. Resti pure dove si trova, ma vengano organizzati servizi a favore dei comuni più piccoli. La Provincia, inoltre, potrebbe fare da stazione appaltante unica. Il nuovo presidente dovrà comunque razionalizzare il personale, si pensi che in Italia il rapporto medio tra abitanti e impiegati pubblici è di un dipendente ogni 60 abitanti, nel Veneto uno ogni 158 abitanti, nel mio comune uno ogni 480 abitanti!”.

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